Ci sono un basco, una balena e un islandese

Avete presente l’Islanda? Quell’isola grande appena un terzo dell’Italia, in cui vivono poco più di trecentomila persone e dove il nome più diffuso tra le bambine è Guðrún? Proprio quella.

Avete presente quella sorta di penisola che si estende nella zona Nord-occidentale? Ecco, quella si chiama Vestfirðir. Lì, nel XVII secolo, nacque il pidgin basco-islandese. Infatti, se oggi l’Islanda è anche meta di whale watching, un tempo era soprattutto un avamposto per la caccia alle balene, pratica che si perde in tempi in cui l’isola scandinava era una terra inabitata. I baschi furono proprio tra i primi a praticare questa attività. Nel Medioevo le tecniche furono affinate proprio in Scandinavia e, all’alba del XV secolo, quando le acque del golfo di Biscaglia videro la scomparsa dei cetacei, gli equipaggi baschi furono costretti a spostarsi verso la zona settentrionale dell’Atlantico. Così, unitisi a frisi e nederlandesi, raggiunsero anche l’Islanda.

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Illustrazione settecentesca della caccia alla balena

Detto ciò, se qualcuno di voi si sta chiedendo che cosa sia un pidgin, la risposta può essere semplice. Pare sia una storpiatura cinese dell’inglese business, ma il Treccani lo definisce come

un tipo di lingua semplificata, nata dal contatto tra una lingua straniera […] e una o più lingue indigene, usata nella comunicazione tra persone che non parlano ciascuno la lingua dell’altro.

A differenza di una lingua creola, dunque, è molto semplice e viene utilizzato tra due popolazioni di madre lingua differente. Tale pidgin scomparve, finché un linguista nederlandese, Nicolaas Deen (parente di James? No, quello si chiama Bryan Sevilla, in realtà), nel 1937, pubblicò una tesi di dottorato, dopo aver ritrovato alcuni documenti (perlopiù inerenti la caccia alle balene) interamente redatti in pidgin basco-islandese, e lo riportò in auge. Deen rimane forse il principale studioso di tale idioma, per quanto, già negli anni ’20, Jón Helgason, un linguista islandese, avesse rinvenuto alcuni documenti. Il vecchio Jón tradusse parte dei termini e passò il suo lavoro a Christianus Uhlenbeck, linguista nederlandese esperto di Basco che, una volta terminata la sua carriera, lasciò in eredità al suo delfino gli studi in materia. Chi era questo delfino? Non un cetaceo, ma Nicolaas Deen.

Esiste poi un documento contemporaneo ai citati, si trova presso una biblioteca dell’università di Harvard, ma l’autore è sconosciuto. Va detto, però, che il primo studioso (faceva di tutto, non saprei definirlo in altro modo) che scrisse in merito al pidgin basco-islandese, lo fece nel XIX secolo, ma non andò oltre la menzione di qualche “parola divertente”, perché, oltre allo strano suono di questa lingua, va effettivamente detto che i documenti rinvenuti presentano un numero discreto di ilari proverbi, spesso britannici.

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Siccome l’Islandese, tutto sommato, è fin troppo facile, in quanto, comunque, lingua indoeuropea, i balenieri, i pescatori, i mercanti baschi e gli abitanti dell’Islanda, ben pensarono di utilizzare, come base, la lingua Basca, lingua isolata, solo recentemente inserita (da alcuni) nella famiglia dené-caucasica (che non è un complotto del perfido Gender). In realtà il pidgin in questione non è un vero e proprio pidgin basco-islandese, bensì basco vs. the World, perché possiamo trovare anche inserti di Olandese, Inglese, Tedesco, Francese e Spagnolo.

Per farvi giusto qualche esempio, vi proporrei un “che fai?”, ossia “ser travala for ju?” e, tanto per rimanere in tema marinaresco, un bel “Christ Maria presenta for mi Balia, for mi, presenta for ju bustana!”, che starebbe per “se Cristo e Maria mi dessero una balena, io ti darei la coda”, che in Inglese farebbe pure rima (“if Christ and Mary give me a whale, I will give you the tail”).

E voi che mi snobbavate il povero Darth Darth Binks per qualche “maxi maxi” di troppo! Prendetevela con i baschi e gli islandesi, non con il povero Jar-Jar!

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Un innocente Sith

P.s.: nessun basco-islandese è stato maltrattato durante la stesura di questo testo.

Michele Radaelli

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