Talvisota: quando le dimensioni non contano

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Chi è il più grande generale russo? Non è l’inizio di una barzelletta o di un porno, bensì una domanda retorica. Sappiamo tutti che non è l’ottocentesco Kutuzov, come non lo è il ben più recente Žukov. Il più grande generale russo è il General Moroz: il Generale Inverno. Essere quasi senziente che da secoli difende la Russia, soprattutto dalle armate napoleoniche molto prima e dalla Wehrmacht nazista poi. Pur esistendo già da molto prima, acquisì questo nome in una lettera del Maresciallo dell’Impero Michel Ney, di istanza nella Russia assediata.

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Sempre a rompere i coglioni, ‘st’inverno

Non sempre, però, il Generale Inverno ha combattuto dalla parte dei russi. Infatti, c’è un altro popolo che ne ha fatto largamente uso, seppur per pochi mesi. Pochi mesi durante i quali il Generale Inverno (che in questo caso dovremmo chiamare Kenraali Talvi) si fuse con un’altra entità, molto meno famosa, ma altrettanto incisiva: il Sisu.

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Il Sisu è un concetto intraducibile, che riguarda l’orgoglio, la spavalderia, la forza di volontà, la perseveranza, ma anche l’umiltà e la razionalità. Il Sisu (che è anche la Shanghai International Studies University) è lo spirito di un popolo, a cavallo tra un’anima collettiva ed una cultura nazionale. Mika Häkkinen ha dichiarato che “Sisu non è buttarsi giù da un albero, Sisu è prendere una curva ghiaiosa a 100km/h”. Sisu è forse ciò che ha permesso di creare l’unico oggetto che non potrebbe essere distrutto nemmeno nell’Orodruin: il Nokia 3310. Ebbene sì: sto parlando della Finlandia e dei finlandesi.

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No, Frodo: non funzionerebbe

I loro antenati abitavano il nostro continente in epoca antichissima, antecedente all’arrivo degli Indoeuropei. Nonostante ciò, fino al XI secolo, la Finlandia non aveva che tre gruppi etnici saltuariamente in lotta tra loro, tanto che la fine della Preistoria finlandese, per convenzione, avviene con le prime conquiste da parte degli svedesi. Un secolo dopo, le sue terre più orientali, finivano invece sotto l’influenza del Principato di Novgorod. Dopo essere stata per secoli terreno di scontri tra svedesi e russi, ma anche di una forte svedesizzazione, nel XVIII secolo nacquero, in Finlandia, le prime rivendicazioni indipendentiste. Nemmeno un secolo dopo, però, il territorio passava totalmente sotto il controllo russo. Sotto il nuovo impero, però, progressivamente la nazione ugro-finnica guadagnò autonomia, con un proprio senato, un proprio governatore e la creazione del Gran Ducato di Finlandia. Arrivato il ‘900, con scioperi e proteste (anche sanguinose), la Finlandia ottenne un parlamento monocamerale. 6 Dicembre 1917: la Finlandia dichiara l’Indipendenza da quella che, di lì ad un lustro, sarebbe diventata l’URSS. Dopo una fase di assestamento, arriviamo al momento in cui il Generale Inverno cambiò alleati.

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quando la Finlandia non era ancora nella Storia: Akseli Gallen-Kallela, La difesa del Sampo, 1896

A pochi mesi dall’inizio della Seconda Guerra Mondiale, Stalin, scopiazzando Hitler, ordinò di bombardare il piccolo villaggio (a maggioranza finlandese) di Mainila, al confine con la Repubblica di Finlandia, accusando poi quest’ultima del misfatto. Il governo finlandese propose una commissione d’inchiesta indipendente, ma Stalin, tre giorni dopo, ordinò di attaccare: era il 30 Novembre 1939.

Aveva inizio la Guerra d’Inverno.

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I due Stati avevano stipulato un trattato di non aggressione nel 1932, rinnovandolo poi due anni dopo. Il dittatore georgiano confidava dunque nel fattore sorpresa, ma il Gran Maresciallo Mannerheim (nobile di origine olandese, pazzamente innamorato di Elena di Savoia, che avrebbe dovuto sposare) aveva preventivamente rafforzato le difese al confine. Pochi mesi prima, le tre repubbliche baltiche si erano sottomesse senza combattere, non era l’intenzione dei finlandesi.

Erano pochi, equipaggiati con vetusti fucili russi, poco avvezzi allo scontro bellico. Tuttavia, sapevano sciare, cacciare, nascondersi e vivere al Polo Nord (con Babbo Natale, che però si mantenne neutrale).

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in Svizzera Babbo Natale ha un aiutante, Schmutzli, che lo rese neutrale durante il conflitto

L’inverno a cavallo tra il ’39 ed il ’40 fu abominevole, con temperature che toccarono i -40°C in alcune zone della penisola scandinava. I russi, sempre scopiazzando Hitler, avevano deciso di puntare tutto sui carriarmati, che, però, non riuscivano a spostarsi nella neve ghiacciata ed a quelle temperature. I nostri eroi, dal canto loro, non cercarono lo scontro frontale, bensì preferirono adottare la strategia che gli stessi russi avevano adottato contro Napoleone e le sue truppe: la guerriglia. Dopo le prime trattative, tutte mandate all’aria dalla strenua resistenza finnica, Molotov disse che ormai la questione era da demandare agli eserciti, convinto che quello sovietico avrebbe tranquillamente annichilito quello avversario.

Si sbagliava.

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un’aggressiva cartolina finlandese

In quei mesi, in Finlandia, c’era anche un giovane giornalista italiano, allontanato dall’Italia dallo stesso quotidiano per cui continuava a scrivere, poiché inviso ai fascisti. Aveva un nome che non troverete mai su di un calendario cristiano, era nato a Fucecchio e rispondeva all’appello del padre, preside, al nome di Montanelli Indro. Stoicamente rimasto a Helsinki nonostante le resistenze del direttore del Corriere della Sera, il giovane Montanelli principiò a scrivere di quella che era la fiera resistenza del popolo finlandese, cosicché, nella putrida Italia di allora, nacquero simpatie per quel popolo lontano, che tanto si opponeva ai comunisti. Vennero anche spediti, via treno, alcuni aeroplani (la Finlandia aveva buoni piloti, anche prima della Formula1), ma la Germania nazista li fece recapitare smontati, poiché in combutta con l’URSS. Mentre la Svezia, titubante, inviava poche armi e provviste, come fecero anche Francia e Regno Unito, diversi volontari partivano per il paese di Babbo Natale, a difesa della democrazia: svedesi, danesi, i cugini ungheresi, baltici ed italiani (che torneranno molto utili). Inoltre, molti patrioti lasciarono la loro terra natia, per difendere la loro Urheimat. Partirono, infatti, svenskar (finlandesi di Svezia), finlandesi d’Ingria (una regione russa) e perfino coloni di origine finlandese dall’Alaska (attualmente il 6% della popolazione dello Stato americano).

La Finlandia, inoltre, poté contare sulle imprese epiche dei singoli, tanto che, tra i finlandesi, iniziò a circolare l’equazione “un finlandese vale undici russi”. Uno su tutti, probabilmente, la Morte Bianca (Valkoinen Kuolema), un contadino, al secolo Simo Häyhä, ancora oggi da molti considerato il miglior cecchino della Storia, con all’attivo 542 vittime nel giro di pochi mesi, più un altro centinaio con mitragliatrice.

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una tranquilla Morte Bianca

Ma, come già accennato, gli italiani apportarono qualcosa in più che la loro semplice presenza. Durante la Guerra Civile Spagnola, infatti, combattendo dalla parte del torto, le milizie fasciste avevano utilizzato un’arma tanto semplice quanto efficace, una bottiglia infiammabile, economica e distruttiva, che usarono anche in Finlandia.

Qui, non si sa bene chi, la perfezionò, applicando una sorta di miccia, un semplice straccio imbevuto di liquido infiammabile. La leggenda vuole che quelle bottiglie furono riempite ed imbevute di paloviini, ossia vodka, ma la cosa appare alquanto improbabile, quantomeno per il contenuto. Dopo i primi bombardamenti di Helsinki, Molotov aveva dichiarato che aveva semplicemente fornito viveri alle popolazioni affamate. I finlandesi, allora, risposero lanciando ai russi quelle bottiglie infiammabili, “cocktail da abbinare al cibo di Molotov”: le (bottiglie/bombe) Molotov.

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I russi erano esasperati, basiti, attoniti. Le perdite erano ingenti, umane e non. Non si sarebbero mai aspettati una tale resistenza da un popolo ‘sì mansueto. La Finlandia resisteva e così i finlandesi, con il loro Sisu ed il Generale Inverno.

Oggi, 30 Novembre 2016, cade il settantasettesimo anniversario dell’inizio della Guerra, che proseguì poi fino al 13 Marzo e riprese successivamente, “ma questa be’, questa è un’altra storia”.

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Oggi voglio semplicemente ricordare le gesta eroiche di un popolo.

Un popolo che ha combattuto per la Libertà, oltre la realtà.

Michele Radaelli

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