Un dittatore di un metro e sessanta

Partiamo da un concetto semplicissimo: mia mamma è la classica rompiscatole!

Lei è la tipica mamma apprensiva che si agita per un nonnulla e che vorrebbe avere le proprie figlie, sempre a portata di sguardo, o di schiaffo (che poi, riflettendoci, è un po’ la stessa cosa). Mia mamma mi ha sempre seguito molto, il che, per i non addetti ai lavori, significa che mi è stata con il fiato sul collo in un modo che manco Corona ai tempi delle foto compromettenti … Mia mamma è fatta così, lei ha sempre preso molto sul serio il suo ruolo e così, io e mia sorella, siamo cresciute sotto il regime di terrore della piccola SS (sperando che non si offenda se rivelo così, al grande pubblico, il nomignolo che le riserviamo nell’intimità). 

Dicevamo, mia mamma è il prototipo 2.0 di un piccolo dittatore, nonostante sia minuscola rispetto a me e all’altra sua “bambina”, non perde mai l’occasione per dimostrarci che comanda lei. E sì, per chi se lo stesse chiedendo, il suo pressing psicologico arriva anche a Milano: d’altronde, cosa saranno mai duemila km per una madre come lei?

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Dopo questa affettuosissima presentazione dell’esemplare di donna dolce e sensibile che mi è capitato come madre, vorrei mettervi al corrente di una tragedia.

Eleonora (alias la mamma SS) è venuta a conoscenza del fatto che in Italia vi sono delle madri che scrivono le giustificazioni ai figli che non hanno fatto i compiti (sì, abbiate pazienza, mia mamma le giustificazioni non le ha mai fatte, lei è più il tipo “non dormi, non mangi, non respiri finché non hai finito di fare quei dannatissimi compiti”). Non solo: codeste madri si sono anche permesse di asserire, con estrema convinzione, che i loro amatissimi pargoletti non avevano potuto studiare “perché troppo impegnati a vivere.”

Voi non potete capire come ci sia rimasta male la mia mamma, poco ci mancava che le dovessi scrivere io una giustificazione con mio padre e mia sorella, perché per lo shock non riusciva più a parlare…

La mia adorata genitrice, ripresasi dall’iniziale sbigottimento, ha attivato tutti i suoi neuroni e le sue capacità investigative, per far una raccolta delle giustificazioni più idiote che trovava in rete (tra cui ci tiene a menzionare quella della signora Giacumina, sua conterranea delle valli bergamasche) e delle risposte dei vari docenti. Prove alla mano, la piccola SS mi ha trattenuta per più di un’ora al telefono – non che di solito ci stia meno eh – per dibattere di questo increscioso fenomeno. 

screenshot_20161017-224505A suo dire, i ragazzini hanno come compito principale quello di studiare e di immagazzinare nei loro cervellini vergini, qualche buona nozione grazie a cui, poi, poter campare. La Me ragazzina di dodici anni avrebbe anche storto il naso a questa affermazione, ma la studentessa universitaria ventiduenne (Oh cielo sto invecchiando anche io!), si trova costretta a darle pienamente ragione. Io ho avuto delle maestre sui generis per i tempi odierni, una usava perfino la bacchetta, eppure, sono ancora qui … A oggi, stiamo assistendo a uno svuotamento del sistema scolastico, a un sovvertimento dell’ordine che farebbe paura perfino ai più bellicosi tra i rivoluzionari del secolo scorso.

Ma dai, con quale criterio possiamo proporre l’abolizione dei voti o dei compiti a casa? Care mamme del duemila, credete forse che un “numeretto” indichi il valore del vostro bambino? O la vostra vera paura è quella di sentirvi giudicate attraverso l’operato dei vostri figli?

A dieci anni “vivere la vita”, oltre giocare, fare sport e smanettare con i vostri iphone, nella speranza che non ne abbiano già uno loro, significa iniziare a gettare le basi per il loro futuro. Pensate alla vita come ad un castello di sabbia: lo fareste mai costruire ai vostri bambini con la sola sabbia asciutta? No eh, perché sareste certe che questo crolli subito… Ecco, voi in questo momento, state togliendo dalle mani dei vostri pargoli, la sabbia bagnata, le fondamenta del loro castello.

Mia mamma, senza dubbio, ogni tanto, ha avuto dei metodi poco ortodossi, rincorrermi per casa quando non volevo far matematica, farmi scrivere dieci pagine di “ fu si scrive senza accento sulla u” e altre cose che, per il quieto vivere, non starò qui a raccontarvi.

Pensate sia stata una cattiva madre? No, tutto il contrario, ve lo assicuro! 

Alla fine tutto quello che ha fatto mi è servito. È servito perché mi ha insegnato che nella vita nessuno ti regala niente, che per ottenere qualcosa mi sarei dovuta sbracciare e che avrei dovuto affrontare ogni fallimento a testa alta, impegnandomi ancor di più per riuscire nei miei obiettivi.

Mia mamma è stata sfortunata, voleva due figlie come lei, attente, intelligenti e pacate ed invece ha avuto me e mia sorella, due che di tener la lingua a posto, non ne hanno mai avuta intenzione. Qualche capello bianco alla piccola SS glielo abbiamo fatto venire, rimproveri ne abbiamo presi a bizzeffe, schiaffi tanti da perdere il conto, ma alla fine lei è sempre stata con noi ed è questo che conta.

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Dunque, care mamme della “giustifica” facile, la prossima volta che prenderete in mano una penna, fate che sia per aiutare i vostri figli ad affrontare i problemi e la vita, non limitatevi a trovar scuse per aggirare gli ostacoli: per quello, noi figli, siamo già un gran bravi da soli. 

Soraya Galfano

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