Un anno di redazione. Di scrittura. Di vita.

Sono sempre stato, più o meno, un buon lettore di giornali e riviste. Ho sempre creduto che, per poter meglio leggere la realtà degli eventi, più o meno importanti che accadono, fosse importante documentarsi innanzitutto leggendo. Leggendo giornali e riviste, di testate diverse e magari con linee editoriali diverse. Per farsi un’idea chiara e approfondita, quella dell’informazione pluralistica è sempre la strada migliore.

Sono sempre stato, dunque, affascinato dal mondo dell’informazione, del giornalismo. Di chi ha scelto di fare della propria voglia ed abilità a raccontare gli eventi (o delle storie) la propria professione. O meglio, la propria. Vocazione che ritenevo di non avere. Ma soprattutto, capacità che ritenevo di non possedere. E così, ho deciso che mi sarei interfacciato con questo mondo sempre da “interlocutore”. Da lettore. Perché fare i giornalisti, scrivere, è una cosa tanto appassionante quanto seria e complicata. Non è roba per me, pensavo.

Risultati immagini per scrittura giornalistica

Tutto questo è andato avanti fino ad esattamente un anno fa.

Quando – siamo ai primi di Febbraio 2015 – mi arriva, in occasione del mio compleanno, la proposta di una mia collega (poi divenuta, grazie a questa esperienza, una carissima quanto insostituibile amica), che, oltre a farmi gli auguri, mi chiede “a te piace scrivere?”, parlandomi del suo progetto di voler avviare un’attività di tipo giornalistico, col patrocinio ed il sostegno di un movimento studentesco del quale lei faceva allora parte, all’interno della nostra UniCatt. Mostro subito le mie esitazioni, le mie perplessità ed i miei dubbi sul poter partecipare ad un progetto del genere. “Guarda, mi piacerebbe partecipare, ma non credo di averne le capacità”, le rispondo subito. Ma lei insiste, e, molto convintamente, continua a dirmi che vorrebbe tanto che ci fossi anch’io. Mi considera, da subito, parte del progetto. Io, allora, prendo del tempo per pensarci, e, considerate tutte le circostanze, alla fine, decido di accettare. E Martedì 10 Marzo 2015, alla fine di un’altra faticosa sessione invernale, ci troviamo per la prima riunione. Nasce, quel giorno, quel giornale senza nome che, poco dopo, avremmo chiamato “L’ora d’aria”.

Dopo aver letto alcuni articoli dai giornali del mattino – come mia abitudine – per ricavarne spunti ed idee, espongo, nel corso della riunione ciò a cui ho pensato. E ricevo l’incarico di scrivere i primi miei due articoli (mi ero proposto io di scriverne due anziché uno, preso da un fortissimo senso di euforia). Tempo a disposizione: una settimana. Non potrò mai dimenticare il senso di vuoto, la paralisi, il panico che si spalancarono davanti a me davanti al foglio bianco di word, apparso sullo schermo del mio pc quando ho cominciato a scrivere il primo pezzo. Trovare spunti, idee e argomenti di cui scrivere, oggetti di discussione ed argomentazione da mettere su carta (seppur telematica) era stato facile. Ma mi accorsi subito che era mettere tutto insieme in modo omogeneo, sintetico, stilisticamente accattivante e contenutisticamente completo ed esaustivo, ad essere davvero difficile.

Da allora, sono passati un anno e diversi altri articoli scritti per questo giornale, e, per parafrasare il grande Socrate (e, se vogliamo, anche ciò che di sé stesso Manzoni dice nella prefazione dei Promessi Sposi): io so di non saper scrivere un articolo di giornale, oggi come allora. Ho cercato, fino ad ora, di discutere dei fatti di pubblico dominio, che ho scelto di approfondire scrivendoci su, esponendo un punto di vista chiaro, comprensibile e ben aderente alla realtà, per quanto critico, talvolta, nei confronti di essa. Ho cercato di trasmettere a tutti voi, cari lettori del nostro giornale, sensazioni ed impressioni che potessero essere condivise, o quantomeno comprese. Che potessero stimolare una riflessione e la voglia di approfondire le questioni trattate negli articoli in ciascuno di voi.

Spero di esserci riuscito. E – credetemi – ogni volta l’ho fatto col sincero desiderio di raggiungere questo obiettivo: darvi qualcosa che prima non avevate. Arricchirvi dando testimonianza di me con le mie idee riguardo ai diversi fatti di attualità di cui ho deciso di occuparmi.

Anche se ho ancora davvero molto da imparare, in fatto di stile giornalistico e di abilità nella scrittura, posso (e innanzitutto, voglio!) affermare che, in ogni caso, nel corso di questo anno sono cresciuto, molto grazie a “L’ora d’aria”. Come studente, come giovane, come cittadino. Come persona.

Scrivere, come ho detto, è così difficile per chi non lo fa di professione, o non studia come farlo… Ma ciò non toglie (e ringrazio L’ora d’aria di ciò) che sia tremendamente bello!

Scrivere vuol dire lasciare una traccia di sé che rimane per sempre, che non si può cancellare (o è molto più difficile farlo).

Scrivere è uno strumento efficacissimo, più della parola, per trovare un proprio posto nel pubblico e quotidiano dibattito, per soddisfare l’impellente ed ardente desiderio di fare qualcosa, di partecipare attivamente alla vita sociale; è il miglior modo, esponendo le proprie idee, o aiutando gli altri a vivere appieno la realtà che li circonda (anche solo informandoli sugli ultimi avvenimenti) di dire “Io ci sono. Se volete, leggetemi. Ascoltatemi”.

Scrivere è uno strumento straordinario perché ti aiuta a pensare meglio, e ti insegna, alla lunga, a pensare bene! Con la scrittura, hai l’opportunità di tirar fuori, da quel grande barattolo che è la tua testa, tutto ciò che ti passa lì dentro in relazione ad un certo argomento, e dargli poi un ordine, un senso, una struttura, un significato. Una forma ben definita. Certo, i grandi oratori del passato e del presente, questo lavoro riescono a farlo egregiamente anche solo usando la lingua, anziché una penna o la tastiera od un pc, ed improvvisando, anziché leggere e rileggere un testo frutto dell’espressione di un pensiero, per correggerlo e migliorarlo. Ma per tutti gli altri – me compreso – è la scrittura lo strumento principe per raggiungere l’obiettivo di esprimersi chiaramente e convincentemente.

Schermata 2015-11-22 alle 01.53.32 AMSon cresciuto, in questo anno, assieme e grazie a L’ora d’aria. E L’ora d’aria è cresciuta assieme a me. C’è stato chi ha fatto cose importanti e lasciato una gran bel ricordo di sé, che rimarrà per sempre (proprio perché scritto…!) e poi ha scelto di dedicarsi ad altro… Chi – soprattutto – ha voluto, trascinato dai ripetuti, convincenti, potremmo quasi dire molesti (in senso buono, ovviamente) inviti della nostra Beatrice Broglio, provare a vedere cosa volesse dire “mettere in circolo le proprie idee” con la scrittura, ed è entrato a far parte della nostra squadra. Giulia, Matteo, Andrea, un altro Andrea, Mirko, Angela e – lasts but not leasts – Soraya e Michele. Un gruppo convinto ed affiatato, che promette molto bene. Sempre meglio, man mano che il tempo passa.

Cresciamo come numero, come proposte e contenuti (vedi le nostre bellissime rubriche). Abbiamo anche acquisito una nostra dipendenza (abbiamo rescisso il nostro legame con “Il Laboratorio” per questioni qui troppo lunghe da spiegare), e cresceremo ancora. Con la forte, fortissima speranza che anche voi, amici del nostro pubblico, troviate la vostra “Ora d’Aria” dallo studio per i prossimi esami (che noi usiamo per scrivere i nostri pezzi) per leggerci. E per crescere insieme a noi, scoprendo sempre cose nuove, riscoprendo cose dimenticate ed andate perdute. O, più semplicemente, trovando lo spunto per vivere con maggiore energia e spirito critico la vostra vita quotidiana.

10 Marzo 2015-10 Marzo 2016. Un anno di “Ora d’Aria”.

Auguri a noi.

E grazie a tutti voi!

Nicola Campione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *