From here to eternity: una rubrica di anniversari più o meno utili

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Una nuova rubrica musicale che ogni volta parlerà e celebrerà un disco e un singolo usciti 10, 20, 30 o 40 anni fa. Potranno essere legati a una storia personale oppure essere semplicemente dei consigli per gli ascolti, musica che magari non avete mai sentito o che è nascosta da qualche parte nella vostra memoria e che questi articoli riporteranno alla luce e vi faranno esclamare “ quanto tempo!”.

(tutta questa è una scusa per celebrare l’anniversario dell’uscita di dischi che mi piacciono)

Partiamo con l’anniversario che posso dire di aver vissuto:

Anno Domini 2006, il passaggio tra la seconda e la terza media. Internet non esisteva ancora (sì c’era già ma non come adesso), canzoni scambiate sui cellulari, Mtv e il Festivalbar erano l’unica fonte per scoprire musica nuova e rimanere sempre aggiornati. La folgorazione era già avvenuta due anni prima con la scoperta dei Green Day e di quel gioiellino datato 2004 che risponde al nome di “American Idiot” (risparmiatevi i commenti, per me è stato la salvezza).

Il disco in questione, approdato in Italia grazie al successo del quarto singolo estratto “Naïve”, è “Inside in Inside Out” della giovane band inglese, allora agli esordi, The Kooks.

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Il singolo ebbe molto successo sia radiofonico che televisivo e, grazie anche al seguente “She moves in her own way”, permise al gruppo di avere un discreto successo mondiale, prima di ritornare nel calderone delle band “Indie Rock” inglesi da cui erano emersi. Perché proprio loro? Perché non gli Arctic Monkeys, gli Strokes o i Coldplay? (Battutona). Quello che mi colpì all’epoca fu che proprio quel pezzo che me li fece scoprire, la sopracitata “Naïve”, fosse un pezzo malinconico ma che partendo da un intro di chitarra semplice quanto magnetico riuscisse, in tutta la sua malinconia,  ad essere cantabile (ovviamente storpiando il testo in “i know, she knows that i’m not from Alaska”). Il singolo seguente “She moves in her own way” era completamente diverso: un pezzo acustico, trascinante, un “singolone estivo”a tutti gli effetti che ancora oggi mi capita di alzare a tutto volume quando viene trasmesso in radio.

Questo disco, in tutta la sua semplicità, può ancora oggi soddisfare i giovani alla ricerca di qualcosa di nuovo da ascoltare come potrà piacere a tutti quelli che sono cresciuti e hanno vissuto il rock anni ‘70-’80 (ciao papà).

Di solito non ascolto la musica che ascoltavo 10 anni fa, forse un giorno vi parlerò dei miei ascolti rinnegati, ma queste canzoni ogni volta si lasciano ascoltare senza mai annoiare, scivolano via senza neanche accorgersene mantenendo immutata l’energia e l’ingenuità che avevano allora. Un ascolto caldamente consigliato per festeggiare questo importante compleanno.

La sobrietà prima di tutto

Dicevamo, 2006. Un evento in particolare ha segnato quell’anno: i Mondiali di Calcio. Anche le persone meno appassionate di sport vengono inevitabilmente coinvolte ogni volta che si svolgono i mondiali. Dopo la deludentissima eliminazione del 2002 (le mie prime parolacce penso di averle dette in occasione di Italia – Corea del Sud) quello era il mondiale che tutti aspettavamo. E l’abbiamo vinto. Tra le canzoni celebrative o create ad hoc prima dell’inizio della manifestazione una in particolare va ricordata: “siamo una squadra fortissimi” di Checco Zalone che parodiava i calciatori con il classico stile volutamente (?) sgrammaticato e ironico che ha reso famoso il cantante pugliese. Un Inno della durata di 2 minuti e mezzo che ha monopolizzato tutta l’estate di quell’anno magico ma allo stesso tempo doloroso (lo scandalo Calciopoli che trova spazio nella canzone) per il mondo del calcio.

Taaaac, dritto nei ricordi
Taaaac, dritto nei ricordi

Alla fine, mi sono ritrovato anche io a fare il nostalgico su eventi che sembrano avvenuti una vita fa ma che così lontani non sono. Spero di non essere l’unico a sentirsi vecchio.

Alla prossima puntata.

 

Andrea Aiolfi

 

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