Misericordia et misera: la Rivoluzione della dolcezza

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Il destino ama dimostrare continuamente di avere il senso dell’umorismo. Può far sorridere, ad alcuni, che ieri Papa Francesco abbia aperto, con la lettera apostolica “Misericordia et misera“, al perdono dell’aborto. Ebbene sì, aborto. Senso dell’umorismo del fato, dicevamo, dato che la lettera, che pone fine al Giubileo Straordinario, arriva dopo 3 giorni dalla messa in onda delle puntate finali di “The Young Pope“. La nona puntata della celebre serie si apre, infatti, con un dialogo anomalo tra Papa Pio XIII ed il cardinale Spencer. Il tema? Aborto, naturalmente. Le posizioni del giovane interpretato da Jude Law sono, però, tutt’altro che progressiste. “La rigidità, quando si parla di aborto, è l’unica alternativa” – lo ascoltiamo sentenziare – e poi “è soltanto il moderno lassismo che vuole trasformare in diritti i peccati”. Il genio di Sorrentino crea un personaggio fragile. Fragile perché umano. Ma altrettanto rigido nella sua lotta contro la decadenza: della Chiesa, della società, di Dio. È la sua contingenza, sono i suoi panni così stretti, ad indebolirlo ancora di più, e di conseguenza ad irrigidirlo incondizionatamente. Perché la paura – la paura di essere uno e trino, ma soprattutto nessuno – irrigidisce. È il paradosso dell’essere umani. Le debolezze che attanagliano il giovane Papa ci restituiscono un’idea viva dell’Istituzione Chiesa e la riavvicinano al nostro sentire, nella giusta misura; ci catapultano immediatamente al concreto ed alla nostra piccolezza.

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È impossibile che nella mente di chi coglie la Bellezza raccontataci da Sorrentino, non si intreccino i volti di Belardo e di Papa Francesco. È un intreccio misterioso quello delle loro parole. Tutto pare riconducibile ad un disegno. “Rigidità”, riguardo all’aborto, per la serie tv, mentre Francesco, rivolgendosi a tutti i sacerdoti chiede “guida e conforto nell’accompagnare i penitenti”. E scrive – ma è come se, senza volerlo alzi un po’ la voce – : “assolvete i medici e le donne che abortiscono“. Il filo conduttore è uno: non l’aborto, ma l’umanità. La restituzione dell’umanità a chiunque, a cominciare dall’istituzione più antica e conservatrice di tutte. Il messaggio sull’interruzione della gravidanza, che comunque “rimane peccato grave”, dà la sensazione che l’orologio della Chiesa – e anche della vita – non sia fermo. Fa tornare a credere che si possa crescere e migliorare tutti. Il confronto tra i due papi, che parlano lingue ed abitano mondi opposti e profondamente simili, ci regala un’idea progressista ma anche atavica di uomo. Poca importanza ha il fatto che l’uno abiti solo la TV e che l’altro viva la realtà. Emerge soltanto l’uomo, quell’uomo che impara ad insegnare ad essere bambini, quell’uomo sia fuori che dentro il tempo.

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Paolo Sorrentino voleva disegnare una Chiesa composta da persone. Papa Francesco questa Chiesa la sta disegnando. A noi, dopo aver sorriso del destino, non rimane che essere contenti. E, diciamocelo, sentirci finalmente meno soli.

Andrea Conte

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