21 Ottobre 2015: The Future is Now

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Giulia Capellaro

 

“The Future is now” recita lo spot della Pepsi Perfect, bibita futuristica che Marty McFly ordina in una caffetteria della Hill Valley del futuro, della quale la Pepsi ha eccezionalmente realizzato 6500 bottigliette che verranno commercializzate solo negli Stati Uniti. Il 21 ottobre 2015 è stato celebrato in tutto il mondo, da tutti gli appassionati della famosa saga cinematografica del regista R. Zemeckis, il farsi presente del futuro. Un futuro raccontato per la prima volta 26 anni fa, nella pellicola di Ritorno al Futuro – Parte II, dove Marty McFly (Michael J. Fox) e Doc ( Christopher Lloyd) a bordo della loro DeLorean arrivano nell’anno 2015 proprio il giorno 21 ottobre.

In occasione di tale ricorrenza è stato indetto il Ritorno al Futuro Day, la saga è stata eccezionalmente proiettata in moltissimi cinema in tutto il mondo. Sono stati indetti raduni di appassionati per “attendere” l’arrivo di Marty e Doc. Sono state organizzate feste a tema nelle discoteche, nei locali. Esiste ormai da anni una vera e propria community di appassionatisul web. Esiste un sito ufficiale in versione italiana (ritornoalfuturo.it), esiste un museo (con la DeLorean è tutto il resto). Sono stati scritti fumetti, ideati videogiochi, è stata prodotta persino una serie televisiva animata nel 1991 e oggi anche un’app per smartphone. Moltissimi degli oggetti futuristici che Doc e Marty usano nel film sono stati realmente realizzati o sono in via di realizzazione: l’ hoverboard, italianizzato “volopattino”, le Nike che si allacciano da sole, la DeLorean (anche se di questa sfortunatamente nessuno è ancora riuscito a riprodurre la capacità di far viaggiare nel tempo). Insomma, un evento di portata quasi mondiale, per lo meno del mondo occidentale.

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È incredibile che una saga cinematografica, la quale in fondo è un racconto di fantascienza, possa essere ormai entrata nella coscienza collettiva mondiale da oltre 30 anni. E la cosa ancora più incredibile è come all’interno di tale memoria collettiva ci sia stato, nel corso di questi 30 anni, una sorta di passaggio di testimone fra generazioni, cresciute con i suoi personaggi. Un po’ come tutte le grandi serie cinematografiche, da Star Wars ad Harry Potter, che hanno segnato un’epoca. Io stessa, appassionata del genere, sono stata “iniziata” a Ritorno al Futuro dai miei cugini, più grandi di me, che all’epoca dell’uscita della pellicola avevano 15/16 anni, l’età forse più sensibile ad una storia di questo tipo.

Allora quello che mi sono chiesta, il 21/10/15, è: come è stato possibile che un film si sia radicato così profondamente nell’immaginario comune, tanto che ancora oggi siamo qui a celebrarlo? A ricordare i viaggi di Marty e Doc nel passato del 1955 (Ritorno al Futuro), nel futuro del 2015 (Ritorno al Futuro-Parte II) e nel lontano vecchio West del 1885 (Ritono al Fututo-Parte III)?

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Il tema stesso intorno al quale la trama si districa, il viaggio nel tempo, è vecchio come il mondo, un classico. Grandi autori, registi e perfino cantanti lo hanno trattato prima di Zemeckis, anche se in modi e forme differenti. Nel “Canto di Natale” di Charles Dickens (1843) l’idea del viaggio nel tempo è vista come una riflessione sulla propria vita passata, presente e futura, guidata da spiriti che portano il protagonista a prendere coscienza di sè e riparare ai suoi errori. Il più classico invece, che per primo propose l’idea dello scienziato che inventa una macchina per poter viaggiare nel tempo, fu “La macchina del tempo” che H. G. Wells scrisse nel 1895, da cui è stato tratto nel 2002 l’omonimo film. Perfino una canzone di Lucio Battisti si intitola così. Poi “Dottor Futuro”, romanzo di Philip Dick (1960) nel quale un medico del XXI secolo viene rapito e portato, grazie ad una macchina del tempo, nel 2405. Di anni più recenti invece, la serie televisiva “Doctor Who” e l’ultimo film di Nolan “Interstellar”. Per ricordare solo alcuni nomi.

Così, maturando l’idea di scrivere un articolo su un film che in fondo non è appena uscito nei cinema, su un tema quasi saturo e sul quale è già stato detto pressoché tutto e dunque sul quale fare una banale recensione mi sembrava a dir poco ridondante, mi sono ritrovata a pensare a cosa avrei potuto scrivere di nuovo. Certo gli spunti non sono mancati, mi è bastato digitare su Google le parole “Ritorno al futuro” per trovare pagine e pagine di recensioni, informazioni, curiosità, coincidenze soprattutto. Avrei, per esempio, potuto raccontarvi di quanto il 2015 immaginato nel secondo film della saga da Bob Gale (il produttore) sia più o meno lontano rispetto a come effettivamente è. Un 2015 alimentato da energia economica e pulita, facile da produrre, nel quale la DeLorean va a  rifiuti organici grazie ad un generatore di fusione. Un futuro fatto di automobili volanti e di monopattini volanti (gli hoverboard), nel quale non esistono strade ma al loro posto le “vie del cielo”. Nel quale i videogiochi manuali sono ormai “roba da bambini” e tutto, dalle telefonate ai giochi, è possibile grazie a trasmettitori neurali che proiettano le immagini su dei futuristici occhiali da sole (una possibile evoluzione dei nostri Google Glass). Un mondo in cui già Gale immaginò le videochiamate (come oggi effettivamente è possibile grazie a Skype o FaceTime), ma nel quale esistono ancora oggetti che invece sono ormai superati come ingombranti televisori o antiquati fax e non c’è traccia dei telefoni cellulari. Come poteva Gale immaginare che invece dell’hoverboard avremmo avuto tutti tra le mani uno smartphone e non ci saremmo più guardati in faccia?

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Avrei potuto raccontarvi della curiosa vicenda dei Chicago Cubs, squadra di baseball statunitense della quale Ritorno al Futuro – Parte II predice la vittoria alle World Series del 2015.  I Cubs infatti non vincono un campionato dal 1945, quando un tifoso, al quale fu impedito durante l’ultima finale disputata dai Cubs di accedere allo stadio con la sua capretta a causa dei sgradevoli effluvi provocati da quest’ultima, per ripicca sentenziò che da allora i Cubs non avrebbero più giocato una finale. E così è stato fin’ora. Oggi infatti, nel nostro 2015, i Cubs sono arrivati finalmente ai playoff e questo ha quasi scatenato i fan della saga di Zemeckis. Dico quasi, perché sfortunatamente all’ultima partita dei playoff hanno perso contro i Mets e di conseguenza sono stati eliminati. E indovinate un po’ la data in cui è avvenuta questa sconfitta…21/10/15! Provate ad immaginare cosa sarebbe successo se i Cubs avessero vinto e la previsione si fosse avverata.

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Per non parlare, invece, di un’altra inquietante profezia contenuta nei film che invece, purtroppo, si è tristemente avverata: quella sull’attacco alle Torri Gemelle. Esatto, avete capito bene. Pare infatti che la Apophenia Production USA, analizzando la pellicola di R.A.F. abbia trovato, impressa alla velocità di 24 fotogrammi al secondo, la profezia dell’attentato alle Twin Towers.

Tutto parte dalla Notte in cui Doc dà appuntamento a Marty nel parcheggio di un centro commerciale per effettuare il primo collaudo della DeLorean. L’insegna del centro commerciale reca la scritta “Twin Pines Mall“, a fianco sono raffigurati due pini “gemelli”. Pochi minuti dopo due terroristi Libici, a cui Doc ha rubato il plutonio necessario per far funzionare la DeLorean, fanno irruzione e uccidono Doc. L’insegna del Twin Pines Mall segna le ore 1.16, che capovolto si legge 9.11. La data dell’attentato. Marty, cercando di scappare per salvarsi a bordo della macchina, fa inavvertitamente azionare i tempo circuiti e si ritrova nel 1955. Comincia così la sua avventura nel passato. Quando, alla fine del film, Marty ritorna al presente, nel 1985, nel medesimo parcheggio dove i Libici hanno ucciso Doc, l’insegna non reca più l’immagine dei due pini gemelli bensì di uno solo e l’insegna è cambiata, dice “Lone Pine Mall“. La spiegazione in realtà sta nel fatto che, atterrando nel passato 1955, Marty abbatte con la DeLorean uno dei due pini che avrebbero dato il nome “Twin Pines Mall” a quel luogo, di conseguenza interferisce con la storia modificando il futuro: essendoci un pino solo il luogo prenderà il nome di Lone Pine Mall. Non si possono comunque negare le evidenti ed inquietanti allusioni al 9/11.  E come se non bastasse, il 21/10/15 è stata anche la data in cui è uscito nei cinema il nuovo film di Zemeckis, “The Walk”,che guarda caso parla dell’uomo che compì l’impresa di camminare in bilico su un filo sospeso tra le torri gemelle e che, alcuni hanno fatto notare, è stato vestito allo stesso modo in cui è vestito Marty McFly alla fine del primo film.

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Avrei potuto parlarvi di tutto questo insomma, solo per far notare come una storia apparentemente così fantasiosa sia in realtà la rappresentazione stessa di una coscienza culturale comune, prima di tutto americana, ma più in generale occidentale.

In essa è racchiusa la storia americana, dal vecchio West al 1985 in cui vive Marty, passando per gli sfavillanti “Fifties” in cui vivono i suoi genitori. Dall’arrivo dei coloni, soprattutto irlandesi, dal vecchio continente, i quali ritrovandosi in una terra libera e sconfinata quale era l’America, cominciarono a costruire i primi villaggi, a far sorgere le città. Poi gli anni Cinquanta e Sessanta, di prosperità e ricchezza per gli USA. I primi televisori in tutte le case americane, il Jukebox, le gonne a ruota ma anche i problemi razziali, in una Hill Valley del 1955 che è una cittadina di bianchi e l’unico nero fa lo sguattero in una caffetteria, lo stesso nero che Marty riconosce essere invece il sindaco della Hiil Valley del 1985. Mai negli anni Cinquanta avrebbero potuto immaginare che un nero sarebbe diventato sindaco! Figuriamoci, poi, un Presidente!

E ancora gli anni Ottanta con i blue jeans, la PepsiRay Charles. Una cultura innanzi tutto americana ma che ora più che mai è anche nostra, di italiani e di europei. Ha influenzato profondamente anche il nostro mondo come l’America ha sempre saputo fare grazie alla cinematografia, grazie a Hollywood (e non solo).
Ecco quindi trovata, forse, la ricetta, la risposta alla mia domanda iniziale. Il segreto che ha reso questa saga patrimonio di tutti, grandi e piccini. Un substrato culturale comune nel quale varie e diverse generazioni (dai genitori ai figli) possono identificarsi. Una storia dal profilo apparentemente semplice: l’amicizia tra un adolescente e un più maturo scienziato che viaggiano nel tempo.

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Una trama che diventa intricata e appassionante grazie a coincidenze, paradossi temporali in cui i personaggi incontrano sè stessi in altre epoche, più giovani o più vecchi.

Un tema antico ma non scontato, viaggiare nel tempo. Il desiderio che da sempre e per sempre continuerà ad affascinare e ad attrarre l’uomo: poter conoscere il futuro e vedere il passato, poter cambiare e migliorare quello che è stato, come dice Doc “per acquistare una più chiara percezione sull’umanità: dove siamo stati, dove andiamo, le trappole, le possibilità, i rischi, le promesse. Forse la risposta alla più universale delle domande: “perché?” Ma al contempo tale desiderio deve confrontarsi con la tentazione: viaggiare nel tempo per scopi cognitivi o per il proprio tornaconto personale? Il rischio è di compromettere il “continuum spazio temporale”, come gli stessi personaggi della storia dovranno imparare. I pericoli che le nuove tecnologie e scoperte scientifiche potrebbero comportare per l’umanità sono reali. Cosa accadrebbe se le più grandi innovazioni finissero nelle mani sbagliate?

Una costante riflessione sulla vita e il suo scorrere, su un presente magari non facile e la possibilità di migliorarlo, sul rapporto genitori-figli anche, e sull’immagine che questi ultimi hanno dei propri genitori: come ogni adolescente, Marty guarda ad essi come se non fossero mai stati dei ragazzi e non avessero mai avuto una sessualità. Una visione che sarà costretto a mettere in discussione quando, ritrovandosi nel 1955, avrà l’occasione di vedere i suoi genitori da giovani e di conoscerli. Infine, su come le nostre scelte determinano quello che saremo:”Il vostro futuro non è stato ancora scritto, quello di nessuno – ricorda Doc al giovane Marty – Il vostro futuro è come ve lo creerete, perciò nel dubbio createvelo buono.”

 

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