Il Crowdfunding: tutti per uno, uno per tutti

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Prima di iniziare la trattazione dell’argomento in questione è doverosa una piccola premessa di carattere lessicale e morfologico che mi sembra opportuno fare, a causa di alcuni errori che mi è toccato leggere su giornali e sentire pronunciare da persone che conosco personalmente. Ciò di cui vi parlerò oggi è il Crowdfunding, una parola inglese che è l’unione di Crowd=folla e funding=finanziamenti. Non il Crowfunding, che i corvi in tutto questo non hanno niente a che vedere, né il Crowdsurfing cioè la pratica diffusa nei concerti di “lanciarsi” sopra la folla e venire trasportati da questa.

2013 Outside Lands Music And Arts Festival - Lands End Stage - Day 2
CROWDSURFING IN SAN FRANCISCO, CA : A music fan crowd surfs at the Lands End Stage during day 2 of the 2013 Outside Lands Music and Arts Festival at Golden Gate Park on August 10, 2013 in San Francisco, California. (Photo by Jeff Kravitz/FilmMagic)

 

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Crowdfunding

Ho già parlato (http://loradaria.com/2015/11/23/la-musica-e-cambiata/) del fatto che il Web ha cambiato e continua a cambiare il modo di diffondere la musica sperimentando e inventando nuove vie per fare fronte alla grandissima domanda degli ascoltatori e alla ancora più vasta offerta dei musicisti.

Voglio soffermarmi in particolare su questa novità abbastanza recente (i primi siti nascono tra il 2008 e il 2009) per l’ambito musicale per produrre e diffondere la musica. Si tratta semplicemente – per evitare definizioni come Raccolta collettiva e collaborativa di fondi, effettuata attraverso la rete, aperta a tutti coloro che decidono di finanziare progetti innovativi e imprese appena costituite – di una colletta. Nato inizialmente per la realizzazione di progetti imprenditoriali o di carattere sociale e reso noto a livello mondiale da Barack Obama (che l’ha utilizzato per finanziare parte della campagna elettorale del 2008), questo metodo di finanziamento si è rapidamente adattato a diversi ambiti artistici tra i quali, ovviamente, la Musica.

Proprio come quando si raccolgono i soldi per fare il regalo di compleanno a un amico. In questo caso, invece, si finanzia un artista o un gruppo per la realizzazione di un disco che in mancanza di etichetta discografica i musicisti dovrebbero pagare di tasca propria, o per finanziare un tour. Sia chiaro, non troverete mai Rihanna o Vasco Rossi che vi chiederanno di contribuire alla loro campagna di crowdfunding: questa tecnica è nata per permettere proprio a chi non ne aveva la possibilità di realizzare il proprio progetto.

crowdfunding-tagcloudA parole sembra tutto molto bello. Ma come funziona?

Una volta registrato il progetto sulla apposita piattaforma di Crowdfunding e definita la cifra da raggiungere, il sito impone un limite di tempo (tra i 30 e i 60 giorni) per raggiungere l’obiettivo. E’ possibile donare attraverso offerta libera oppure attraverso i perk (ricompense), ordinati in ordine crescente e che offrono diverse possibilità in base alla cifra versata. Ad esempio, si va dal semplice download della versione digitale dell’album, fino a una copia fisica con autografo e ringraziamenti alle persone che hanno contribuito all’interno del booklet.

Sta alla fantasia degli artisti ingegnarsi per far sì che la campagna vada a buon fine: c’è chi offre un concerto nel salotto di chi contribuisce; chi organizza una cena con i propri raiser; chi offre lezioni di canto; e così via. Ci possono essere tantissime offerte diverse in base alle scelte dell’artista. In caso del mancato raggiungimento della quota necessaria, i soldi saranno restituiti ai finanziatori senza alcun rischio di perderli.

Esistono ormai innumerevoli siti di crowdfunding generici: i più famosi sono Kickstarter e Indiegogo; in Italia è emerso sempre di più in ambito musicale (fino a essere esportato negli USA) Musicraiser, fondato dal cantante della band Marta sui Tubi e che offre, oltre alle funzioni già citate, la possibilità di finanziare videoclip o organizzare nella propria città il concerto di un artista che si desidera. Il rapper italiano E-green ha stabilito recentemente il record italiano di raccolta fondi, ricevendo 69.000 euro (la campagna ne prevedeva 20.000) con quasi 2000 persone che hanno donato i fondi per il suo nuovo disco.

Questo vuol dire che, se pubblicizzato adeguatamente, può funzionare affidarsi a queste piattaforme.

 

musicraiser-logo

 

Personalmente, trovo questo modo di intendere e fare musica molto interessante: le persone possono diventare parte attiva di ciò che viene fatto e non fruitori passivi di qualcosa fatto da qualcuno di lontano con cui non si ha alcun legame. È ovvio che tra ascoltatore e esecutore ci deve essere una relazione biunivoca, non può esserci solo una parte che offre un prodotto e l’altro che dice “ah bene, è uscito. Attacco Torrent e lo scarico”.

Il Crowdfunding è un punto di partenza per annullare questa logica sbagliata. Tutto ciò che gli artisti raccolgono in questo modo viene usato interamente per realizzazione, distribuzione e promozione dei loro prodotti, ma il sogno dei musicisti è poter vivere di quello che fanno. Non dico che tutti debbano avere la villa con piscina e il jet privato, ma almeno avere un ritorno per tutti i sacrifici che hanno fatto per diventare quello che sono.

Di nuovo, come per l’articolo su Spotify, non posso dire che questa sia la soluzione definitiva per salvare la musica.

Sono più le domande delle risposte che posso dare; ma se non sosteniamo, per quanto ci è possibile, quello che sta “in basso” è inutile lamentarsi di quello che sta “in alto” dando la colpa all’industria discografica e ai talent show.

https://www.youtube.com/watch?v=cDpMvhIKSOI

Andrea Aiolfi

 

Un commento

  1. Pingback: La Differenza – Chiara Ragnini

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