“DU IU SPIK INGLISH?” Perché gli italiani non sanno parlare l’inglese

«Don A. – Sapete voi quanti siano gl’impedimenti dirimenti?

Renzo – Che vuol ch’io sappia d’impedimenti?

Don A. –  Error, conditio, votum, cognatio, crimen, cultus disparitas, vis, ordo, ligamen, honestas, si sis affinis,… Cominciava Don Abbondio, contando sulla punta delle dita.

Renzo – Si piglia gioco di me? – interruppe il giovine – Che vuol ch’io faccia del suo latinorum? »

Se nel secondo capitolo dei Promessi Sposi Don Abbondio approfitta del suo latinorum per tentare di disorientare il povero Renzo, oggi il chierico manzoniano utilizzerebbe l’Itanglish.

Tra lo Shish di Matteo Renzi, il Don’t say the cat is in the sac when you have not the cat in the sac alla Trapattoni e gli indimenticabili Rutelli e La Russa che si destreggiano in conferenze e videomessaggi rivolti a un pubblico anglofono, poche sono le speranze che i personaggi pubblici – teoricamente d’esempio – guidino la crociata. Evitando quindi di osservare come i “big” di politica, sport e spettacolo si ingegnino per parlare la lingua più conosciuta al mondo, non resta che rimboccarsi le maniche e operare da sé.

La situazione in Italia appare drammatica: mentre il 60 % degli abitanti della penisola non sa esprimersi in una lingua differente da quella madre, solo il 22% conosce e sa parlare almeno due lingue straniere. Il sistema scolastico italiano, infatti, parrebbe non garantire un insegnamento adeguato delle lingue straniere.

inglese

Nella classifica europea del 2014 riguardante la conoscenza dell’inglese, il più alto gradino del podio è occupato dalla Danimarca (seguita da Olanda e Svezia) mentre l’Italia risulta relegata a una desolante ventesima posizione…su ventiquattro disponibili. Se le ore settimanali previste per l’apprendimento dell’inglese non variano da Paese a Paese, cambia invece in modo sostanziale la modalità di insegnamento. Il metodo adottato nel Nord Europa si concentra sul dialogo; il nostro impone lo studio mnemonico di phrasal verbs (che mai nessuno ricorderà) o di rigide strutture grammaticali.

Considerando la classifica mondiale, la situazione migliora leggermente: l’Italia si colloca al ventisettesimo posto su sessantatrè Paesi coinvolti; tra gli Stati europei in classifica peggio di noi soltanto la Francia, che si colloca alla ventinovesima posizione.

italia danimarca

Internet è stato fonte di progresso dal punto di vista linguistico, rendendo soprattutto i giovani in grado di familiarizzare con le lingue straniere: nel 2012, il numero di cittadini UE che utilizzava regolarmente in chat e social networks lingue differenti da quella madre è giunto al 36%, con un aumento di ben 10 punti rispetto al 2005.

Al di là del mero dato numerico, è importante valutare anche altri due fattori che contribuiscono a renderci sempre più ignoranti (e ignorati) rispetto al resto del mondo: la pigrizia e la diffidenza verso “il diverso”.

E’ innegabile che l’Italiano medio abbia, per indole, un atteggiamento pigro, (quasi) ripudiando qualunque tipo di sforzo. A una passeggiata in bicicletta preferisce il divano. A una lasagna home-made preferisce i 4 salti in padella. All’utilizzo dell’inglese preferisce l’italiano. E tra un meeting, una conference-call e un  “Quanto è smart questa location!”, ci si dimentica di instaurare una conversazione in inglese “fatta e finita”, non ricordando che un po’ di intraprendenza e di coraggio possono essere punto di partenza per imparare, gradualmente, una nuova lingua.

In secondo luogo, non si può di certo dire che l’Italiano medio sia emblema dell’uomo che ha fiducia e crede nel progresso (escluso Mengoni, ovviamente). Forse a causa della situazione sociale, economica e politica in cui versiamo o forse per una nostra intrinseca deformazione, non sappiamo adattarci con facilità  al nuovo e al diverso. Per molti, basta già quello che c’è: il rischio è che sempre più persone close-minded, non sentendo la necessità di ampliare orizzonti e conoscenze, finiscano per non riuscire più a vedere oltre al proprio naso. La fuga di cervelli è il sintomo acuto di una realtà sempre più vecchia e ristretta, che non premia idee geniali e fuori dal normale ordine di regole.

spik-english

L’inglese rappresenta ancora un plus, un continente semi-inesplorato: se per il resto del mondo la conoscenza di questa lingua è data come scontata, per noi…who cares?!: pasta, pizza, spaghetti sono più buoni a Roma che a New York.

Beatrice Broglio

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