“Batman V Superman” o “umano V divino” ?

-ATTENZIONE: seguono SPOILER-

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Già, perché alla fine viene da chiedersi se non sia in realtà un film su Batman, alias Bruce Wayne (Ben Affleck), l’umano Bruce Wayne: le sue origini, la sua rabbia, la sua missione. La concentrazione del regista su di lui è evidente.

Superman invece, l’eroe divinizzato che dovrebbe apparire come un dio, sembra piuttosto un ragazzone tutto muscoli e niente cervello, interpretato da un inespressivo Henry Cavill, avventato e cieco, disposto a tutto pur di salvare la sua Lois (Amy Adams, che riesce sempre a cacciarsi nei guai) senza badare alle conseguenze delle sue azioni. Tanto che, non me ne vogliano gli amici nerd amanti del fumetto e strenui sostenitori di Clark Kent, forse la brutta fine per lui ci stava. Anzi, forse gli restituisce quell’umanità e quell’espressività che gli sono mancati per tutto il film. Dopo essere stato causa di tanti danni per l’umanità, di tante vite spezzate o rovinate (seppur involontariamente). Dopo aver distrutto mezza Metropolis durante il suo combattimento con Zod e aver rischiato la distruzione dell’umanità  durante l’orribile battaglia finale con Doomsday, meno male che almeno il buon senso gli suggerisce di sacrificarsi nello scontro finale per sconfiggere questa terribile creatura.

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La trama, come già il titolo chiaramente preannuncia, è basata sulla rivalità tra il Cavaliere Oscuro e il “Divo” Superman. Rivalità però alimentata dal direttore d’orchestra dell’intera storia: Lex Lutor. È lui infatti a muovere le pedine del gioco, il cattivo dell storia nella cui rete l’ingenuo Superman cadrà come una pera cotta (concedetemi la licenza poetica, rende terribilmente l’idea). Lex infatti, convinto che l’alieno sia una minaccia per l’umanità, va ad alimentare il focolare di malcontento accesosi nell’opinione pubblica contro Superman. Preparando delle trappole a regola d’arte e usando come specchietto per le allodole l’intraprendente e avventata Lois Lane. Lex sa che messa in pericolo la vita di lei, lui accorrerà, ritrovandosi così implicato in eventi/incidenti/attentati dei quali apparirà sempre il responsabile agli occhi del mondo. E anche agli occhi di Bruce Wayne chiaramente, che lo detesta.

È qui che si sviluppa l’unica tematica davvero interessante del film, voluta dalla Warner Bros: “le azioni di un super eroe dalle caratteristiche quasi divine possono essere incontrollate” e allora chi giudica le azioni di un dio? Chi le controlla? Il mondo che ha tanto amato e acclamato Superman, arriva ora a detestarlo contraddicendo sè stesso, lottando per capire di che eroe ha veramente bisogno.
I governi arrivano a chiedersi se Superman vada controllato. La senatrice Finch (Holly Hunter) lo mette addirittura sotto processo, ordinandogli di presentarsi al Congresso per far luce sulla sua presunta responsabilità in merito a certi episodi. La questione giuridica sarebbe estremamente interessante, se solo Lex non facesse esplodere l’intero edificio facendolo apparire di nuovo responsabile. Così il regista chiude la questione. Nessun altro sviluppo. Peccato.

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Si passa così ad una seconda fase parecchio confusionaria, con battaglie e distruzioni piazzate qua e là fino ad arrivare al botto finale. Sicuramente gli effetti speciali sono straordinari e questi bastano a fare un fumettone, ma bastano a fare un film?

Posticcio, sentimentalista, certo romantico ma poco convincente, poi, l’espediente usato per riappacificare i due eroi: il nome delle madre adottiva di Superman, Martha, è lo stesso della madre di Batman. Per Bruce è il nome della madre che non ha potuto salvare, per Superman è il simbolo della sua umanità. Ma i motivi della loro rivalità restano irrisolti.

Mi è piaciuta molto invece tutta la parte che riguarda l’approfondimento psicologico del personaggio di Batman: le immagini oniriche del suo passato, la sua infanzia, l’assassinio dei suoi genitori, gli incubi, il disincanto di un uomo che ha vissuto il male del mondo sulla propria pelle. Cosa che forse lo ha reso un po’ troppo duro, violento, sanguinario quasi. Bella l’accoppiata Batman e Alfred (Jeremy Irons), il suo storico maggiordomo nonché assistente. Brillante il contrasto tra i due, il carattere duro dell’uno e l’ironia un po’ British dell’altro. Eccezionale, infine, il personaggio di Lex, incredibilmente interpretato da Jesse Eisenberg, schizofrenico e diabolico al punto giusto. Perfetto.

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Per il resto, ammetto di essere uscita dal cinema un po’ confusa e ho avuto la sensazione che Kevin Smith non avesse tutti i torti quando ha affermato: ” Mi è sembrato che il film, in realtà, non avesse cuore”.

VOTO: 22/30. Zack Snyder, puoi fare di meglio.

Giulia Capellaro

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