Ale e Edu

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È una fredda notte del gennaio 2006, una di quelle serate che iniziano come tante, una di quelle che probabilmente finirà nel dimenticatoio insieme a molte altre.
Qualche amico, una festa, un locale, decine di persone, la musica a palla e il gin che piano prende il posto del sangue nelle vene e ti spinge ad esser un po’ più spontaneo del solito. La musica continua a rimbombare nelle orecchie delle persone che, sudate e brille, si muovono al centro della pista.

Una sera come tante dicevamo, eppure, il destino, quando viene a bussare alla nostra porta, non chiama mai per avvisare.

Ed è allora che un giovane uomo si avvicina ad un altro e tentando di coprire il frastuono che li circonda gli urla un “Ciao!”. L’altro lo guarda, i suoi occhi azzurri lo scrutano per un attimo poi con finto tono distratto gli risponde “Maybe i know you?”. I due si osservano per qualche istante, muti e sorridenti, per loro è come ritrovare un vecchio amico che non hanno mai conosciuto, è come sentirsi a casa e vedere l’uno nell’altro qualcosa che gli appartiene da sempre, è quella incontenibile voglia di volere scoprire chi sia la persona che hanno di fronte.

Intorno a loro, in quel preciso istante, la forza di attrazione si scontra e si espande proprio come avviene nell’universo per la nascita delle stelle. Avvicinano le loro labbra,un punto di contatto lungo, appassionato, fisico, e se qualcuno crede nell’esistenza di un Dio, stia pur certo che in quel momento Lui sta danzando con loro. Dopo quel bacio, cercando di riappropriarsi della realtà, simulando self-control, con tono leggero e divertito il nostro amico “inglese” dice “< Ti devo dire due cose, una è che non sono inglese, l’altra è che mi chiamo Alessandro” l’altro, accarezzandogli il viso, risponde sorridendo “ Io sono Eduardo… e non voglio perderti”

Da allora sono passati dieci anni, tante cose sono cambiate ma una no, Ale e Edu sono ancora insieme, si sono uniti civilmente in Irlanda dopo una tenera proposta fatta a San Valentino, un semplice “sposami, sei l’uomo della mia vita”, ha suggellato quello che sembra esser un amore da mille ed una notte e quest’estate si sposeranno a Dublino.

wedding day

Ad oggi, dopo il primo “sì” dell’Italia alle unioni omosessuali, mi trovo qui a scrivere di loro, di due omoni belli come il sole, di occhi sinceri e piccole attenzioni che raccontano al mondo un amore che ha tutto da insegnare.

Ho conosciuto Ale quest’estate quando, per puro caso, ho letto un suo articolo sull’Huffington Post . Non vi so dire cosa mi abbia spinto a scrivere a quell’uomo dagli occhi azzurri e il sorriso sincero, fatto sta che l’ho fatto e da allora ho avuto il piacere ( e concedetemelo, anche l’onore!) di conoscere la loro storia e quella del sentimento che li lega l’uno all’altro.

Ho avuto, in questi ultimi mesi, l’immenso piacere di regalarmi quotidianamente la lettura di un loro articolo e devo ammettere che anche una rompiscatole come me non è stata capace di trovarne uno scritto male o che non mi facesse pensare. Dalla storia del primo bacio con il bambino mai più rivisto, alla leggenda della bandiera arcobaleno, passando poi per la dolcissima storia del loro incontro, per arrivare alle lenzuola della suocera, ogni riga, ogni parola mi ha portata a riflettere su quel sentimento che un tempo “moveva il sol e l’altre stelle” e che oggi per molti costituisce semplicemente la giustificazione più comoda di un incontro clandestino tra le lenzuola.

Sapete cosa hanno di speciale i racconti sulla loro vita di coppia o gli aneddoti sulle loro avventure/disavventure (prendi il party con l’insana curiosità di sapere chi facesse l’uomo e chi la donna)? Di speciale hanno il fatto che raccontano storie di vita vera, vissuta e spesso non esente da qualche batosta. Il modo in cui scelgono, giorno dopo giorno di vivere il loro rapporto, ricoprendosi l’uno nell’altro ed essendo sostegno, guida e ancora è da ammirare.

chi porta i pantaloni

Nei miei primi vent’anni ho spesso abusato della parola amore, come credo che in fondo sia per tutti, ma ammetto che dopo qualche bella botta e l’incontro con il loro modo di vivere l’amore ho cambiato il mio modo di vedere il mondo e di (con)vivere con i miei sentimenti.

Ho capito che l’amore non si cerca, l’amore arriva quando sei sufficientemente pronto ad accoglierlo, quando non vivi in funzione dell’altro ma vivi con l’altro dividendo con lui gioie e dolori, quando non hai bisogno del tuo compagno ma scegli quotidianamente di star con lui e insieme a lui costruisci un “noi” che fino ad allora non esisteva.

Ho compreso che l’amore non è statistico, anzi, è dinamico e mutevole e che per aversi l’incontro perfetto ogni tanto deve esserci anche lo scontro epico.

Quello che vorrei mostrarvi è che il dibattito che ha lungamente coinvolto molti di noi, le domande che ci hanno attanagliato per dei mesi, per alcuni altro non sono che sogni maturati nel tempo e curati con dedizione.

Quando ho chiesto ad Ale e Edu se fossero soddisfatti del risultato raggiunto, mi è stato giustamente fatto notare come, in realtà, da una parte della società civile omo e etero , le aspettative fossero ben più alte, tuttavia, come per ogni buon generale, quel che conta oggi, è poter ripartire da un primo importante riconoscimento, che si spera possa aprire la strada ad un cammino che restituisca a molti quanto un tempo ingiustamente sottratto.

Mentre ci facevamo la guerra per stabilire se concedere o meno a chiunque la possibilità d’amare, qualcuno nutriva nei confronti dell’Italia intera, la speranza che finalmente, anche qui, venissero riconosciuti quei diritti che stanno alla base di una società civile e moderna.

hug

L’amore ti trova, è vero, ma spetta a noi alimentarlo e proteggerlo di giorno in giorno.

http://www.huffingtonpost.it/ale-e-edu/

 

Soraya Galfano

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