Il nuovo Senato

Composizione e durata dell’incarico

L’obiettivo primario della riforma è il superamento del bicameralismo perfetto, peculiarità dell’architettura costituzionale italiana all’interno dei modelli bicamerali delle democrazie mature. Il bicameralismo perfetto ha due principali caratteristiche: da un lato ciascun disegno di legge viene approvato e diventa legge solo se è votato con il medesimo testo in entrambi i rami del parlamento (Camera e Senato) e dall’altro il Governo deve sempre godere della fiducia di ciascuna camera.

Per modificare tale sistema, il Parlamento, su proposta del Governo, ha votato una serie di modifiche relative alla potestà legislativa del Senato, al numero, alla durata del mandato e alla modalità di elezione dei senatori. È stato così ideato il Senato delle autonomie locali, una camera di rappresentanza delle istituzioni territoriali che:

  • concorre all’esercizio della funzione legislativa;
  • svolge funzioni di raccordo tra lo Stato centrale e gli altri enti territoriali previsti dalla Costituzione;
  • svolge funzioni di raccordo tra lo Stato, gli altri enti costitutivi della Repubblica e l’Unione europea;
  • partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea;
  • valuta le politiche pubbliche e l’attività delle pubbliche amministrazioni e verifica l’impatto delle politiche dell’Unione europea sui territori;
  • concorre ad esprimere pareri sulle nomine di competenza del Governo nei casi previsti dalla legge e a verificare l’attuazione delle leggi dello Stato. 

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Il nuovo Senato non è più titolare del rapporto di fiducia con il Governo, che resta invece di esclusiva titolarità della Camera dei Deputati. È composto da 95 Senatori ai quali si aggiungono altri 5 Senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica. I nuovi Senatori di nomina presidenziale, differentemente dai Senatori a vita, restano in carica fino alla scadenza del mandato del Presidente della Repubblica (7 anni). Essi vengono nominati “per aver illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario” e non possono essere nuovamente nominati una volta scaduti i 7 anni di mandato. A questi 100 senatori si aggiungono, a meno che non decidano di rinunciarvi, i Presidenti della Repubblica emeriti. Possono essere eletti Senatori, con metodo proporzionale, dai rispettivi consigli regionali e dai consigli provinciali delle provincie autonome di Trento e Bolzano, i consiglieri regionali e un sindaco per ciascun territorio. I nuovi Senatori, quindi, saranno chiamati a svolgere un doppio lavoro: da un lato Sindaci o Consiglieri regionali, dall’altro Senatori della Repubblica.

A fronte di queste modifiche, relativamente all’elettorato passivo (capacità di poter essere eletti), la conseguenza è che non è più richiesto il requisito del compimento del quarantesimo anno d’età per accedere alla carica senatoriale. Infatti, per ricoprire la carica di Sindaco o di Consigliere regionale è sufficiente aver raggiunto la maggior età. Dunque sarà sufficiente aver compiuto i 18 anni per ricoprire la carica di Senatore. Si abbasserebbe a questo punto anche l’età per l’elettorato attivo, in quanto al compimento del diciottesimo anno d’età si potrebbe votare anche per il Senato.

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La durata del mandato dei 95 senatori ( 74 Consiglieri regionali e 21 Sindaci, uno per ogni Regione) coincide con quella degli enti territoriali in cui sono stati elettiAlla scadenza della carica di Sindaco o di Consigliere regionale, quindi, essi decadono automaticamente dalla carica di Senatore.

I seggi sono ripartiti per Regione in proporzione alla loro popolazione secondo il metodo dei quozienti interi e dei più alti resti. Tale metodo prevede che il numero totale della popolazione italiana venga diviso per il numero di seggi previsti nel nuovo Senato in modo da ottenere il quoziente elettorale. Si procede, poi, a dividere il numero della popolazione di ciascuna Regione per il quoziente elettorale. Il risultato ottenuto da tale operazione, ripetuta per ogni Regione, indica il numero di seggi destinati alle Regioni. I seggi non attribuiti mediante questa operazione vengono, poi, destinati alla Regione che, nelle operazioni di calcolo dei seggi, registra il resto più alto.Ogni Regione deve avere almeno due senatori e le provincie autonome di Trento e Bolzano hanno entrambe due senatori.

In base a questo sistema di ripartizione dei seggi e all’attuale popolazione di ciascun Regione, il prossimo Senato avrebbe la seguente composizione:

  • Lombardia (14 Senatori);
  • Campania (9 Senatori);
  • Lazio (8 Senatori);
  • Piemonte, Veneto e Sicilia (7 Senatori);
  • Puglia e Emilia-Romagna (6 Senatori);
  • Toscana (5 Senatori);
  • Calabria e Sardegna (3 Senatori);
  • Valle D’Aosta, Friuli Venezia-Giulia, Provincia autonoma di Trento, Provincia autonoma di Bolzano, Umbria, Basilicata, Abruzzo, Marche, Molise e Liguria (2 Senatori).

Modalità di elezione dei Senatori

Il dibattito politico degli ultimi mesi si è incentrato fondamentalmente sul seguente quesito: eleggeremo o non eleggeremo più il Senato?

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La risposta non è semplicissima e vale la pena soffermarsi analiticamente sulla questione.

Il disegno di legge di revisione costituzionale prevede che :

  • “i Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggano , con metodo proporzionale, i senatori fra i propri componenti” art. 57 co.2;
  • l’elezione debba avvenire “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi” art. 57 co.5;
  • “le modalità di attribuzione dei seggi sono regolate con legge approvata da entrambe le Camere” art.57 co.6

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Ma cosa vogliono dire queste disposizioni?

In primo luogo possiamo dedurre che il legislatore abbia scelto un sistema di elezione indiretto o di secondo grado seppur atipico rispetto ad altre analoghe esperienze (vedi Senato francese o elezione presidenziale americana). Il sistema di elezione indiretto prevede che sia un collegio di grandi elettori,appositamente eletto e che svolge soltanto quella funzione, a procedere all’elezione. Nella nuova esperienza italiana non vi sarebbe un collegio di grandi elettori creato ad hoc, bensì i grandi elettori diventerebbero i Consigli regionali. Questi, quindi, dovranno esprimere il proprio voto seguendo le scelte espresse dagli elettori in occasione del voto espresso alle elezioni Regionali. Seguendo tali scelte, infine, con metodo proporzionale, i Consigli regionali procederanno ad eleggere i nuovi Senatori.

Il legislatore rimanda, poi, la regolamentazione delle modalità di attribuzione dei seggi ad una legge elettorale specifica, approvata da entrambe le Camere. Senza questa legge non possiamo comprendere in che modo verranno declinati i principi generali poc’anzi illustrati e dunque risulta difficile immaginare come in concreto avverrà l’elezione del nuovo Senato.

Cosa succederebbe nell’attesa dell’approvazione della legge elettorale per il Senato qualora dovesse vincere il Sì? Ed esistono dei termini entro cui approvare la futura legge elettorale?

Per rispondere al primo interrogativo, relativamente al funzionamento del nuovo Senato in un’ipotetica fase di transizione che precede l’approvazione di una specifica legge elettorale, bisogna attenersi a quanto riportato all’art. 39 della legge di riforma costituzionale recante disposizioni transitorie, soffermando la nostra attenzione sui co.4,6 e 11

Il comma 4 dice “che, fino a quando non sarà approvata la legge elettorale per il Senato, il Senato sarà costituito seguendo le disposizioni previste dal nuovo art. 57 Cost. entro 10 giorni dalla prima riunione della Camera dei Deputati dopo le prossime elezioni”.

Il comma 6, invece, ci aiuta a rispondere alla seconda domanda. Infatti la legge dovrebbe essere approvata entro 6 mesi dalla data delle elezioni della Camera dei deputati. Usiamo pur sempre il condizionale perché si tratta di un termine ordinatorio e non perentorio. Di conseguenza tutto dipende dalla volontà politica.

Ricapitolando:

  1. la legge elettorale del Senato dovrà essere approvata dalla Camera dei Deputati eletta nelle prossime elezioni e dal nuovo Senato;
  2. la legge elettorale del Senato dovrà essere approvata entro 6 mesi dalla data delle prossime elezioni della Camera dei deputati;
  3. in questa fase di transizione i Consigli regionali provvederanno a nominare i senatori attenendosi alle disposizioni di principio contenute nel nuovo art 57 Cost.

Quindi, stando a queste disposizioni, è corretto dire che quantomeno il primo Senato della nuova Costituzione sarà un Senato di nomina e non elettivo. Tuttavia sussiste un altro comma, il comma 11, che, destando non poche perplessità in chi scrive, sembra rovesciare la prospettiva appena affermata.

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Tuttavia sussiste un altro comma, il comma 11, che sembra rovesciare la prospettiva appena affermata. Il comma 11, facendo riferimento alla possibilità di richiedere un giudizio preventivo di legittimità costituzionale sulle leggi elettorali alla Corte costituzionale (novità introdotta dalla Riforma e che approfondiremo nei prossimi articoli), afferma che nella legislatura in corso è possibile richiedere il giudizio della Corte costituzionale sulla legge elettorale della Camera e anche su quella del Senato, entro 10 giorni dalla sua entrata in vigore. Si desume da questa disposizione, allora, che anche l’attuale Parlamento possa approvare una legge elettorale per il Senato dal momento che è possibile sottoporla al giudizio della Corte costituzionale. 

Un possibile modello elettorale per il Senato: la proposta di legge Fornaro-Chiti

Posto che una legge elettorale per il Senato, prima o poi, dovrà pur essere approvata, cerchiamo di capire quali proposte siano state già avanzate dalle forze politiche.

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Al momento esiste un’unica proposta di legge, la Fornaro-Chiti, che risale al Gennaio del 2015. Essa prevede che il territorio italiano sia suddiviso in 95 collegi elettorali uninominali tanti quanti siano i Senatori da eleggere. In ogni collegio potrà essere presentato un solo candidato per ciascun lista regionale e nelle regioni che eleggeranno un unico consigliere regionale come senatore ( l’altro sarà un sindaco del territorio di quella regione), il collegio corrisponderà al territorio regionale. In base al voto espresso si creerà una graduatoria regionale e i seggi saranno attribuiti alla lista regionale con metodo proporzionale.

L’elettore, dunque, recandosi alle urne per il rinnovo del consiglio regionale riceverà due schede: una per consiglio regionale e l’altra per la scelta dei senatori tra i consiglieri regionali. Il consiglio regionale dovrà, poi, procedere ad eleggere i senatori attenendosi alle indicazioni provenienti dal voto degli elettori.  

Per quanto riguarda i sindaci, il consiglio regionale dovrebbe votare sulla base di una terna di nomi proposta dal Consiglio delle Autonomie locali. Nascerebbe così un sistema misto: i 74 Consiglieri regionali sarebbero votati con un sistema atipico di secondo grado o indiretto, mentre i 21 sindaci verrebbero nominati dai Consigli regionali in virtù di una terna di nomi presentati dal Consiglio delle Autonomie locali.

Giorgio Cardile

Prima parte: La riforma costituzionale

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