Musica italiana nel mondo: cosa c’è oltre “Il Volo”?

Quest’estate, mentre mi trovavo nel reparto musicale di un centro commerciale in Germania, mi sono imbattuto in dischi che mai avrei pensato di incontrare: c’era una sezione dedicata esclusivamente alla musica italiana. Non era un caso isolato ovviamente, c’erano anche musica francese, spagnola e l’immancabile musica irlandese, eppure ad una prima impressione sono rimasto stupito. Dopo tutto, quanti dischi di artisti tedeschi sono in vendita nei supermercati italiani? Se ci sono, non hanno di certo uno scaffale a loro dedicato.

Qui si potevano trovare dischi di Ramazzotti e Zucchero, gli immancabili Pavarotti e Bocelli e le compilation della grande musica italiana degli anni ’60-‘70 che da noi finiscono nei cestoni “tutto a 5 euro” degli autogrill. Mi sono chiesto: “Ci sarà dell’altro? La musica italiana è conosciuta nel mondo, ma quanto?”, una piccola ricerca la ricerca può dare dei risultati dei risultati inaspettati e molto interessanti.

L’esempio più recente di artista “made in Italy” apprezzato nel mondo è quello del gruppo vincitore dell’ultimo festival di Sanremo, Il Volo, che ha riscosso un considerevole successo negli Stati Uniti proponendo, oltre a brani originali, reinterpretazioni del repertorio lirico e popolare italiano, cioè quella parte di musica italiana più conosciuta.

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“Il Volo” alla premiazione del Festival

Artisti attivi dagli anni ’60 ancora oggi hanno successo all’estero: nell’Europa dell’est e in Russia, l’artista italiano più apprezzato è Toto Cutugno, che ha venduto più di 100 milioni di copie ed è stato uno tra i due italiani che hanno vinto l’Eurovision Song Contest (l’altra fu Gigliola Cinquetti nel 1964). Altri due colossi della musica italiana come Mina e Adriano Celentano, sono famosi e hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo. Basti pensare che nel 2007 un sondaggio della Società Dante Alighieri, società per la diffusone della cultura italiana nel mondo, che chiedeva quale fosse la canzone italiana “estiva” più conosciuta aveva dato come risultato “Azzurro”, celebre pezzo del molleggiato oppure che Mina nel 2000 pubblicò una raccolta dei suoi pezzi più famosi del periodo ’60-’70 intitolato “Mina in the world” dove lei stessa si cimentava nella reinterpretazione dei suoi brani cantati in inglese, tedesco, spagnolo e giapponese.

Apprezzati a livello internazionale, e spesso ignorati in Italia, gruppi come Area, Banco del Mutuo Soccorso, Le Orme, PFM diedero vita negli anni ’70 al movimento del “rock progressivo”, nato sulla scia dei gruppi anglosassoni capostipiti del genere ma totalmente innovativo e controcorrente per la musica italiana dell’epoca. Il periodo “aureo” (la maggior parte di questi non ebbe, in realtà, molto successo commerciale nemmeno all’epoca) per la maggior parte delle band, ha avuto breve durata, ma in seguito a una riscoperta alla fine degli anni ’80, alcune band si sono riunite e vengono tutt’ora chiamate all’estero nei festival dedicati al genere e i loro dischi sono diventati oggetti di culto tra i collezionisti.

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“Gli Area” negli anni ’70

Dagli anni ’90 diversi artisti pop italiani, oltre al meritato successo in patria, si sono fatti conoscere all’estero: per esempio negli Usa, hanno ottenuto riconoscimenti e premi Andrea Bocelli (che i sondaggi eleggono come il cantante italiano più famoso al mondo) e Laura Pausini, diventata una vera e propria super star internazionale soprattutto in America Latina. A tal proposito e come molti sapranno, la musica italiana mantiene importanti legami con il mercato spagnolo e latino americano ed “esporta” artisti come Tiziano Ferro, Eros Ramazzotti (che ha avuto collaborazioni con tantissimi artisti internazionali) e la già citata Pausini, che hanno tradotto alcuni dei loro maggiori successi proprio per il loro pubblico di lingua spagnola.
Parlando di anni ’90, non si può non citare Gabry Ponte, il dj che, prima con gli Eiffel 65 e poi con la sua carriera solista, è ancora oggi tra i più quotati del mondo.

Nello stesso decennio, ma in un ambito musicale opposti, in Italia esordirono i due principali esponenti della musica heavy italiana nel mondo: i Rhapsody of Fire e i più noti Lacuna Coil, che spopolarono su Mtv nel 2006 con la loro cover di Enjoy the Silence, raggiungendo la prima posizione nella Billboard Top Independent Albums.

Tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni ’00, ha luogo una evoluzione della musica, che approda nel mondo virtuale: se da un lato Internet ha ovviamente semplificato la possibilità di diffondere la propria musica e di farsi conoscere, dall’altro è innegabile che “la concorrenza” sia aumentata esponenzialmente e riuscire a emergere tra migliaia di band e artisti che cercano di raggiungere il medesimo obiettivo è molto difficile. Questa difficoltà di ottenere successo e fuggire dall’omologazione, ha portato anche nella musica alla cosiddetta “Fuga di Cervelli” o a casi in cui artisti italiani hanno avuto riscontri ottimi dal pubblico estero e solo grazie a questo sono stati riconosciuti anche in Italia.
Un esempio è il cantautore Gianmaria Testa che, ora è “tornato a casa” dopo aver iniziato la sua ascesa in Francia, come riportato nel suo sito ufficiale: “Gianmaria Testa, classe 1958, è italiano, italianissimo, vive nelle Langhe in Piemonte, eppure c’è voluta la Francia per scoprirlo […] più di 3000 concerti in Francia, Italia, Germania, Austria, Belgio, Canada, Stati Uniti, Portogallo, quattro serate tutte esaurite all’Olympia e una lunga teoria di articoli omaggianti sui principali giornali (“Le Monde” in testa).”
Ci sono voluti diversi anni e 4 dischi prima che l’Italia cominciasse ad apprezzare il suo operato, tanto che solo nel 2007 gli viene assegnato il prestigioso premio della targa Tenco per il miglior album. Ha festeggiato i 20 anni di carriera nel 2013 con un doppio cd live che racconta un lungo tour in Germania nel quale ha ripercorso la sua lunga carriera. E’ proprio il caso di dirlo: Nemo propheta in patria.

Tra coloro che si sono fatti conoscere attraverso il web, merita di essere nominato il cantautore Son Pascal, originario della provincia di Salerno e divenuto una star in Kazakistan grazie alla parodia della hit di Sting Englishman in New York, diventata nel suo caso Englishman in Shymkent. Dopo questo successo (più di mezzo milione di visualizzazioni su Youtube), Pascal ha cominciato a essere invitato anche a trasmissioni italiane: ne ha una tutta sua su Radio Deejay dove racconta la sua vita nel paese, è stato recentemente richiamato in patria per partecipare al reality show Pechino Express e ha saputo sfruttare bene il suo successo collaborando con due degli artisti più apprezzati nei paesi ex sovietici: Al Bano e Toto Cutugno.

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Immagine tratta dal programma “Pascalistan”

La musica italiana nel mondo piace, anche nei paesi più impensabili; l’augurio è che questa tendenza possa crescere sempre di più e che coloro che sono “fuggiti” possano tornare in patria e ricevere, anche qui, il giusto riconoscimento per i propri meriti artistici.

P.S. Io vi ho fornito qualche nome, tocca a voi decidere se questi artisti siano davvero meritevoli di questo successo o se debbano averne di più. Come sempre, vi invito a segnalarmi ulteriori “cervelli in fuga”, considerando che avrò sicuramente dimenticato qualcuno: molti ho dovuto tralasciarli, ma spero abbiate apprezzato comunque queste “curiosità”.
Alla prossima!

Andrea Aiolfi

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