Ritratti della vecchiaia

Quando mi capita di vedere o leggere qualcosa che colpisce la mia attenzione mi ritrovo quasi inconsciamente a fare una miriade di associazioni mentali. In questo caso ho deciso di condividere con voi alcuni di questi collegamenti, con la piena consapevolezza che tale metodo di analisi non sia di certo il migliore o il più corretto, e per questo chiedo venia, ve le propongo così come mi sono balzate alla mente.  

Richard Avedon è stato un famoso fotografo del Novecento, conosciuto e apprezzato per le sue fotografie nel campo della moda, sconvolse il pubblico con una serie di fotografie iniziate a scattare nell’ottobre del 1969, che ritraggono la lenta morte del padre malato di cancro. La cosa che rende le fotografie molto interessanti è, a mio parere, il fatto che Avedon tenti di cogliere alcune espressioni e gesti del padre, nei quali egli si riconosce e si ritrova. Eccone un esempio:

54.jpg
Richard Avedon – Father Jacob Israel Avedon (1973)

E’ davvero sorprendente l’estremo rigore e quasi freddezza con cui Avedon coglie questi momenti, struggenti nella loro semplicità.

download
Richard Avedon – Jacob Israel Avedon (1974)

Ma soprattutto, sembra quasi che egli studi meticolosamente il padre, giunto ad uno stato di estremo dolore, tentando di trovare in lui, nelle pieghe del suo volto, un pezzo di sé stesso, con l’intenzione di fissarlo per sempre.

La prima cosa a cui ho istintivamente pensato guardando queste fotografie è stata la Pietà di Tiziano, oggi alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, che venne realizzata tra il 1575 e il 1576 come ex voto da parte dell’artista per scongiurare la morte di peste, in quegli anni dilagante, e che sarebbe poi dovuta essere appesa nella cappella di Cristo nella Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari, dove aveva ottenuto il permesso di essere sepolto. La tela non venne però ultimata perché la morte colse comunque Tiziano e suo figlio, prima del suo completamento.

PietaTiziano.jpg

Il dipinto mette in scena la Pietà classicamente intesa, con Cristo sorretto dalla madre e la Maddalena al fianco, ma vi è anche inserito Nicodemo, certamente uno dei meno noti discepoli di Gesù, che vediamo prostrato ai suoi piedi, implorante. Egli è in realtà Tiziano stesso, il quale si autoritrae al limitare dei suoi giorni. La scena, come in Avedon, è struggente.

A completamento di questo breve excursus, diamo un’occhiata ora al sonetto XII del Canzoniere di Petrarca:

Se la mia vita da l’aspro tormento

si può tanto schermire, et dagli affanni,

ch’i’ veggia per vertù de gli ultimi anni,

donna, de’ be’ vostr’occhi il lume spento,

e i cape’ d’oro fin farsi d’argento,

et lassar le ghirlande e i verdi panni,

e ‘l viso scolorir che ne’ miei danni

a llamentar mi fa pauroso et lento:

pur mi darà tanta baldanza Amore

ch’i’ vi discovrirò de’ mei martiri

qua’ sono stati gli anni, e i giorni et l’ore;

et se ‘l tempo è contrario ai be’ desiri,

non fia ch’almen non giunga al mio dolore

alcun soccorso di tardi sospiri.

Qui il poeta immagina un futuro lontano in cui la passione giovanile, ormai sfiorita, cede il passo a un profondo affetto tra lui e Laura, la sua amata. Quello che in questa sede mi interessa mettere in risalto è la descrizione dell’invecchiamento: donna, de’ be’ vostr’occhi il lume spento,/ e i cape’ d’oro fin farsi d’argento,/ et lassar le ghirlande e i verdi panni, e ‘l viso scolorir […]. In soli quattro versi Petrarca delinea il disfacimento della bellezza e della passione, l’affievolirsi dello sguardo della donna che ama e lo scolorirsi dei suoi capelli, immagine quest’ultima resa con una delicatezza davvero toccante.

Matteo Mascarin

* Immagine in evidenza: Richard Avedon – Portraits (1976)

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *