Cosa sappiamo della morte di Pasolini?

Non c’è bisogno di presentazioni per Pier Paolo Pasolini, forse l’ultimo intellettuale italiano.

PPP, un genio polivalente, ha testimoniato con i suoi romanzi e i suoi film i cambiamenti del nostro Paese del dopoguerra, poi della globalizzazione e dei media. Ha testimoniato le controversie del capitalismo, dell’omologazione di massa, delle lotte di classe.

Pasolini, artista impegnato di fama mondiale, in Italia era, probabilmente, un pesce fuor d’acqua per tanti motivi facilmente intuibili.

pasolini

La sua morte avvenne la notte tra 1 e 2 novembre del 1975, all’Idroscalo di Ostia.

Unico responsabile fu considerato Giuseppe “Pino” Pelosi. L’allora 17enne reo confesso, dichiarò che quella sera i due ebbero un rapporto. Poi la lite, riguardante una prestazione sessuale non soddisfacente, sarebbe sfociata in una violenta collutazione. La morte del regista sarebbe avvenuta perché Pino, in preda alla frenesia, fuggendo con l’auto di PP dopo averlo pestato, involontariamente, avrebbe investito il suo corpo steso sulla spiaggia.

Allora i dubbi si basarono soprattutto su quest’ordine di argomentazioni:

  • si riteneva inverosimile che il ragazzo avesse potuto procurare delle fratture di quel tipo a Pasolini. Quest’ultimo, ancorché 53enne era fisicamente aitante. Per di più quella che era considerata l’unica arma del delitto, una tavola ritrovata in spiaggia, era troppo leggera per giustificare quei traumi violenti;
  • gli abiti di Pelosi non presentavano tracce di sangue;
  • i proprietari dell’osteria “Al biondo tevere” in cui il ragazzo disse di aver cenato, prima di andare in spiaggia, con PP, dissero che Pasolini era a cena con un ragazzo con i capelli biondi e lisci. Il Pelosi aveva, invece, i capelli neri e ricci.

 

Nonostante tutto, nel ’76 , la Corte d’Appello confermò la sentenza di primo grado e Pino Pelosi venne condannato per omicidio volontario. Fu escluso il concorso con ignoti.

Oriana Fallaci sostenne che quella sera fossero presenti altre due persone. Ma ci fu un vero e proprio, inspiegabile, vuoto giudiziario (e forse anche di opinione pubblica) che lasciò attorno all’accaduto soltanto ipotesi non suffragate e piste non dovutamente seguite. Qui sotto delle interviste del 1980.

Documentario sulla morte di Pasolini del 1980. Dubbi e controversie

 

Nel ventennale della morte di PPP, nel film “Pasolini, un delitto italiano”, anche  Marco Tullio Giordana sostenne che nell’omicidio fossero coinvolte altre persone.

paso

Ma bisogna arrivare al 2005 per assistere ad una svolta inattesa. Pelosi, trent’anni dopo l’accaduto, ritrattò la sua assunzione di colpevolezza, in tv. Dopo aver scontato la pena, sostenne di non essere stato l’esecutore dell’omicidio, compiuto invece da altre tre persone che erano giunte sul posto su un’auto identica a quella di Pasolini, una Alfa 1300, che parlavano con accento siciliano. Disse di essere stato ferito e minacciato da questi ultimi.

Pelosi: “sono innocente”

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Dell’affidabilità di Pelosi non si può essere completamente certi, considerando che in seguito egli ritrattò anche il particolare dell’accento siciliano dei due ignoti. Ma ciò che conta è che le sue parole hanno riaperto ipotesi che è forse stato comodo nascondere. Se così fosse, Pino sarebbe stato solo il capro espiatorio dell’omicidio, minacciato a star fermo, quella notte, dai veri esecutori dell’assassinio. La sua confessione sarebbe stata dovuta alla paura per le intimidazioni. Si sarebbe trattato, quindi, di un omicidio premeditato. Certo, stupisce che il Pelosi parli soltanto di persone già decedute, come i fratelli Borsellino, due ragazzi proveniente dai suoi stessi ambienti, che morirono negli anni ’90. Insomma quella notte sulla spiaggia erano in tanti, tutti ragazzi proveniente dalle borgate romane, che presumibilmente si conoscevano. E  Giuseppe “Pino” è ancora reticente su qualche aspetto, per paura -a suo dire- di ritorsioni.

E’ insomma evidente che si parli di una questione molto più grande rispetto ad un omicidio passionale. E’ evidente che quella notte i due non avessero litigato per motivi di sesso, che non ci fu un alterco, che non furono frenesia e terrore a uccidere Pasolini.

E’ appena arrivata nelle sale cinematografiche “La macchinazione”di David Grieco, un film che segue una pista sempre, colpevolmente, trascurata, cioè che quello di Pasolini fu un omicidio “politico”.

 La macchinazione. Giorgio Steimetz

Insomma, a causare la morte dello scrittore sarebbe stata l’inchiesta da lui svolta in “Petrolio” riguardo all’omicidio Mattei. Pier Paolo asseriva che quest’ultimo fu fatto fuori da Cefis, un uomo potentissimo, che sarebbe poi diventato presidente dell’ENI e della Montedison, per poi ritirarsi di colpo dalla vita pubblica nel 1977 e trasferirsi in Svizzera.  Proprio in “Petrolio” sono riportate accuse fatte al Cefis già da Giorgio Steimetz, pseudonimo del vero autore di un libro passato in sordina, prima che anch’egli sparisse nel nulla.

Personaggio centrale potrebbe essere un certo Antonio Pinna, ragazzo proveniente, come gli altri, dalle borgate romane, che qualche anno dopo, guarda caso, scomparve. “Er Pinna” ebbe rapporti addirittura con la banda della Magliana. Il ragazzo, il giorno dopo l’omicidio P, portò a riparare un auto sporca di fango e sangue da un carrozziere, auto che presumibilmente avrebbe investito il corpo dello scrittore. Potete vedere quello che si sa al riguardo qui sotto.

 Antonio Pinna

Antonio Pinna 2

Se vi gira la testa per le tante informazioni, sappiate che non siete da soli.

Evidentemente la testa dev’essere girata a molti, anche in passato. Soltanto negli ultimi anni sta, forse, venendo a galla qualche pista convincente. Quest’ultima, di portata immensa, fa molta paura. Se davvero si trattò di una congiura, Pasolini sarebbe stato ucciso dalla politica e dalla potenza economica. Parliamo di una questione oscura, storica. Di una celebrità uccisa perché impossibile da zittire.Petrolio” è comunque stato pubblicato postumo nel 1992, ed il nome di Cefis è sostituito da un nome di fantasia “Troya”.

Quello che si può asserire con certezza è che, 41 anni fa, ad essere considerato colpevole dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini, uno degli uomini più famosi al mondo, uno degli intellettuali più influenti d’Italia, fu un ragazzo di 17 anni.

Sapremo la verità? Se sì, la sapremo prima che tutte le persone coinvolte saranno morte?

Manca al nostro Paese, ai giovani di oggi e di ieri, un personaggio del genere. Un uomo controverso, che si è posto in conflitto con gli schematismi dei media, che ha provato ad aprire gli occhi sulle controversie del consumismo, dell’omologazione, della società moderna.

Eppure, la sua morte ha destato scalpore più all’estero che in Italia.

Pasolini è morto come un pederasta, Pasolini è morto come un poeta, un regista, uno scrittore, un visionario, un genio. Pasolini è morto come un uomo.

Pasolini è morto

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