QUADERNI UCRAINI – Storia di un paese dai tempi dell’URSS al 2014

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Titolo: Quaderni Ucraini

Autore: Igort

Editore: Coconino Press

Anno di pubblicazione: 2014

Pagine: 180 pp. (bianco e nero/colori)

Prezzo: €18,50

In una delle pause di riflessione che la lettura di questo libro necessita, pensavo che siamo fortunati ad avere la possibilità di approcciarci alla Storia in molteplici modi. La maggior parte di noi, associa istintivamente il termine ai manuali scolastici e ai loro freddi elenchi di date, nomi e analisi di decisioni politiche che hanno cambiato la vita a tantissime persone che si perdono tra numeri e statistiche. La nostra fortuna è dovuta al fatto che, oggi, abbiamo a disposizione bibliografie sterminate su qualsiasi argomento, nonché metodi alternativi di apprendimento (come film e documentari). Siamo connessi istantaneamente con la Storia nella quale viviamo ogni giorno: abbiamo accesso a testimonianze non riportate dai libri “ufficiali” che ci possono far avere una conoscenza più completa e in prima persona di quello che è successo in un determinato momento storico.

Ma, perché non utilizziamo queste risorse? Molti ritengono che la storia sia inutile perché “passata”; che sia “un qualcosa” che non serve nella vita di ogni giorno e che è tranquillamente ignorabile.
Ma ognuno di noi, non vive quotidianamente nella Storia scritta da ogni persona di questo mondo? Ciò che è successo qualche anno fa, è la causa di quello che viviamo adesso.

“Historia magistra vitae” diceva Cicerone. E, se lo diceva lui, non avete bisogno di sapere altro da me.
Il libro a fumetti di cui sto per parlarvi, è una raccolta illustrata di storie di persone comuni, che vivono o hanno vissuto in un paese che è tornato recentemente sotto i riflettori internazionali perché costretto a combattere contro i fantasmi del proprio passato: l’Ucraina.

quaderni ucraini

Il libro, dal titolo Quaderni Ucraini scritto e disegnato da Igort (al secolo Igor Tuveri), è il frutto della raccolta di diverse testimonianze, avvenuta nel corso di due anni (2008-2010). La maggior parte delle storie sono raccontate da persone nate tra gli anni ‘20 e gli anni ‘30 e che hanno quindi vissuto sulla loro pelle cosa significasse essere sottomessi al regime sovietico.

In particolare, si rimane colpiti da uno di quei fatti di cui difficilmente si parla sui libri di storia (o sui quali, se se ne parla, non ci si sofferma molto), un evento per il quale l’Ucraina ha combattuto per anni affinché venisse riconosciuto internazionalmente come genocidio: l’Holodomor. Nel 1929, con l’approvazione del primo piano quinquennale per riformare l’economia, il governo sovietico impose che tutti i possidenti terrieri e i contadini (circa l’80% della popolazione ucraina) consegnassero la propria terra allo stato per la statalizzazione. La maggior parte di questi (i proprietari terrieri erano chiamati “kulaki”) rifiutò, e si passò così al processo chiamato “dekulakizzazione”: una deportazione sistematica dei kulaki, la requisizione forzata delle terre e delle riserve di grano, la chiusura delle frontiere, il controllo della polizia segreta su tutto il paese e la riorganizzazione dei terreni nei kolkhoz (grandi fattorie controllate dallo stato).

Igort rappresenta la tragedia della carestia attraverso le testimonianze dei sopravvissuti (all’epoca solo bambini), che raccontano di come le famiglie disperate cercassero in ogni modo di procurarsi il cibo e di quali efferati crimini venissero commessi per sopravvivere.
I ricordi “a colori” degli intervistati si alternano a brevi capitoli in bianco e nero in cui sono riportate le trascrizioni dei rapporti periodici della polizia, creando un impatto visivo devastante. L’autore, rappresentando i volti con delle semplici linee nere e senza definirli in modo netto, li priva della loro umanità, lasciando solo due buchi neri al posto degli occhi, come fossero tanti scheletri costretti a subire e a morire pur non avendo nessuna colpa. Perché, è giusto ricordarlo, la carestia che tutta l’Ucraina subì in quegli anni fu dolosa, causata da un governo che non poteva tollerare che degli uomini qualunque si opponessero al loro grande progetto di modernizzazione del paese: una tragedia che causò la morte di milioni di persone.

La narrazione non si ferma con i fatti del genocidio, ma continua la sua drammatica esposizione: pochi anni dopo, gli stessi scampati alla carestia subirono non solo la seconda guerra mondiale ma anche l’occupazione nazista, con tutto ciò che essa comportò (lavori forzati, soprusi, altre privazioni).
Nel 1953, accadde ciò che cambiò la storia non solo dell’Unione Sovietica, ma di tutto il mondo: il 5 marzo del 1953 morì a Mosca Iosif Stalin, il padre della patria. Questo fatto, si pone spesso come leitmotiv nei racconti presenti nel libro: “Poi nel 1953, Stalin morì e tutto cambiò all’improvviso. Si ricominciò a respirare, a studiare. La gente poteva crescere e comportarsi normalmente, mangiare normalmente”. Ma, ciò non significa che le storie diventino più positive da qui in poi. Anzi: le difficoltà che c’erano state permangono e vengono raccontate alla perfezione. Le storie narrate non hanno un lieto fine: si tratta sì vicende comuni che potrebbero capitare a chiunque (una malattia, un matrimonio che conclusosi tragicamente), ma che, collocate in un contesto dove si sacrificano sé stessi e la propria salute per dare ai propri figli un’esistenza migliore, assumono un significato ancora più drammatico.

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All’interno del fumetto, si alternano visioni differenti. In una delle storie riportate, Igort si trova nella campagna Ucraina e intervista “un nostalgico”, un contadino che ha sempre vissuto nei Kolkhoz. Egli, differentemente dalla gran parte dei testimoni, maledice il capitalismo per aver rovinato il periodo più felice della sua vita, quando viveva nel kolkhoz per il kolkhoz; si rammarica di non poter più gioire di un’epoca in cui il legame più prezioso non era solo quello tra uomini, ma anche (se non soprattutto) quello esistente tra uomo e terra.

È ovvio che quanto raccontato non sia una storia “solo ucraina” (magari a qualcuno di voi è capitato di sentire racconti di nonni o bisnonni che ricordavano l’aureo passato agricolo contro una modernità che distrugge), ma inserito in questo contesto è una “voce fuori dal coro” che caratterizza ancora di più la dimensione popolare e comune del racconto.
Purtroppo la storia non si ferma e, come dicevo all’inizio, l’Ucraina deve ancora adesso fare i conti con il proprio passato. Igort è tornato in Ucraina nel 2014 e ha aggiornato i suoi quaderni, come sempre riportando storie che “vengono dal basso”: storie di vita reale che non trovano spazio sui media perché non importanti o perché non possono essere raccontate.

Invito anche chi è scettico riguardo al fatto che si tratti di un fumetto a leggerlo, sia per approfondire un fatto storico realmente accaduto e poco conosciuto, sia per conoscere l’autore, uno dei fumettisti italiani più apprezzati al mondo e non così noto al grande pubblico italiano.
Non si tratta di uno scritto da prendere a cuor leggero.
E’ senza dubbio un fumetto da utilizzare come strumento di riflessione, come inizio per un ulteriore approfondimento della storia studiata e come oggetto di discussione.
Tutte cose che, all’epoca dei fatti narrati, non erano così scontate.

Andrea Aiolfi

Un commento

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