We are the champions, la storia della musica a fumetti

Dopo avervi raccontato di quel piccolo capolavoro biografico-storico di Quaderni Ucraini (potete leggerlo qui) quando L’Ora d’aria era appena nata, torniamo nel mondo fumettistico senza distaccarci dalla tematica musicale.

Il libro in questione è We are the Champions di Dario Moccia (testi) e Tuono Pettinato (testi e disegni) e parla della storia di Farrokh Bulsara, in arte Freddie Mercury, cantante, leader e icona del gruppo rock Queen e ancora oggi considerato una delle più grandi rockstar di sempre.

Sarò sincero, ero attirato dal fumetto più per vedere all’opera insieme i due autori che per la storia in sé. Per chi non li conoscesse, Dario Moccia è un autore molto giovane alla sua seconda opera come scrittore, ma alla prima per quanto riguarda un fumetto “da libreria”, che si è fatto conoscere nel mondo del fumetto italiano attraverso il su canale Youtube (https://www.youtube.com/user/DarioMocciaChannel) sul quale propone video divulgativi, recensioni e opinioni personali sul mondo fumetto, animazione e videogiochi e nel 2015, è passato dall’altra parte della barricata con il suo primo fumetto Agorafobia.

Tuono Pettinato (aka Andrea Paggiaro) invece è ormai un fumettista veterano, attivo dall’inizio degli anni duemila, pubblica il primo fumetto nel 2005, non nuovo alle biografie (si è già occupato di Alan Turing, Garibaldi e Kurt Cobain) né al fumetto a tema musicale (Nevermind e le leggendarie strisce mensili su XL, l’ormai defunto mensile che usciva con la Repubblica) si è fatto conoscere da subito per il suo inconfondibile stile grafico, che personalmente amo molto.

Il libro può essere definito come una maratona spazio-temporale. Mi spiego prima che mi prendiate per scemo: sotto la guida della coppia Dario-Tuono si viaggia per il mondo e attraverso la storia di Freddie e dei Queen in una corsa velocissima, partendo dall’incontro tra i due autori a Torre del Lago, passando da Zanzibar e Londra fino ad arrivare a Montreaux , per un motivo ben preciso che non vi anticipo.champions3

Le origini del cantante, tra Zanzibar, la religione zoroastriana e la scuola in India, sono narrate di fretta, senza didascalie o balloon, si deve passare subito all’Inghilterra, alla trasformazione da Farrok a Freddie, alla musica e allo spettacolo. L’idea nuova della Rock Opera portata in scena dai 4 musicisti, le metamorfosi musicali e del look dell’eccentrico cantante sono raccontate attraverso i monologhi del protagonista e alternate a episodi realmente accaduti e più o meno romanzati (come l’incontro-scontro con Sid Vicious).

Gli unici pit-stop di questa vorticosa narrazione sono le “schede” di ogni disco, che rappresentano le poche parti a colori del libro, in cui i due autori si lasciano andare a giudizi e pareri personali, riuscendo in poche battute e aiutati dalle rappresentazioni dei personaggi che popolano ogni disco a definire l’essenza di ogni lavoro targato Queen. Non sono disdegnati anche duetti  immaginari sulle tracce più importanti di ogni album, un po’ come quando sei al pub con il tuo amico che ti sta raccontando una storia ma si interrompe di colpo perché hanno appena messo la sua canzone
preferita e lui deve canticchiarla a tutti i costi.pagine-da-moccia-tuono_02

Non ho mai avuto un grande feeling con la band inglese, c’è stato un periodo tra la prima e la seconda liceo in cui li ascoltavo ogni giorno, quelle poche canzoni che conoscevo le ho assimilate completamente ma non li ho mai approfonditi, ad esempio ignoravo molte copertine dei loro dischi e non sapevo quando fossero stati fatti. Volevo gustarmi la lettura diluendola in un paio di giorni. L’ho finito in mezz’ora.

Leggendo il fumetto ho scoperto dettagli e caratteristiche della loro musica di cui non ero a conoscenza e mi sono reso conto di una cosa: questa sensazioni di assistere a una corsa frenetica non è stato un artificio letterario creato dagli autori, era proprio lo stile dei Queen. Tra il 1973 e il 1978 i Queen hanno pubblicato 7 album in studio (due nel 1974). Un’enormità. Questa continua ansia di voler continuare a correre, di voler continuare a vivere, è stata anche la loro fine.

C’è una pagina in particolare che descrive la vita che Freddie Mercury aveva iniziato e che lo porterà a uno STOP di questa sua corsa verso il continuo spettacolo ed è riassunta perfettamente nel dialogo che trovate sul retro di copertina del libro:

 “Ho contratto L’HIV. Non mi resta molto tempo da vivere. Ci mettiamo al lavoro?”

Il tratto di Tuono Pettinato, pur essendo stilizzato, l’ho sempre trovato particolarmente comunicativo, i personaggi anche se graficamente semplificati riescono attraverso le espressioni e i movimenti ad esprimere ESATTAMENTE lo stato d’animo o la particolare situazione che stanno vivendo. Che si tratti del sorriso del giovane Farrokh che scorrazza per le vie di Stone Town o delle lacrime di Brian May alla richiesta di Freddie di concludere le ultime canzoni scritte quando lui non ci sarà più, le sensazioni arrivano al lettore attraverso quei disegni che a una prima occhiata possono sembrare buffi o semplicistici.

Inevitabilmente mi sono ritrovato a rispolverare canzoni che non sentivo da moltissimo, compresa la mia preferita del gruppo Who wants to live forever, che mi hanno accompagnato durante la stesura di questo articolo e hanno risvegliato in me la curiosità di approfondire una band che avevo messo nel dimenticatoio.

In conclusione, Natale è alle porte (non è vero ma i centri commerciali dicono così), questo libro lo trovate in tutte le librerie o su Amazon e può essere il regalo ideale da farvi  per una lettura assolutamente piacevole e diversa dal solito che può farvi scoprire (o riscoprire) un tassello fondamentale della storia della musica Rock. E’ adatto sia a chi è un massimo esperto di tutto ciò che riguarda i Queen sia a chi ha bisogno solo dello stimolo giusto per iniziare a sentirli.

P.S. Il 24 novembre pubblico questo articolo come concordato dalla redazione settimana scorsa. Il 24 novembre è l’anniversario della morte di Freddie Mercury e nessuno di noi lo sapeva. Coincidenze? Io non credo.

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