Homo homini lupus

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Non passa giorno in cui ognuno di noi non si trovi ad esser testimone di atti di arroganza, impertinenza, maleducazione che spesso sfociano in vere e proprie manifestazioni di violenza.

Quel che viene spontaneo chiedersi è se quello cui stiamo assistendo sia il lento deteriorarsi della nostra società o un semplice momento di transizione, specchio di un mondo che davvero si muove in modo tanto veloce da renderci incapaci di adattare le nostre vite ai repentini mutamenti sociali e comportamentali cui ci troviamo a far fronte. Al di là di quelle che sono le specifiche motivazioni che portano alla realizzazione dei singoli casi, bisognerebbe chiedersi quale sia il ruolo di ciascuno di noi nel prevenire ed arginare tale fenomeno.

Hobbes sosteneva che “Homo homini lupus” ed oggi, l’uomo sembra davvero aver perso la capacità di stare in gruppo, di relazionarsi e di instaurare rapporti sinceri e duraturi.

homo homini lupus

Siamo alla ricerca di consensi fugaci, di affetti effimeri, sembra che sia di maggior importanza la presenza di un amico in un selfie che un’uscita in compagnia, anche solo per scambiare quattro chiacchiere.

Sembriamo aver perso l’amore per il confronto, per quell’antico quanto semplice modo di imparare che faceva delle diversità una fonte di ricchezza e non un qualcosa da temere e mettere al bando.
Siamo competitivi oltre ogni misura e spesso mostriamo un’aggressività nell’imporci, nettamente sproporzionata alle situazioni, come se il nostro principale scopo sulla terra sia quello di affermare il nostro predominio su tutto e su tutti, come a ribadire la nostra posizione apicale all’interno non solo del creato ma soprattutto tra i nostri simili.

Quello che maggiormente mi spaventa di questo costante ed irrefrenabile aumento di episodi violenti è che spesso a pagarne le spese sono i giovanissimi, ragazzi ancora inesperti del mondo che scontano il fio di colpe che non hanno.

Viviamo come se fossimo spettatori di un reality show, nulla di quel che accade intorno a noi sembra importarci davvero; abbiamo forse perso la capacità di provare compassione, di far nostri, anche solo per un momento, i sentimenti altrui?

stay human

Fatico davvero a discernere tra la figura della vittima e quella del colpevole in taluni casi. Mi domando come un ragazzo, che dovrebbe esser pieno di entusiasmo e di voglia di scoprire il mondo, spenda il suo tempo nel disperato tentativo di far del male ad un coetaneo, ma ancor più mi chiedo quale possa essere il ruolo di chi vive con queste persone.

Senza ombra di dubbio la famiglia riveste un ruolo di fondamentale importanza nel processo formativo di un ragazzo, tuttavia non bisogna dimentica che le nostre azioni, il più delle volte, altro non sono che una risposta agli stimoli che provengono dall’ambiente in cui ci muoviamo, motivo per cui in gioco entrano anche figure come la scuola, gli insegnanti e gli stessi coetanei.
Se da un lato infatti, si è fatta stringente la necessità di rivedere il modello educativo, magari ponendo nuovamente l’accento sulle distanze che dovrebbero intercorrere tra figure educatrici e le nuove generazioni, dall’altro appare chiara l’auspicabilità ad un rinnovamento del modus vivendi.

Bisogna far sì che tutti noi iniziamo a vivere in modo attivo, relazionandoci con gli altri, facendo sì di essere protagonisti non solo della nostra vita ma anche di quella delle persone che ci circondano.

circle

È opportuno che ognuno di noi coltivi la consapevolezza che prima di guardare in alto, ad un obiettivo, bisogna guardarsi affianco, cercando di portare alla vetta quanta più gente possibile, o quantomeno, cercare di non far cadere nessuno.

 

Soraya Galfano

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