Giorgieness: quando essere vecchio stile non è così male

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L’altro giorno, guidando dentro a una nebbia che non mi permetteva una visibilità a più di 10 metri ho capito che l’estate era del tutto finita e ciò poteva significare una cosa sola: un nuovo articolo.

Nel periodo di sessione estiva – vacanza ho ascoltato tanta musica nuova e visto concerti in giro per la bassa e l’alta Lombardia, ho conosciuto gente fantastica proprio grazie a questo girovagare alla ricerca delle migliori note in circolazione.

Potrei parlarvi di amici che hanno fatto un disco oscuro, cattivo e spettacolare oppure di una band che ho ascoltato per tutta l’estate e mi sono perso perché la loro unica data in Italia era la sera prima di un esame, ma anche di un paesino sperduto tra i vigneti pavesi che per tre giorni si trasforma in una Woodstock della musica estrema, una fucina di ogni genere di suono e sperimentazione con band italiane e internazionali, il tutto condito da ottima birra artigianale, vino locale e porchetta spaziale.

Fatta questa premessa, vi parlerò di altro: un gruppo che ho scoperto meno di un mese fa e mi ha colpito particolarmente. La proposta di questa band potrebbe essere uscita da una classifica di fine anni ‘90-inizio anni ’00 quando era ancora possibile sentirne in radio o su MTV (perdonatemi il discorso da vecchio nostalgico ma qui si parla praticamente della preistoria) eppure, come mi capita le altre volte, non l’ho scartata come già sentita. Anzi, mi sono ascoltato per bene i singoli, poi tutto il disco e mi è piaciuto un sacco.

I Giorgieness, ci ho messo tre giorni a imparare il nome e capire come si pronunciasse, sono una band con base a Milano nata nel 2011 per volere Giorgia “Giorgie” D’Eraclea (cantante/chitarrista/scrittrice dei testi) alla quale con il tempo si sono uniti Andrea De Poi (basso), Davide Lasala (chitarra), Lou Capozzi (batteria). Nel 2013 esce il primo Ep Noianess (ascoltabile qui) e nel 2016 esce il primo LP ufficiale La giusta distanza.

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La band in una fantastica foto vintage

Proprio di questo voglio parlarvi oggi. Il fatto che questo fosse un gruppo rock italiano con voce femminile rappresentava per me una novità, semplicemente perché tra i miei ascolti abituali non figurano band “female fronted rock” (oggigiorno c’è un’etichetta per ogni cosa) ma la cosa più importante è che, a differenza di altri gruppi, non mi sono annoiato per niente.

Nelle 11 canzoni del disco si alternano brani rock con un basso presentissimo e che fa capire subito dove si vuole andare, chitarre che non disdegnano distorsioni e che vogliono farsi sentire e spingono ad alzare il volume, nessun synth, nessun coretto, solo musica “alla vecchia maniera” (“K2”, “Io torno a casa”, “Farsi male”) e ballate semi-acustiche con la voce di Giorgia, e le emozioni che riesce a trasmettere, in primissimo piano e il resto della band in sottofondo (“Che strano rumore”, “Non ballerò”). I brani sono estremamente travolgenti e coinvolgenti, dopo il primo ascolto diventano già cantabili, e in alcuni casi, “urlabili”  proprio per il loro essere concepiti nella forma più primitiva e genuina della musica rock.

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E’ musica fatta per essere sentita live, siete avvisati, non fate come me che li ho scoperti dopo 1 mese che hanno suonato nella mia città e ora sono alla ricerca di una data abbastanza vicina per potermeli gustare dal vivo (qui sotto le prossime date in programma).

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Vi lascio anche il link alla mia canzone preferita dal disco (qui) sperando possa piacere anche a voi e che questo gruppo possa arrivare a sempre a più ascoltatori. Potete trovare il disco su I-Tunes e Amazon, non fate i piccoli delinquenti scaricando le canzoni da youtube in qualità frullatore. Tutte le news della band le trovate sulla loro pagina FB

Alla prossima!

Andrea Aiolfi

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