Bologna una regola

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“Girando ancora un poco ho incontrato uno che si era perduto, gli ho detto che nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino.”

Queste le parole che il genio di Lucio Dalla dedica a Bologna. È vero a Bologna è difficile perdersi persino per me, che la parola senso dell’orientamento non so proprio cosa voglia dire.

Scesa dal treno e arrivata in Piazza delle Medaglie d’Oro sono stata investita da un piacevole calore, c’erano parecchi gradi in più rispetto a Milano. L’impressione che ho avuto è stata positiva, come se quella città mi fosse familiare. Colori caldi affrescano i muri e le insegne dei piccoli bar sembrano rimaste ferme nel tempo a vent’anni fa. Ho trovato tutto accogliente e autenticamente retró.

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Piazza delle Medaglie d’Oro

Ma veniamo a noi, nei progetti di gloria miei e della mia compagna di avventure le nostre 24h bolognesi dovevano trascorrere tra: concerto di Calcutta, concerto al Link in compagnia di Ben Clock e la mattina dopo giro turistico e culinario. Bene ovviamente tutto ciò è rimasto sulla carta. Il concerto è stato eliminato dal programma per un più invitante pre serata a casa di amiche, (lo so sono una mercenaria, ma non sono mai stata il tipo di fan che si strappa i capelli e aspetta ore il suo idolo in adorazione). Dopodiché ci siamo dirette al Link, che vista l’occasione, era stra affollato.

Dopo più di mezz’ora di fila la vostra eroina riesce a entrare.

Il locale era il tipico edificio industriale da serata techno col vantaggio che avendo le entrate laterali aperte circolava aria e non si è creata l’atmosfera “camera a gas” nonostante tutti stessero fumando all’interno. Tutto sembra scorrere per il meglio, a parte solite scene di gente che affronta male la combo droga, musica, caos. Ma a un certo punto l’incanto svanisce, e la mezzanotte di Cenerentola per noi sono le sei di mattina, quando tutte le luci si accendono e il dj smette di suonare. A quel punto la proposta era letto o after in un posto a noi sconosciuto che a quanto pare si chiama Poseidon.

Belle ardite optiamo per la seconda ipotesi e un simpatico e prolisso tassista abusivo ci accompagna sul posto, tenendoci a precisare, da buon padre di famiglia, quanto sia sbagliato fare uso di stupefacenti o di alcolici.

Dopo la paternale di prima mattina arriviamo in questo posto inverosimile che dall’esterno sembrava un capannone dismesso. Entriamo e l’impatto è stato qualcosa di simile a festa delle medie – tutti imbarazzati – ognuno nel proprio angolo-led colorati e luci accese. La mia “presa a male” in quel momento è difficile da spiegare a parole. Dopo un po’ inizia ad arrivare gente, chi più improbabile chi meno e comincio a superare la mia diffidenza verso quel luogo. Anzi vi dirò col passare del tempo mi è anche piaciuto tanto che ho provato a chiamare la proprietaria del bed&breakfast cercando di prolungare l’orario in cui avremmo dovuto lasciare la camera. Ma lei, vecchia e arida, non ha capito le esigenze di noi giovani quindi abbiamo dovuto accettare la sconfitta e tornare a prendere i borsoni verso le dieci. A quel punto è iniziato un lento peregrinare per le strade di Bologna, confuse e senza una meta. Non saprei collocare precisamente i posti che ho visto, se volessi descrivere il tutto con una citazione colta sarebbe “non so dove vado ma viaggio”.

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il Link

La mia gita si conclude dopo qualche ora quando prendo il treno per Milano, impaziente di vedere il mio letto.

Spero di tornare presto a Bologna per poter scrivere qualcosa di più sensato e utile!

Baci

Angela De Filippo

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