La scelta della via: storie di vita

Pochi giorni fa, la famiglia Englaro, è tornata alla ribalta della cronaca a seguito della condanna da parte del Tar alla regione Lombardia, a risarcire per 142 mila euro, Beppino Englaro, padre di Eluana, giovane rimasta in stato vegetativo per 18 lunghissimi anni, fino alla morte, avvenuta a Udine il 9 Febbraio 2009.

All’epoca dei fatti, la regione Lombardia, con l’allora presidente Formigoni, aveva infatti negato ai familiari della giovane il consenso ad interromperle l’alimentazione e l’idratazione forzata. Il Tar lombardo ha quindi riconosciuto al padre della donna il risarcimento, che comprende i danni patrimoniali e quelli non patrimoniali da lesione del rapporto parentale.

Di eutanasia si parla da tempo immemore, non è un argomento moderno come molti credono.

1

Senza ombra di dubbio si tratta di un tema delicato. Molti dichiarano di essere “per la vita, sempre e comunque” e confidano in un progresso scientifico che possa rendere reversibili in positivo, tutti quei quadri clinici che appaiono come disperati. Secondo questa fetta d’intervistati, ad oggi, le nostre conoscenze, spesso, non sono sufficienti a tracciare una sicura linea di demarcazione tra ciò che è vita e ciò che non lo è, motivo per cui il cosiddetto “accanimento terapeutico”, parrebbe più che altro un’ancora alla vita e a ciò che rappresenta. Secondo altri, invece, la vita non dovrebbe mai costituire un dovere e tutti noi dovremmo avere la possibilità di decidere come e quando morire. Che lo accettiamo o no, che lo pensiamo o meno, questa possibilità c’è e non può esserci tolta, è una delle libertà imprescindibili della persona umana, il diritto  di decidere, fino alla fine, della propria vita.

Parlando con il cuore, accantonando per un solo momento la testa, vi inviterei a vedere il film “Mare dentro”, in una scena che personalmente ho trovato molto poetica, si vede Ramon Sampedro, uno dei protagonisti, che immagina di lanciarsi da una finestra e spiccare liberamente il volo, se ci rifacessimo per qualche istante a questi fotogrammi, ci renderemmo probabilmente conto di come umanamente non si possa negare a nessuno la libertà di staccarsi dalla realtà, di volare per l’appunto, sia fisicamente che mentalmente.

mare dentro

Personalmente prima di cimentarmi a scrivere per voi questo articolo, mi sono a lungo interrogata su quale potesse essere la mia opinione in merito. Questa volta il percorso per arrivare a farmi un’idea “consistente e sicura”, è stato molto complesso e travagliato, non solo dal punto di vista “giornalistico” ma, soprattutto, umano.

Mi sono infatti imposta, al di là dei parei raccolti per strada, tra amici e parenti, di ascoltare le storie dei familiari di persone che, come Eluana, sono  in bilico tra la vita e la morte, che come ragni, tessono i fili di una tela che non si sa dove arriverà.

Ania è una graziosa signora di circa ottantanni, se la incontraste per strada, per puro caso, ciò che vi colpirebbe, sarebbe il suo sorriso radioso e lo sguardo vivo, come a voler cogliere tutto ciò che la circonda. Mentre racconta la sua storia, stringe tra le mani la foto di suo marito, l’amore della sua vita. Mi spiega che si son messi insieme quando lui aveva vent’anni e lei sedici, un’esistenza trascorsa l’uno al fianco dell’altra fin quando un “brutto male”, così lei lo chiama, ha deciso di portarselo via. Ania è una donna religiosa, crede in Dio e nel paradiso ed ogni giorno prega perché qualcuno possa mettere fine alle sofferenze di quell’uomo che ama più della sua stessa vita.

Luca e Domitilla sono due giovani genitori, hanno quattro figli, una bella casa e dei lavori che rendono molto. La loro sembra la vita perfetta fin quando la loro primogenita non mostra vari ematomi sul corpo e una perenne stanchezza. La diagnosi dei medici non lascia alcuna speranza: leucemia fulminante. La piccola quando è morta aveva soli sette anni e la  cascata di riccioli castani che le incorniciava le guanciotte un tempo rosee, sarà sempre nei ricordi dei genitori che hanno sentito la piccola chiedere di “poter andare con gli angioletti senza sentire tanto bibi (era il modo in cui lei indicava il dolore)”.

Raffaele è un bell’uomo di circa quarant’anni, ha il volto solcato dalle lacrime e le mani strette alle ginocchia che tremano senza posa. Nessuno si aspetterebbe di vedere un omone grande e grosso in preda ai singulti. Lui e la sua compagna si sarebbero dovuti sposare tra pochi mesi, avevano messo di lato i soldi per quel matrimonio da principessa che lei tanto sognava, invece, un ictus l’ha ridotta ad un vegetale inchiodato su un letto d’ospedale. Raffaele dice di esser sempre stato favorevole all’eutanasia ma, su di lei, sulla sua futura moglie, proprio non riesce ad applicarla. Per lui, finché il cuore batte, c’è speranza. E chi si sente di contraddire un uomo che all’improvviso ha perso il proprio futuro?

klimt

Quello che ho imparato in queste settimane di ricerche e di “ascolto”, è che parlare della morte è sempre complicato, soprattutto se si tratta di quella di persone a noi care o addirittura della nostra, spesso evitiamo addirittura di concepire, nella nostra testa, il pensiero di una fine, ci illudiamo di essere immortali ed onnipotenti, rimandiamo a domani scelte, appuntamenti e affetti. Tuttavia, sarebbe opportuno da parte di ciascuno di noi, riflettere sulla possibilità che tutto ciò cui siamo abituati, suoni, odori, colori, sapori … un giorno possa finire e che la luce sul palco della vita possa anche spegnersi.

L’invito che vi faccio, è semplicemente di riflettere e non per programmare la morte ma, piuttosto, per dare senso alla vita.

Soraya Galfano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *