Finché amore non ci separi

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Titolo: Finchè amore non ci separi

Autore: Nicola Marrano

Genere: romanzo

Casa editrice: Leucotea

Anno di pubblicazione: 2015

Scrivere è come comporre una melodia. Un romanzo è una canzone, dove la narrazione, come un insieme di strofe, procede secondo un cadenzare ora frenetico, ora veloce, ora lento. “Finché amore non ci separi”, romanzo di Nicola Marrano – giovane autore emergente di Bari – è turbinio di emozioni; è armonia.

La quotidianità non è immobilità, ma caos calmo; così come è apparente la tranquillità di un piccolo paese del sud Italia, dove tutto accade secondo un ritmo scandito e monocorde. Vite diverse, autonome, distanti, trovano equilibrio in un punto di stabilità fragilissimo e labile: il cambiamento di uno, è il cambiamento di tutti. Pochi personaggi emergono nel romanzo, descritti nelle sfaccettature più forti che la personalità umana possa avere: tutti gli altri sono massa informe, incapaci di avere una propria essenza, totalmente dipendenti dalle scelte di quei pochi che, nella banalità delle loro vite, rappresentano la certezza, la normalità.

Come in una fotografia, anche a distanza di tempo tutto rimane immutato. Si può cambiare la propria vita, ma qual è il prezzo da pagare? L’abitudine dà garanzie, l’audacia condanna alla sconfitta. Non esiste verità, ma solo pregiudizio: così Mario è un traditore, Benito un Dongiovanni, Maria una prostituta, Beppe un folle, Giusy una pazza e l’Avvoltoio uno scorbutico egoista. La realtà muta a seconda di quali siano gli occhi che la guardano, la mente che la idealizza, il punto di vista da cui la si osserva.

Al centro del romanzo l’amore. Amore come rovina e felicità; come malattia e cura; come traguardo e punto di partenza. Amore come opposti, come patologia, come ancora di salvezza. Amore come il mare: mare che toglie e mare che dà; che crea e che annulla; che racconta e zittisce.

Sillogismi, ripetizioni, negazioni sono il perno di una narrazione azzardata e coinvolgente, che incalza il lettore a seguire la melodia fino alla fine, giungendo come in apnea all’ultima pagina. Ed è proprio l’amara e progressiva consapevolezza di avvicinarsi sempre più al termine che fa desiderare di possedere un po’ di più di ciò che si è gustato per troppo poco tempo e troppo avidamente.

2016-04-08 18.11.00
Nicola Marrano

Ciao Nicola. Il tuo romanzo mi ha lasciata a bocca aperta: emozionante, innovativo e al di fuori di ogni schema, insieme di più stili narrativi più o meno riconoscibili. Perché la decisione di scrivere un libro nonostante il tuo ambito lavorativo? (Nicola Marrano è laureato in biotecnologie mediche e medicina molecolare, ndr)

La decisione di scrivere un romanzo nasce nel momento in cui ho maturato la consapevolezza di avere qualcosa da raccontare, dei concetti da esprimere e dalla presa di coscienza che questo “qualcosa” potesse interessare a qualcuno. Io non credo a chi dice “scrivo per me stesso”. Scrivo perché mi fa stare bene. Io credo che si scriva sempre per sé stessi e per gli altri. Per compiacere sé stessi e comunicare con gli altri. Ecco, ho deciso di scrivere un libro per necessità di comunicare.

Pochi personaggi descritti, tutti diversi ma concatenati, schiavi di un destino che appare immutabile. Credi davvero che esista un piano determinato per ciascuno di noi o sei solo un grande amante di Verga?

Se esistesse un piano determinato per ciascuno di noi la vita sarebbe una noia mortale. Spero non esista o di non conoscerne mai il mio. Mi piace credere che il nostro futuro, il nostro successo, la nostra felicità, … dipendano solo da noi e da nessun altro. Gli stessi personaggi di “Finché amore non ci separi” lottano e si affannano per cambiare il proprio destino.

Se dovessi scegliere il tuo personaggio preferito sarebbe…

Non è una scelta facile. Ciascuno di loro possiede dei tratti che adoro ed altri che mi danno terribilmente fastidio. Se proprio dovessi scegliere un solo personaggio forse sceglierei Vito e non credo di poterne svelare le motivazioni… Credo che la mia sia una risposta abbastanza banale: chiunque amerebbe Vito.

Ciò che mi ha maggiormente colpito è la narrazione. Non è da tutti esordire con un romanzo che gioca moltissimo su ripetizioni, riprese e affermazioni/negazioni continue dello stesso concetto. E’ stato uno schema narrativo premeditato o tutto è sorto in corso d’opera?

Non mi piacciono le narrazioni banali, lineari. Volevo un testo che somigliasse più ad una poesia che ad una prosa, di quelle poesie che impari a memoria, di quelle poesie che ti vien voglia di rileggere ogni tanto. Volevo un testo che valesse la pena di essere sottolineato. Tuttavia non è stata una scelta premeditata… è nata quasi casualmente e più scrivevo più capivo che le ripetizioni, le riprese, le affermazioni/negazioni erano proprio ciò che stavo cercando.

Ti sei ispirato a qualche autore in particolare?

Sicuramente ad Alessandro Baricco. Il suo modo di scrivere lo reputo geniale, innovativo, mai banale. Non nego che mi ha molto influenzato stilisticamente.

Ho riscontrato, anche se in una sorta di detto-non detto, qualcosa di autobiografico. Anzi, a volte mi sembravi proprio tu il narratore. Sensazione sbagliata?

Il romanzo passa dalla terza alla prima persona molto spesso ed in maniera abbastanza repentina, quasi a prendere le distanze da alcuni passaggi. Il lettore è portato a pensare che le parti in prima persona siano quelle autobiografiche. Io dico semplicemente che se qualcuno decide di trascorre ore davanti ad un pc per scrivere qualcosa… quel qualcosa è necessariamente autobiografico.

E’ l’apparenza il nucleo attorno al quale ruota il romanzo. Tutti vivono, alla fine, una sorta di doppia vita: chi fisicamente, chi solo psicologicamente. Il pregiudizio è un’arma a doppio taglio?

Il pregiudizio è un’arma mortale. A mio avviso non ha risvolti positivi. Purtroppo viviamo in una società ancora troppo stereotipata: “Finché amore non ci separi” potrebbe tranquillamente essere ambientato ai giorni nostri… Fin quando ci sarà pregiudizio, non ci sarà mai reale empatia tra la gente. Il pregiudizio è un’arma mortale e spesso uccide. Ancora oggi.

Un consiglio a chi volesse scrivere un romanzo?

Da esordiente non mi sento nelle condizioni di poter dare consigli. L’unica cosa che mi viene in mente è di condividere qualsiasi cosa voi scriviate o abbiate scritto, perché le vostre parole potrebbero essere di conforto, ispirazione e persino cura agli altri. D’altronde io credo che si scriva sempre sé stessi e per gli altri. Per compiacere sé stessi e comunicare con gli altri.

Beatrice Broglio

 

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