Un articolo interessJante

Mia nonna Miglia se ne è andata pochi mesi fa. Il bisnonno Angelo Siro, detto Mario, la chiamò Emilia, perché era un socialista. Mia nonna, però, si era poi adeguata ai tempi ed era diventata comunista, più precisamente, direi marxista-leninista. Era solita quindi chiamare quello francese “Socialismo all’acqua di rose” e la socialdemocrazia scandinava la definiva “Socialismo rosa”, come fosse qualcosa di sbiadito. Nonostante ciò, le società scandinave, soprattutto quelle della Scandinavia come la intendono gli inglesi, ossia quella culturale, formata da Svezia, Norvegia, Danimarca ed Islanda, pare siano ancora fondate, proprio come il comunismo, sull’annullamento dell’io in favore del noi (per chi ci crede).

La socialdemocrazia scandinava è però qualcosa di ben più ancestrale, che si perde nelle radici nazionali, ben prima di John Maynard Keynes. Ma oggigiorno le nazioni vichinghe non sono nemmeno più (sempre che lo siano mai state) modelli di socialdemocrazia keynesiana, essendosi invece aperte al libero mercato (molto meno al conservatorismo fiscale). Come probabilmente in ogni dove, anche in Scandinava, le città sono i luoghi del cambiamento e della modernizzazione, tanto da aver abbandonato ormai questo tratto sociale, quasi tradizionale. Ma la penisola scandinava è estesa, anche fuori dai suoi confini, e fuori dalle città il mondo cambia.

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la Scandinavia vista da mia nonna

Nel 1933, lo scrittore norvegese, di origine danese, Aksel Sandemose, scrisse “En flyktning krysser sitt spor”, tradotto in Italiano con “Un fuggitivo incrocia le sue tracce”, un mix tra un poliziesco ed un romanzo psicologico, con qualche spruzzo di satira.

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Aksel Sandemose fa il Tom Waits

Sandemose ambientò il romanzo in una cittadina danese, proprio come quella di Nykøbing Mors, nella quale era nato. Chiamò questa località Jante. Qui, come in molti altri piccoli paesi sparsi per il globo, non esiste la privacy, ma esistono intricate dinamiche sociali, che devono essere sempre uguali, monotone.

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Vista aerea di Nykøbing Mors

A partire da questo nome e forte di esperienze di vita varie nei posti più freddi del pianeta, Sandemose elaborò la Legge di Jante (in Danese Janteloven, in Norvegese Bokmål Janteloven, in Norvegese Nynorsk Jantelova, in Islandese Jantelögin, in Svedese Jantelagen). Si tratta di un termine sociologico colloquiale utilizzato per descrivere un atteggiamento molto comune nella Scandinavia del secolo scorso. L’atteggiamento in questione è forse alla base del successo della socialdemocrazia, del Socialismo rosa, che fu sì calato dalla monarchia, a partire dalla Svezia (dove per altro la casa regnante è quella dei Bernadotte, principiata da Jean-Baptiste Jules Bernadotte, rivoluzionario francese), ma ebbe realmente successo nella società. Questo, forse, non sarebbe stato possibile senza la Legge di Jante. Ammettendo anche che questa sia ormai uno stereotipo, si considera abbastanza attendibile per la Scandinavia del passato ed in generale valido per descrivere tutte quelle società che reprimono l’individuo ponendo invece l’attenzione sulla collettività, escludendo, magari velatamente, il pluralismo e la Libertà, in nome della stabilità del tessuto sociale. In pratica una sorta di conservatorismo di Sinistra, che ha effettivamente caratterizzato anche il blocco sovietico. È un sentimento molto diffuso, però, anche nelle nostre realtà rurali, dove spesso la differenza è considerata un difetto e l’omologazione una virtù, salvo poi scambiare i concetti tra loro e, soprattutto, venerare chi è già emerso. In parte, questo comportamento è dovuto al senso di appartenenza, ma sia le sue origini che il suo fine vanno ben oltre. La stabilità, l’uguaglianza, ma più di tutto la monotonia, fanno sì che l’ambiente, almeno nel breve e medio periodo, non muti mai. Siamo al post-darwinismo: non è più l’individuo che si deve adattare all’ambiente, bensì quest’ultimo che si adatta all’individuo. Pazzesco. Anche lo scrittore brasiliano Paulo Coelho ha parlato della Legge di Jante, della sua diffusione planetaria, ma senza capirla totalmente e parlando più di invidia.

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Paulo Coelho verde d’invidia

Ma nel fantastico mondo socialdemocratico di Jante la gente non era invidiosa. La classe operaia andrà anche in Paradiso, sì, ma prima deve ciucciarsi tutta la vita terrena. Perché non cercare di sfangarla? La Legge di Jante serve per proteggere sé stessi ed i propri cari, ma anche gli altri e per dire che tutti noi non siamo degni, perché ce l’ha detto qualcuno e lo diremo anche noi. Sandemose arrivò a scrivere i 10+1 articoli della Legge di Jante, ergendosi a cavallo tra la sociologia e la finzione. Eccoveli di seguito:

  1. Du skal ikke tro du er noget!
  2. Du skal ikke tro du er lige meget som os!
  3. Du skal ikke tro du er klogere end os!
  4. Du skal ikke indbilde dig at du er bedre end os!
  5. Du skal ikke tro du ved mere end os!
  6. Du skal ikke tro du er mere end os!
  7. Du skal ikke tro at du duer til noget!
  8. Du skal ikke grine af os!
  9. Du skal ikke tro at nogen kan lide dig!
  10. Du skal ikke tro du kan lære os noget!
  11. Du tror måske ikke at jeg ved noget om dig?

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tavola delle leggi, Nykøbing Mors

Come dite? Non parlate Danese? Be’, nemmeno io, ma fortunatamente altri sì (sembrerà strano, ma è così) ed hanno già tradotto gli articoli. Eccoli, dunque, tradotti in Gaelico irlandese:

  1. Ná síl gur duine as an ngnáth thú.
  2. Ná síl go bhfuil tú ar aon leibhéal linne.
  3. Ná síl go bhfuil tú níos cliste ná sinne.
  4. Ná bí ag áitiú ort féin go bhfuil tú níos fearr ná sinne.
  5. Ná síl go bhfuil tú níos eolaí ná sinne.
  6. Ná síl go bhfuil tú níos tábhachtaí ná sinne.
  7. Ná síl go bhfuil tú ábalta ar a dhath.
  8. Ná bí ag gáire fúinne.
  9. Ná síl gur cás ar aon duine eile do chás-sa.
  10. Ná síl gur féidir leat a dhath a mhúineadh dúinne.
  11. Ná síl nach eol dúinn a lán fútsa.

Non so perché l’ultima non sia più una domanda, ma, in Italiano, tuonano all’incirca così:

  1. Non credere di essere qualcosa di speciale.
  2. Non credere di valere quanto noi (inteso come insieme, ndr).
  3. Non credere di essere più furbo di noi.
  4. Non immaginarti di essere migliore di noi.
  5. Non credere di saperne più di noi.
  6. Non credere di essere più di noi.
  7. Non credere di essere capace di qualcosa.
  8. Non ridere di noi.
  9. Non credere che a qualcuno importi di te.
  10. Non credere di poterci insegnare qualcosa.
  1. Non crederai che non sappiamo qualcosa su di te?

L’ultimo articolo è definito la “Legge penale di Jante”.

Insomma, un vero e proprio sistema. Più che una legge, un sistema di governo, esagerando, una forma di Stato, dove solo lo Stato (o chi per lui) è superiore. Potrebbe anche darsi che la Legge di Jante altro non sia che la natura dell’essere umano, alla ricerca di sopravvivenza, tutto comprensibile e tutto condivisibile, se non fosse che l’annullamento dell’essere umano, nel lungo termine, sia il peggior modo perché questo sopravviva.

Michele Radaelli

6 Commenti

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