Milano: le città invisibili

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“Beauty is bought by the judgement of the eye”

W. Shakespeare

A 4 anni dall’inizio della mia esperienza da fuori sede ho realizzato che la più grande conquista di questo periodo é la consapevolezza del posto in cui vivo. Scoprire che Milano é non solo una città ricca di opportunità ma anche da girare, perdersi, scoprire ha significato il superamento di un atteggiamento comune tra chi affronta questo percorso, ovvero la convinzione di non poter trovare niente di bello al di fuori del recinto, più o meno grande, di provenienza. A Messina, intendiamoci, mi lega un rapporto qualitativamente diverso, fatto di sensazioni consce ed inconsce non replicabili, ma Milano trova ogni giorno, per vie traverse, il suo modo di svelare nuovi aspetti del suo carattere.

In questo lungo corteggiamento tra uomo e città Lei non ha timore di mostrare gli spigoli di un ammasso di cemento, i nei di una giornata nebbiosa, i difetti di grattacieli che alterano il panorama; ma sa far risaltare i capelli mossi di un parco, le curve notturne di un vicolo, la dolcezza di una piazza scoperta per caso. La sorpresa che Milano é in grado di generare mi porta a non credere più di avere a che fare con una sola città, ma con quattro o cinque mondi urbani differenti, creati da chi, prima di me, ha lasciato qualcosa di sé in questi luoghi. Ho dunque, senza presunzione di completezza, cercato di classificare le mie città invisibili dietro Milano.

1. Brera (Barrio Gotico)

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Brera é un microcosmo creato per rispondere a due esigenze: la bellezza, che serpeggia tra i suoi vicoli fino alla Pinacoteca, e il desiderio di internazionalità, che si respira nei locali ricavati nelle nicchie dei palazzi d’epoca. Il tentativo di creare un quartiere degli artisti, non completamente riuscito, lascia comunque la sensazione che debba sempre accadere qualcosa, a Brera: il tutto é accentuato dal tocco magico delle zingare lettrici di carte, immortalate da un verso dei Baustelle, e dal carattere “macchiaiolo” dei suoi edifici, colpi di colore su tela urbana.

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Nel suo bastare a se stessa sia nel silenzio che nel rumore Brera ricorda il Barrio Gotico di Barcelona, un quartiere da vivere più che da scoprire.

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Barrio Gotico – Barcellona

2. Mercato di Viale Papiniano (Suggestioni di Palermo)

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Il mercato di Viale Papiniano costituisce una città a parte, insieme al suo omologo sul Naviglio e ai numerosi agglomerati di bancarelle che affollano varie piazze di Milano durante la settimana. É un modo quasi mediterraneo di intendere il commercio, fatto di contatti, odori, sensazioni: il fuorisede meridionale si sente di nuovo “protagonista”, ricercando nella controparte un’affinità elettiva che si traduce nel rituale latino della contrattazione. Per la sua intrinseca varietà e per la possibilità di comprare frutta, dischi e fumetti nel raggio di 1km, questa Babele milanese ricorda il mercato di Marrakech: tuttavia, non volendo forzare i paragoni, mi accontento di accostarvi il Guttuso de La Vucciria, cliché ed archetipo delle moderne raffigurazioni di città nella città.

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Mercato di Palermo

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3. La Periferia (e i suoi simili)

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Milano é una grande città composta da piccolo nuclei interni e un enorme anello esterno, la Periferia. Pur non escludendo di mutare parere, non trovo sostanziali differenze tra un punto situato, ad esempio, 5km a nord del Duomo e un altro diametralmente opposto. La Periferia risponde a molti difetti che tendenzialmente si attribuiscono a Milano: é fredda, vuota, a tratti brutale, con una diffusa sensazione di abbandono. La Periferia non è, inoltre, sullo stesso piano della città, poiché tende, inevitabilmente, verso il centro; così che al passeggero del tram 3 in direzione sud sembrerà davvero di trovarsi in un quadro espressionista, coi palazzi dalle sagome inclinate per farsi assorbire da Milano. É difficile dire dove sia l’inizio della Periferia e dove ne sia la fine, data la sua tendenza a riapparire, in forme identiche, ai margini di altre città europee, da Londra ad Atene.

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Periferia di Parigi

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4. Il Castello e altre antichità (Centro Italia)

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La diffusa convinzione che Milano sia brutta si infrange sul dato oggettivo dell’innumerevole quantità di vestigia medievali rintracciabili a pochi passi da edifici moderni. In alcuni casi l’accostamento ha di certo prodotto risultati antiestetici (su tutti il Circo romano incastrato da palazzine anni ’70 in zona Carrobbio), in altri le costruzioni hanno rispettato il presidio di storia, arte e cultura posto dai loro predecessori. É il caso del Castello Sforzesco, incastonato nel contesto ottocentesco dei palazzi in zona Cairoli e perfettamente a suo agio in rapporto al neoclassico Arco della Pace, al quale lo collega un parco di fine ‘800. Se il sincretismo architettonico é una caratteristica unica di Milano la sensazione di camminare tra le sue parti più antiche é invece simile a certi scorci di borghi toscani (Lucca, Volterra) o emiliani (Ferrara), col rosso manierista di muri e torrioni a dominare la scena urbana.

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Mura di Lucca

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5. Corso Genova (Boulevard impressionista)

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Chi scrive vive con Corso Genova una complicata relazione sentimentale: può una strada di negozi, tram e passeggio avere una sua identità? Viverci, vi assicuro, non sempre é semplice, anche solo per i rumori di passanti che, a qualunque ora, ci tengono a far sapere di essere presenti. Ma quando mi affaccio su Corso Genova al tramonto c’è sempre una luce, una diversa sfumatura di giallo in fondo alla via e vedo di certo una sfumatura di Monet su via Tortona; al contrario, verso nord la frenesia di chi torna a casa intasa la piazza e rende il tutto un bozzetto futurista o una strada dipinta da Pissarro. E, allora, cos’è questo? La mia sensibilità cresce o diminuisce? Sto creando visioni o scoprendo bellezza? E, soprattutto, dovrei provare un ancestrale senso di colpa se, alle volte, la mancanza del mare é compensata da scorci rubati a vie sempre nuove, seppur sempre le stesse?

“Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento a sua volta rigato di graffi…”

I. Calvino

Roberto Saglimbeni

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