San Buddha martire: storia di Barlaam e Iosafat

Capita di nascere ed avere un nome normale. Capita che a questo nome ci si affezioni anche, ma che vada comunque stretto. Così, un giorno, c’è Fabrizio Frizzi in Tv che fa una domanda che coinvolge Barlaam Calabro, teologo e matematico nato nel 1290 a Seminara, in Provincia di Reggio Calabria.

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Fabrizio Frizzi e la magia dei tempi che furono

Ma che nome fantastico è Barlaam? Allora vai a cercarlo con Google e scopri che non è esistito solo questo teologo, ma esiste(va) anche tale San Barlaam, con tanto di fedele compagno: San Iosafat. Già che ci sei, ti leggi la loro storia. 

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Obi-Wan Barlaam e il suo giovane padawan

Vieni quindi a sapere che i due in questione non sono i soliti santi (e nemmeno Lichieri). I due in questione sono innanzitutto i protagonisti di un romanzo a loro dedicato, popolarissimo in età medievale, da Sirkan, in Iran, a Patreksfjörður, in Islanda, che all’epoca probabilmente non esisteva (intendo Patreksfjörður, non l’Islanda). Il libro divenne famoso dapprima nell’all’ora Persia e, successivamente, nel mondo arabo, all’epoca ancora piuttosto cristiano, con il titolo Kitab Bilawhar wa-Budasaf. Soprattutto a partire dalle coste nordafricane, ma anche attraverso i manichei caucasici ed anatolici, il testo si diffuse in tutta Europa, rendendo i due personaggi, tra i santi più amati. Vennero perfino inseriti nella lista dei martiri proto-cristiani, nonostante la loro storia niente avesse a che fare con il martirio, anzi.

Secondo la leggenda, un re indiano, tale Abenner, perseguita i cristiani in India (pare fossero ebrei evangelizzati dall’apostolo Tommaso, detti “cristiani di San Tommaso”, ma tutta roba vera). Un giorno, un astrologo, tale Barlaam, predice al re che suo figlio Iosafat diventerà un valoroso guerriero pagano, a meno che non conosca i poveri al di fuori del palazzo reale, allora diverrà un predicatore cristiano. Il principe Iosafat, quindi, fin dalla nascita, viene allevato nel lusso, senza il permesso di uscire dal palazzo. Divenuto un giovane adulto, Iosafat, decide, però, di fuggire dal palazzo dal quale non è mai uscito. A cavallo di un mulo, il nobile scopre una povertà disarmante e decide di divenire un predicatore. Come ogni buon cristiano (ah no!), Iosafat inizia a meditare, diventando il più celebre asceta d’India, che è meglio di nulla, ma anche dei fichi d’India, che alla fine ti lasciano sempre le spine nelle dita. Meditando sopra le piante, nemmeno fosse una Bianca o un Aglaia di pitzorniana memoria, Iosafat diventa sempre più abile nell’arte del raccoglimento. A questo punto, Barlaam, si rifà vivo, istruendo il giovane ed indirizzandolo verso il Nirvana (divenendone il frontman… Ah no!). Insieme convertono le masse al cristianesimo. Si dirigono poi presso il palazzo reale, nel quale Iosafat è cresciuto, e convertono il padre morente di quest’ultimo.

Tutto bene, se non fosse per un piccolo dettaglio: la storia pare un plagio. E non un plagio qualsiasi, la storia di Barlaam e Iosafat è la storia di Gautama Buddha, quello che noi, normalmente, chiamiamo Buddha (che non era ciccione, quello è il Budai, “ma questa, be’, questa è un’altra storia”). 

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Gautama Buddha

Non vi sto a ripetere la biografia, perché è sostanzialmente identica, cambiano soltanto i nomi e, talvolta, Barlaam interpreta il Buddha, che dovrebbe essere Iosafat, in realtà. Roba da Oscar (Fulvio Giannino, Torino, 1º settembre 1961) insomma. I due santi fittizi furono inseriti nel Martirologio Romano al 27 Novembre. Iniziarono così ad apparire in bassorilievi, come quello del Battistero di Parma, e testi come la Legenda Aurea, di Jacopo da Varazze.

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bassorilievo del Battistero di Parma

A seguito di alcuni studi, però, la Chiesa Romana li rimosse dai suoi santi… nella seconda metà del XX Secolo! Gli ortodossi, al contrario, festeggiano ancora i due santi martirizzati (che poi, in realtà, nulla si sa della morte degli inesistenti due), il 15 Novembre i russi ed il 26 Agosto tutti gli altri.

Insomma, San Buddha martire.

P.s.: ma “Iosafat”, da dove arriva? Dal sanscrito Bodhisattva, ossia “Essere-luce”, che si trasformò nell’arabo/persiano Budasaf e, infine, in Iosafat. Quindi non è proprio campata per aria, almeno l’assonanza.

P.p.s.: Mirza Ghulam Ahmad, fondatore dell’Islam Ahmdayya, arrivò perfino a scambiare Yuzasaf (ossia Iosafat), per Gesù.

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FU-SIO-NE!

Michele “Mikko” Radaelli

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