Zootropolis: la Disney è cresciuta

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Ricordate le fantastiche favole della Disney, quelle con cui tutti noi siamo cresciuti, abbiamo imparato a sognare e a conservare la nostra ingenua innocenza di bambini? Ricordate Biancaneve, Aladdin, Cenerentola, Ercules, la Bella Addormentata? Ricordate “I sogni son desideri di felicità…in sogno non hai pensieri..”?

Ecco, scordatevi tutto questo. È superato.

Niente di più anacronistico. Zootropolis rappresenta un mondo moderno, una concezione della vita attuale, che non potrebbe essere più lontano dalle favole. È la fine, la morte della favola. Prende il suo posto una mentalità pragmatica e realistica. La Disney, che aveva da sempre incarnato il ‘sogno’,  ora lo sostituisce col ‘progetto‘. Progetto di vita concreto, reale, basato sulle proprie capacità e nient’altro. La casa madre dei cartoni per bambini supera sè stessa e gli stereotipi a cui era legata, al punto da far affermare ad uno dei personaggi di Zootropolis: “Dove credi di essere? In un cartone animato dove tutti cantano e dove i sogni diventano realtà?”

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Se il progetto prende il posto del sogno, e se nella cosmopolita città di Zootropolis ognuno può essere ciò che vuole, superando ogni tipo di stereotipo o di ordine prestabilito, la protagonista, Judy, si fa proprio incarnazione della filosofia del “Yes We Can“, della forza di autodeterminazione che oggi caratterizza il nostro mondo. Lei, piccola e tenera coniglietta indifesa, vuole diventare un poliziotto. Parte così dall’ottusa provincia in cui è nata, dove pregiudizi e mentalità chiusa non la ritengono in grado di poter entrare in polizia, col progetto di trovare a Zootropolis un mondo aperto dove poter realizzare ciò che vuole diventare.

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Anche nella città “perfetta”, però, dovrà scontrarsi con gli stessi pregiudizi: una minuscola coniglietta non è buona a nulla, meno che meno per una carriera in polizia;  una volpe è per definizione astuta e infida, mai fidarsi; i topi? Truffatori e ladruncoli. Maledetto sia il mondo degli stereotipi! Quanto ancora oggi facciamo fatica a liberarci dai più vuoti luoghi comuni: le donne sono deboli, gli uomini violenti; gli italiani sono mafiosi, i francesi snob, i tedeschi guerrafondai; gli immigrati sono delinquenti, gli islamici terroristi, gli ebrei avidi, ecc… Persino Shakespeare, cinque secoli fa, si era reso conto che il mondo ha questo problema (vedi Shylock, l’ebreo usuraio de Il Mercante di Venezia).

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La ostinata e coraggiosa Judy dovrà così dimostrare non solo di avere i requisiti per diventare una buona poliziotta, ma anche che questi inutili stereotipi sono superati. E lo farà con le sue sole forze, cercando di risolvere un complesso caso di sparizione di 14 animali. Non aspettatevi più l’intervento miracoloso di qualche Fata Turchina o del Genio della Lampada in suo aiuto. La Disney abbandona qui anche il deus ex machina. L’unico aiuto che riceverà sarà quello più inaspettato, quello dell'”infida e astuta volpe” Nick, stereotipo tanto denigrato dal suo mondo e che al contrario si dimostrerà un fedele amico.
Nonostante i due incarnino dei ‘tipi’ che non potrebbero essere più lontani, il coniglio e la volpe, la preda e il predatore, creeranno invece la chimica perfetta.

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L’escalation di battute e di scontri verbali è magistrale, il ritmo serrato pieno di inseguimenti, pedinamenti e colpi di scena ricorda quello di un poliziesco americano, compresa la celebre battuta “Io sono nato pronto” tratta da Grosso Guaio a Chinatown. Intrigante il ritmo tipico del genere Giallo e del Noir che caratterizza la parte delle investigazioni. Impreziosiscono le citazioni cinematografiche da Il Padrino a Breaking Bad: Mr. Big, il toporagno, è boss di un’organizzazione criminale, dalle fattezze di Don Vito Corleone; i due complici che aiutano il criminale, sulle cui tracce sono Judy e Nick, si chiamano Walter e Jess, come i protagonisti della serie. Il criminale inoltre (un montone) distilla il succo di “ululatore notturno” , un fiore di colore blu proprio come la metanfetamina che Walter e Jess preparano nella serie.

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Un cartone ricchissimo, che forse vuole insegnare qualcosa più agli adulti che ai bambini. Una Disney che rimane impareggiabile e che anzi supera sè stessa. A noi la Disney aveva insegnato a sognare, certamente importante per un bambino. Ma crescendo poi, quei sogni di ragazzino ingenuo si “schiantano” letteralmente contro la cruda realtà. Questa “nuova” Disney, invece, insegna ai bambini di oggi il passo successivo: agisci, realizza, affronta il mondo. E fallo superando inutili pregiudizi. Se i bambini di oggi crescono guardando cartoni come questi, forse sarà un mondo migliore.

“Non importa a quale specie apparteniate, il cambiamento parte da voi!”- Judy.

Giulia Capellaro

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