Berlino for dummies

Ovvero otto amici e un paio di club.

Si sa, Berlino sta alla vita notturna come il Natale sta ai regali. Dunque, sono la prima ad arrivare e raggiungo la casa in cui avremmo alloggiato pensando di trovare Renè, il proprietario, ad aspettarmi. Mi sbagliavo. Lo chiamo e “mi balza” consigliandomi di andare a prendere un caffè nel frattempo. Si presenta un’ora dopo. Grazie mille Renè. Inizia una conversazione ai limiti dell’inverosimile tra me e il suddetto che termina con lui che in inglese mi fa:”potresti tacere e lasciarmi finire le frasi?” e io a bocca aperta, senza parole. Chiusa questa simpatica parentesi mi raggiungono finalmente gli altri e usciamo alla scoperta della città.

Avevamo casa a Kreuzberg, uno dei quartieri più caratteristici e interessanti di Berlino, abitato per anni da hippie e universitari. Attualmente vive il problema della gentrificazione, che sta interessando molte capitali europee, ma mantiene comunque la sua forte identità ribelle e anti convenzionale. Le vicende politiche della città hanno fortemente influenzato il rapporto che ha con la sua celebre vita notturna.

kreuz

Berlino è piena di club, ma meritano una menzione i più celebri e quelli più legati alla sua storia. Il Tresor ad esempio è stato fondato nel 1991, poco dopo la caduta del Muro. Il fondatore di questo locale, Dimitri Hegemann sostiene l’esistenza di una forte connessione tra la libertà ottenuta dai berlinesi e l’avvento della techno. La musica diventa quindi una via d’uscita, una boccata d’aria. Più di vent’anni dopo la situazione è la stessa: ho visto con i miei occhi i Berlinesi come potenziali Dott. Jekyll e Mr Hyde, seri e ineccepibili di giorno, sregolati ed eccessivi di notte. Il Tresor nasce in un fatiscente edificio industriale abbandonato della Berlino Est. L’aria molto cupa e quasi irrespirabile e la consolle posta al centro di una gabbia conferiscono al locale l’atmosfera perfetta per le serate che in ogni fine settimana vi si svolgono.

tresor

Il secondo posto che merita una menzione è il Berghain, che nasce come locale gay nel 1998 e cambia nome nel 2004. Il tempio della musica techno, oltre a essere famoso per le sue serate che durano svariati giorni, lo è anche per gli opinabili e misteriosi modi con cui si fa la selezione all’ingresso. Il mio incontro con la grossa e grigia ex centrale elettrica è avvenuto alle dieci di una domenica mattina, orario prescelto perché ho pensato che meno gente ci fosse e più probabilità avrei avuto di entrare. Per mia fortuna Sven, il famoso cerbero-buttafuori non c’era, quindi un problema in meno. Arrivo davanti a questa enorme fabbrica con la stessa ansia da prestazione e lo stesso panico che avevo quando a 14 anni dovevo firmarmi da sola il libretto delle assenze. Non volevo violare la barriera immaginaria fra me e il bodyguard, quindi quando mi sono stati chiesti i documenti anzichè avvicinarmi mi sono messa in punta di piedi e ho steso il braccio in avanti, suscitando una comprensibile perplessità nel soggetto che avevo di fronte. Forse il grande timore reverenziale che sprigionava il mio sguardo mi ha agevolato nell’entrare, ad oggi non mi spiego come ci sia riuscita. Superate perquisizioni varie finalmente anche io ho potuto rendermi conto di cosa parlava la gente quando descriveva questo posto come il luogo più estremo che aveva visto. Le mie aspettative sono state rispettate in pieno, ho vissuto quella che più che una festa è un’esperienza. Nessuno specchio e nessuna foto è la politica del locale. Quello che succede al Berghain rimane al Berghain. All’interno si trova la gente più disparata che in un clima di totale dissolutezza balla e agisce come se fosse la cosa più naturale del mondo. Ancora più estreme le dark room, che però non ho avuto modo di visitare.

Per chi desidera un ambiente più soft al piano superiore c’è il Panorama Bar, che offre musica techno house. L’errore che si potrebbe commettere è pensare che in un posto in cui tutto è permesso si possa assistere a scene poco edificanti. Non è assolutamente così. Non ho assistito a nessuna rissa, discussione, molestia, tutte quelle cose che sono di ordinaria amministrazione in qualsiasi discoteca italiana. Il mio banalissimo consiglio per essere ammessi è di non presentarsi in gruppo o in uno stato confusionale dettato da alcol e/o sostanze stupefacenti.

museo
Museum Haus am Checkpoint Charlie

La musica è stata la colla per la riunificazione delle due Berlino e forse è anche per questo che viene trattata con estremo rispetto, se non quasi con devozione dagli indigeni. Ogni fine settimana in questi locali si celebra la libertà di divertirsi insieme e di rispettare gli altri a prescindere dai gusti sessuali, etnia o qualsiasi altra discriminante.

Ultimo consiglio: don’t forget to go home.

Angela De Filippo

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