Gli uomini che pescano gabbiani

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Qualche settimana fa, ero ad una festa con alcuni amici.

Abbiamo iniziato a parlare di cibo, soprattutto di cibo strano (ovviamente). Un amico rumeno mi ha mostrato un video professionale, dicendomi che c’è gente che pesca i gabbiani. In realtà, tanto per precisare, quel breve documentario racconta della caccia al fulmaro. Anzi, della pesca del fulmaro. Il problema è che il fulmaro non è un pesce o un mollusco. Il fulmaro è un uccello d’alto mare, simile ad un gabbiano, diffuso in una zona molto ampia, che va dalla mitica Kamčatka all’isola dei pervertiti canadesi: Terranova. La pesca è però storicamente effettuata in un’area compresa tra le isole Helgoland, in Germania, a Sud, l’Islanda ad Ovest e le perfide isole Svalbard a Nord-Est.

Le isole di Helgoland, nel caso qualcuno di voi l’avesse pensato, non sono però quelle nelle quali si svolgono le avventure del leone marino Robbie (in Tedesco “robbe” sta, appunto, per “leone marino”). Quella è l’isola di Rügen (in Italiano “rimprovero”), l’isola più grande della Germania. Ma tra l’altro, vi ricordate della dottoressa Carla Dux? La bionda amica di Robbie? Bene, era interpretata da Karina Kraushaar (nata, come me e Jenna Jameson, il 9 Aprile, ma 21 anni prima di me e 3 prima della mitica attrice di Las Vegas), che è morta il 5 Marzo del 2015 ad Amburgo, probabilmente per abuso prolungato di alcool.

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la povera Karina in dubbi atteggiamenti amorosi con un esemplare di Zalophus Califonianus

Ma torniamo alla pesca del fulmaro. Questo animale pesa al massimo 1kg, cova un solo uovo alla volta ed è eccezionale arrosto. La specie più utilizzata a fini culinari è Fulmarus glacialis, assomiglia molto ad un gabbiano di piccole dimensioni ed è solito posarsi sull’acqua per riposare le membra stanche. La morte sua (con le erbette e le patate novelle). Nonostante esistano all’incirca 30 milioni di fulmari adulti (in aumento), sono diventati un piatto tipico soltanto nell’arcipelago delle Fær Øer, facente parte del Kongeriget Danmark, ossia il Regno di Danimarca. Qui, a partire dal mattino, i pescatori partono su piccoli pescherecci, spesso semplicemente in coppia. Ci si ciba soprattutto degli esemplari di poche settimane d’età, privilegiando quelli con un piumaggio di transizione tra il primo e quello dell’età adulta. Come già detto, per riposarsi dal volo, i fulmari sono soliti posarsi sull’acqua marina. I pescatori, armati di retino (sì, tipo quelli per i pesci, appunto), si avvicinano quindi alla loro preda e, favoriti dalle onde formatesi a causa dello spostamento dell’imbarcazione, catturano il povero volatile, che non riesce a spiccare il volo, intrappolato tra le maglie.

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un tenero pescatore di fulmari

Appena catturato, l’uccello viene decapitato. A mani nude. L’indice ed il pollice vengono posti appena sotto il capo, mentre le altre dita fanno pressione sulla nuca. Con l’altra mano viene tenuto fermo il corpo. La testa si stacca di netto trascinando con sé lo stomaco, finendo poi buttati in mare. Roba da alta tecnologia alimentare, insomma, che serve anche ad eliminare eventuali residui plastici talvolta purtroppo presenti nell’apparato gastrico dell’animale in questione. Una volta arrivati a riva, le carcasse dei fulmari vengono parzialmente spennate e le ali sono asportate per mezzo di una piccola accetta. Gli stessi pescatori, poi, si operano della tornitura di questi uccelli, che può essere effettuata a crudo oppure fiammeggiando le parti esterne. Una volta pronte, si lasciano riposare (in eterno) per una notte. Vengono poi cucinati con condimenti rudimentali quali tuberi ed erbette, spesso raccolti sulle colline insulari.

Le Fær Øer, infatti, nonostante una nazionale di calcio e qualche blanda pretesa indipendentista, vivono principalmente di pesca ed agricoltura, più che altro atte alla sussistenza. Ovviamente, una certa importanza l’assume l’allevamento di pecore, dato che fåre-øerne”, in Danese antico, stava proprio per “isola delle pecore”. Oltre al goal segnato a Buffon da un carpentiere, i feringi (con la “e”, non con la “a”, dopo la “f”) non hanno lasciato un grandissimo segno nella Storia, a quanto pare. Almeno fino a quando, nel 2014, non uscì quel bellissimo documentario sulla pesca ai fulmari, che, oltre a farmi sbellicare (come dovrebbero fare quelli de La Zanzara, stando ad un loro ascoltatore), ha fatto conoscere al mondo (assieme ad Andrew Zimmer) una tradizione che si perde nel tempo, una tradizione che ci fa un po’ perdere, con la mente, tra drakkar e conquiste di nuove terre, in un periodo storico mai ben definito, violento ed orgoglioso. Fortunatamente, per ora, viviamo un’epoca molto più tranquilla, dove se vediamo decapitare un uccello simile ad un gabbiano ci indigniamo o ridiamo, malati.

Quindi, quando penserete alle Fær Øer, oltre a ricordarvi di quel carpentiere che segnò a Buffon, pensate che sono la prima nazione al mondo ad avere un percorso su Google Street View interamente ottenuto grazie a pecore munite di telecamere, e che, forse, possiamo ritenerci fortunati, perché viviamo in un’epoca in cui, nella nostra Europa, possiamo permetterci di indignarci per un uccello morto ammazzato.

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Vælgagnist!

P.s.: la parte iniziale di questo articolo è stata modificata su gentile richiesta di Beatrice, direttrice DITTATRICE. No, in realtà aveva ragione, a me certe cose scatenano l’ilarità, ma sono un tantino truculente.

Michele Radaelli

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