Da sud a nord, da Barletta a Milano

Per tornare a Milano, dopo le vacanze di Natale, ho dovuto prendere il treno (a proposito, parliamo delle tariffe aeree, per certe tratte, in certe date clou dell’anno?). Non sono un grandissimo fan dei treni, in particolar modo dei viaggi in treno dalla durata di quasi 8 ore… Ma, va beh, non avevo moltissima scelta. Quello che voglio raccontarvi non è, però, un viaggio ordinario di uno studente pugliese per tornare a Milano; è un viaggio paranormale, è un’avventura particolarmente straordinaria!

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Il tipico treno per la tratta Barletta-Milano nell’anno del Signore 2016

Partito, con straordinaria eccitazione, alle 8 di mattina da Barletta, mi siedo accanto a due ragazze, al mio posto, proprio vicino all’ingresso del vagone. È proprio allora che mi rendo conto della potenziale scomodità della location. Innanzitutto perché, parallelamente a me, non c’erano altri sedili, ma solo uno spazio stracolmo di bagagli, che non mi sembravano molto stabili. Naturalmente, il loro movimento continuo accennava a venire verso di me. Come se non bastasse, questi bagagli bloccavano, quasi del tutto il passaggio, impedendo l’ingresso nello scompartimento. E quello che uno studente in un treno con il libro di penale in mano non vorrebbe davvero sentirsi chiedere è “mi aiuti con le valigie?”

Dopo poche fermate, ecco una suora in difficoltà all’entrata del vagone. Le valigie, abbandonate dai passeggeri, praticamente come per murare l’ingresso, erano più alte di lei. Come se non bastasse la stessa suora portava con sè due o tre valigie, tutte, anche queste, più alte di lei.

Naturalmente faccio di tutto per sembrare assorto nello studio, quando non posso far altro che alzare per un secondo lo sguardo. Evidentemente alle suore basta un secondo. Lei non mi dice niente. Mi guarda e basta. Ma si tratta del tipico sguardo da vicaria di Cristo, a cui non puoi far altro che rispondere: “vuole una mano sorella?”.

E certo che la voleva, e doveva arrivare esattamente all’altro estremo del vagone. E le valigie? Sistemate. Immaginate dove.

Già rassegnato al potenziale di questo viaggio, torno al mio posto e ricomincio a leggere. Proprio quando la mia attenzione è del tutto focalizzata sui reati-evento (omicidio) una valigia parte con fare MANIFESTAMENTE aggressivo verso di me. Sono ancora vivo, grazie al poggia gomito.

Oramai le fermate erano una sentenza. Le valigie bloccavano il passaggio e l’unico che potesse dare una mano ero io. E naturalmente erano tutti felici di avere una mano. Anche a costo di aspettare per 10 minuti che lo proponessi!

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Fermata Pescara: sale una trans brasiliana di fretta e furia e si ferma nel corridoio. Rimane lì, tra i sedili e la gente, ferma. Ansima. Dopo 5 minuti chiede come fare il biglietto a bordo. Una signora le dice di andare da un controllore. Subito dopo, torna correndo nello scompartimento e gridando “AIUTOOOOOAIUTOOOO”. La guardiamo tutti –o quasi- spaventatI. “LA SGENTE È MALATA!! SOY USCIDA E VISCINO AL BAGNO SCERA SCERA….”

A questo punto è evidente che la mia curiosità stesse prendendo il sopravvento non solo sull’apprensione di dover affrontare una nuova fermata, ma anche sul libro di penale.

“SCERA UN MAROCCHINO COL CASSO DA FUORI!!!!! VOLEVA AGGREDIIIRE”
Silenzio. Nessuno dice niente. Ripongo il libro e le chiedo di descrivermi bene che aspetto avesse questo tizio e dove si trovasse precisamente. Al che, le do l’unico consiglio che mi pare sensato: aspettare la prossima fermata e scendere per parlare con “le forze dell’ordine”. Non mi sembra molto incline a dare adito a questa (stupida?) proposta. Poi, scompare.

Ora, spero che non le sia successo niente. Sono abbastanza ottimista a riguardo, dato che nei giorni seguenti al viaggio, più volte ho cercato notizie su internet. Niente transessuali brasiliane in difficoltà.

Dopo la suora e la transessuale, rimango tra queste valigie in continuo movimento segno indelebile di un’italianità sempre più italiana. Del regno del caos.

A Bologna, salgono marito e moglie napoletani. Mentre vanno ai loro posti il marito “amò dove sta la valigia?” con forte accento partenopeo.

“Ma se l’ho data a te!”

“Ma come, non l’avevi tu?!?”

E corrono al finestrino, proprio mentre il treno incomincia a muoversi, con il dito puntato contro il vetro… “eccolaaaaaaa!! Ma… Ma… Chi è quello che la sta prendendo?!?!?”

Lo scompartimento scoppia a ridere.

Ecco IL viaggio in treno da sud a nord. Da Barletta a Milano.

P.S. Giuro che è tutto vero.

Andrea Conte

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