L’ultimo digiuno del Signor Hood

Cravatta improbabile sopra il maglioncino. Capello lungo e canuto. Sigarillo aromatizzato alla grappa, sempre in bocca. Tante battaglie.

Giacinto nasce a Teramo, il 2 Maggio di ottantasei anni addietro. Viene chiamato Giacinto come uno zio paterno, sacerdote e liberale. Nel 2015 perde una sorella, Liliana, di 2 anni più giovane. Entrambi sono cresciuti in una famiglia bilingue (la madre, Andrée Estachon, è svizzera francese, il padre abruzzese), con amicizie fasciste e antifasciste, sacerdotali e anticlericali, italiane e straniere. Giacinto ha un secondo nome, che per un errore burocratico, però, non viene mai trascritto: Marco. Giacinto lo conosciamo come Marco. A 15 anni soltanto, Marco si iscrive al Partito Liberale Italiano (aderendo, pare, all’ala monarchica), quello di Einaudi e Croce.

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Benedetto Croce e Luigi Einaudi

La carriera nel partito inizia a Roma, come responsabile universitario del partito. Marco si è iscritto a Giurisprudenza, per accontentare la madre. Non ama studiare, ma ben presto diviene presidente prima dell’Unione Goliardica Italiana e poi dell’Unione Nazionale degli Studenti Universitari. Nel 1955, Marco, però, non si laurea a Roma, ma a Urbino, università nella quale si è trasferito da poco. Da anticlericale, giustamente, presenta una tesi inerente alla costituzionalizzazione dei Patti Lateranensi, parrebbe scritta da amici, con posizioni tutt’altro che ostili alla Chiesa. Si laurea prendendo un permesso dalla caserma, perché in quel periodo sta “scontando” la leva obbligatoria. Marco si accorge subito che la commissione è divisa tra laicisti e filo-clericali. Non resta altro che farli scontrare e starsene zitti. Ed è subito Civil War. Nel frattempo Marco si legge la tesi. Più tardi risponde alla domande dei professori, non brilla, ma ce la fa. Il voto è storico e mai raggiunto da altri studenti dell’Università di Urbino: 66, il minimo. La mamma è accontentata. Nel 1956 esercita la professione di avvocato. Ma nello stesso anno fa qualcosa di ben più degno di nota. Assieme ad altri, tra cui Eugenio Scalfari, fonda il Partito Radicale dei Liberali e Democratici Italiani, in protesta con la svolta a Destra del PLI. Nel 1958 i radicali si presentano, in una lista unitaria, con il Partito Repubblicano Italiano.

Sì, Marco è Marco Pannella.

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Discute con Togliatti, litiga con Craxi, assume la guida del partito e si allea col Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria. L’alleanza si scioglie nel ’66 e nello stesso anno Pannella fonda la Lega Italiana Divorzio, fondamentale per l’approdo del divorzio nel Bel Paese. Nel ’68 viene arrestato in Bulgaria, dove sta protestando in favore della Pražské Jaro, la Primavera di Praga.

Marco fonda associazioni, quotidiani, riviste, ma soprattutto lotta. Lotta per questioni scomode, viscide, scabrose, macabre.

Marco entra in Parlamento nel ’76 (anno in cui nasce Radio Radicale). Nel ’77 deve affrontare la morte della giovane radicale Giorgiana Masi, uccisa durante una manifestazione in circostanze misteriose, per la quale Marco lotta per anni, purtroppo inutilmente.

Marco combatte anche per Enzo Tortora, riesce a trasmettere Ultimo tango a Parigi su Teleroma 56, sfidando la censura. Quelli furono anche gli anni della campagna diffamatoria contro l’allora Presidente della Repubblica, Giovanni Leone, col quale Marco si scuserà decenni dopo. Viene eletto europarlamentare. Combatte per l’Africa.

Arrivano gli anni ’80 e combatte perché l’aborto non venga abrogato. Vince e perde, perché il referedum abrogativo del Movimento per la Vita non passa, ma nemmeno quello opposto, promosso dai radicali. Contribuisce alla lotta contro il nucleare e contro la caccia. Contribuisce alla nascita dei Verdi. Il suo partito prende il nome di Partito Radicale Nonviolento transnazionale e transpartito, divenendo attivo, in particolar modo, contro la pena di morte.

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il simbolo del partito

Ricordiamo tutti le sue battaglie degli ultimi anni, o forse no, ma tutti sappiamo che quest’uomo, col nome di un fiore ed un secondo nome inesistente, non ha mai smesso di lottare, di battersi, per cause perse e vinte.

Marco, arrestato nel Luglio del 1975 per aver fumato pubblicamente uno spinello, in favore della depenalizzazione delle droghe, vent’anni dopo regala ad Alda D’Eusanio dell’hashish, in diretta.

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Pannella che fa regali

Marco ridusse il suo corpo a “spina di pesce” con continui digiuni e scioperi della sete, tanto che De Gregori arrivò a dedicargli un suo brano, Signor Hood, che recita, infatti:

“E tutti lo chiamavano Signor Hood
ma il suo vero nome era spina di pesce”

Nel 2016, Vasco Rossi pubblica una foto assieme al leader radicale dedicandogli alcune righe di Siamo solo noi:

“Siamo solo noi
che non abbiamo vita regolare
che non ci sappiamo limitare”

Da qualche tempo, ormai, Marco viveva in una vecchia mansarda in Via della Panetteria, a Roma. Guardava il vento ed i gabbiani dalla finestra. Marco ha lottato per tutti e contro tutti: per i carcerati, per i drogati, per i morti di fame, per le vittime di sentenze sbagliate, per le donne, per la laicità, per il Tibet, per l’Europa unita; contro la leva obbligatoria, la tortura, l’ergastolo, la censura. Marco ha vinto ed ha perso.

Nonostante soffrisse di cuore, avesse due tumori e l’età fosse avanzata, Marco ha proseguito con i suoi digiuni e i suoi scioperi, con la sua lotta nonviolenta. 

Marco si è spento in un freddo 19 Maggio 2016, a Roma, alle ore 14, presso la clinica Nostra Signora della Mercede. Dormiva, sedato. La verità è però che Marco Pannella non si è spento, non dormiva, non si poteva sedare; la verità è che Marco Pannella non si può spegnere, non è un sigarillo aromatizzato alla grappa.

“A ogni azione corrisponde una reazione pari e contraria”.

Be’, Marco Pannella era il contrario.

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Michele Radaelli

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