I Jamu

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Conosco Francesco da quattro anni ormai. E’ stata probabilmente la prima persona incontrata in università. Io, con il mio accento bergamasco (ma in realtà sono cremasca, lo sapete tutti); lui, con il suo accento calabrese. Strana coppia.

Francesco è una delle persone cui tengo di più. Non ci frequentiamo molto: non usciamo insieme di sera, non andiamo al cinema, non ci sentiamo ogni giorno. Ma Francesco è un Amico, e l’utilizzo della “A” non è retorica. Mollerebbe tutto per aiutare chi gli sta a cuore. E io ho la fortuna di essere tra questi.

Francesco è sempre stato un poeta: scriveva sulle note del telefono i pensieri, le storie, gli eventi che gli accadevano (lo fai ancora, Bonni?). Pensieri belli, puri, profondi, di quelli che ti lasciano un forte spunto di riflessione quando hai smesso di leggerli.

Da qualche tempo, questa poesia si è trasformata in musica. Canta e suona in una band il cui nome è “Jamu” e ne è il frontman. 

Lo incontro e gli faccio qualche domanda.

Sì ahimè scrivo ancora sul telefono, anche se è poco romantico: quando non hai carta e penna è la soluzione migliore nonché quella più pratica. Però scrivo anche su un quadernino rilegato in pelle. In origine erano due l’altro credo lo abbia tu (ricordi bene, ndr): li ho comprati a Barcellona da un’artigiana, soggetto a metà tra una che lavora la pelle e una strega. Ma aveva fascino.

Vabbè, ma lasciami almeno il tempo di farti le domande! “Jamu”: cosa significa?

Jamu è una parola che amo: l’ho scoperta perché sono ossessionato dal volere comprendere il significato delle parole. Quando suonavo da solista, adoravo organizzare delle Jam session, riunire musicisti e suonare insieme a loro qualcosa: non importava cosa, l’importante era suonare. Usavamo sempre quel termine, “jam session”, ma ti sei mai chiesta quale sia l’etimologia? Ho cercato da dove venisse: Jam è la traslitterazione in americano di Jamu che in africano vuol dire “coloro che armoniosamente suonano insieme”. E il mio folle progetto non poteva che prendere questo nome. 

Tu sei il cantante. Chi sono gli altri membri del gruppo?

Siamo in quattro. Matteo è il batterista: è il più giovane anche se lavora di già; Carlos suona la chitarra da solista, è un musicista di eccezionale talento diplomato in accademia di musica; Marco, oltre a essere un fantastico bassista, studia legge. Sono unici: non ce l’avrei mai fatta senza di loro. 

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Facebook link: I Jamu

Scrivi, componi, suoni. Sei ormai un musicista a tutti gli effetti. Quando è nata la tua passione?

Io musicalmente ho poche basi tecniche. Non so dirti se la passione ci sia sempre stata. Quando ero piccolo, ero affascinato da una chitarra che mia zia aveva comprato da ragazzina: era una vecchia chitarra classica che non avevo mai provato a suonare perché non sapevo come accordarla. Però mi piaceva. Dopo qualche tempo nella mia scuola organizzarono corsi di musica: avevo 13 anni, ero grassoccio, un po’ meno di quanto non lo sia ora e non avevo la barba che mi rendesse figo, però è lì che ho imparato a suonare. La passione vera e propria sopraggiunse dopo. Quando impari a suonare, inizi a entrare in contatto con lo strumento facendolo parlare, passando da musica in potenza a musica in atto. Oggi non uso più quella chitarra e ho imparato a suonare anche l’armonica.

Ogni artista ha una musa. Ne hai una anche tu? Se sì, voglio sapere il nome.

La domanda sulla musa mi tormenta, però ne ho una è vero e lei è molto carina. La conosco da più di un anno ormai e sono allo stesso punto in cui ero arrivato con la chitarra: la guardo ma non so come funziona. Dico davvero, proprio non ci arrivo. Pazienza: in fondo mi diverte tutto ciò. L’altro giorno per la gioia del mio ego stavo ascoltando “Me stesso” e lei è passata mentre ascoltavo la canzone dedicata a lei…ho quasi avuto un infarto.

Vuoi fare il duro, ma vedi che cuore d’oro che hai! Entrambi amiamo scrivere. Tu, perché?

Scrivo per esorcizzare le mie paure. Scrivo perché altrimenti esploderei: alcuni avvenimenti nella vita lasciano schegge nell’anima. Scrivo per cercare di impedire a quelle schegge di restare dentro di me e “uccidermi”. In sintesi, scrivo per sopravvivere a me stesso, alla vita che ogni tanto ci colpisce con colpi ben assestati; scrivo per sopravvivere alla musa (che poi in fondo è anche grazie a lei che sto facendo un EP, anche se insiste nel non ascoltare le mie canzoni…ma vorrei sapere un sacco se le piacciono). Se diventassi famoso poi potremmo andare a chiederglielo!

Tu forse non hai capito che, dopo questa intervista, pienodidonnecosì. Quali sono i progetti in programma?

Saremo in una radio per un live in acustica e poi faremo una tappa qui a Milano per presentare il nostro EP. Incredibile, io non so cosa accadrà ma sembra tutto così assurdo.

Qual è la canzone cui sei più legato?

Uh, domanda difficile. Credo siano due: Amico Mio è alla radice di tutto, poi direi La tua bellezza

Amico mio è una canzone che amo follemente perché mi fa ballare…e io non ballo mai. Credo sia il mio miglior lavoro e lo sarà sempre: è un omaggio a un amico, un modo per sentire vicino chi vicino non potrà più essere. La tua bellezza perché è una specie di poesia più che una vera e propria canzone. Pensavo che se un uomo dedicasse a una donna un brano con la frase “sei bella come se Dio ti avesse voluto tenere per sé” e gli offrisse una cena, avrebbe accettato… Vuoi sapere come è andata a finire?

Sì, anche se da quanto dici posso immaginare…

Come con la chitarra di mia zia: lei sta lì e io ancora non ho capito come diavolo funzioni.

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Francesco Bonavena

Chiedo a Bonni se voglia aggiungere qualcosa. Lui mi guarda, si alza: penso stia per andarsene. Sorride.

Nella vita sono sempre rimasto uguale: i miei difetti e i miei eccessi mi piacciono. Non avrei mai immaginato che il mio essere eccentrico, il mio ego smisurato e la mia autoironia mi dessero possibilità di fare musica né tantomeno che qualcuno un giorno mi intervistasse. La vita è strana, ma è nel contempo meravigliosamente bella: perché se hai gli amici giusti, qualcuno da amare e una bella famiglia, le cose brutte le vedi meno brutte e le cose belle le vedi ancora più belle. Grazie a tutti coloro che mi sono vicini, ai miei e alla mia band ,alla mia famiglia e alla direttrice di questo giornale perché se non fosse per lei io non starei qui e rispondere e tu faresti le domande a qualcuno di decisamente più interessante. 

Si allontana e si aggiusta quel suo ciuffo ribelle che di stare in ordine non ne vuole proprio sapere.

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SoundCloud: Pezzi d’anima e lacrime

Ci sono artisti che meritano di essere ascoltati, amati, raccontati. Io non mancherò al primo live dei “Jamu”. E spero nemmeno voi.


Beatrice Broglio

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