Organi di garanzia, strumenti di democrazia e contenimento dei costi

Gli organi di garanzia costituzionale, gli strumenti di democrazia diretta e il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni nel disegno di legge di revisione costituzionale

Elezione Presidente della Repubblica

La riforma incide anche sulla procedura di elezione del Presidente della Repubblica.

Il Presidente della Repubblica, secondo il dettato del vigente art 83 Cost., viene eletto dal parlamento in seduta comune (Camera e Senato) e dai delegati regionali. Ciascuna Regione ha tre delegati regionali eletti dal Consiglio regionale eccetto la Valle D’Aosta che ne ha soltanto uno. 

Essa ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi della assemblea per i primi tre scrutini, mentre dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta. La nuova formulazione stabilisce, invece, che dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dell’assemblea e dal settimo in poi è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti.

Elezione giudici della Corte Costituzionale

Ai sensi dell’art.135 Cost la Corte costituzionale ècomposta da quindici giudici, un terzo dei quali nominati dal Presidente della Repubblica, un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative e un terzo dalle Camere in seduta comune.

In virtù della legge di revisione costituzionale tre giudici saranno eletti dalla Camera dei deputati e due dal Senato della Repubblica. Dunque i giudici non saranno più eletti in seduta comune, ma ciascuna camera procederà autonomamente alla nomina.

hammer-802301_960_720.jpg

Modifiche relative al referendum abrogativo, all’iniziativa legislativa popolare e introduzione del referendum propositivo e di indirizzo

Sono state previste tre principali novità per quanto riguarda gli strumenti di democrazia diretta.

La prima riguarda l’iniziativa legislativa popolare. Essa è stata aggravata in quanto è aumentato il numero minimo di sottoscrittori per poter presentare una proposta di legge redatta in articoli. Ora saranno necessarie 150 mila e non più 50 mila firme per poter presentare una proposta di legge popolare. Differentemente da quanto avviene ora, dopo la modifica dei regolamenti parlamentari, la discussione e la deliberazione conclusiva sulle proposte di legge diniziativa popolare saranno garantite nei tempi, nelle forme e nei limiti.

La seconda novità riguarda il referendum abrogativo e in particolare il quorum da raggiungere affinché il referendum sia valido.

Attualmente il quorum è pari alla maggioranza degli aventi diritto al voto. Con la riforma sono previste due possibilità:

  1. se il referendum abrogativo è richiesto da più di 800 mila elettori, il quorum richiesto corrisponde alla maggioranza rispetto al numero dei votanti alle ultime elezioni per la Camera
  2. Se il referendum abrogativo è richiesto da un numero di elettori compreso tra 500 mila e 800 mila, il quorum richiesto corrisponde alla maggioranza degli aventi diritto al voto

La terza novità riguarda l’introduzione di due nuove tipologie di referendum all’art.71, co.4, Cost.: il referendum propositivo e il referendum di indirizzo.

La disciplina di questi referendum, però, viene rinviata ad una successiva legge ordinaria.

riforma-costituzionale-cosa-ce-dentro-analisi-referendum-body-image-1475772800.jpg

Contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni

Nel dibattito politico il Presidente del Consiglio e il Ministro delle riforme hanno insistito sull’incisivo contenimento dei costi delle istituzioni che deriverebbe dalla riforma, stimando oltre 500 milioni di risparmio. 

Preliminarmente bisogna vedere quali siano gli interventi diretti e indiretti volti a modificare la Costituzione e valutare quali determineranno un risparmio certo.  Per fare questa operazione ci basiamo sul documento emesso dalla Ragioneria Generale dello Stato, in data 28 Ottobre 2014, su richiesta del Ministero per le riforme.

Le modifiche riportate nella Carta costituzionale e che incidono direttamente sui costi di funzionamento sono tre e riguardano:

  • l’art 57 Cost. in cui si prevede la riduzione dei senatori da 315 a 95;
  • l’art 69 Cost. in cui si limita l’attribuzione dell’indennità ai soli componenti della Camera dei; Deputati
  • la soppressione del CNEL;

La nuova versione degli artt. 57 e 69 Cost. comporta un risparmio totale di 49 milioni di euro annui:

  • di questi 49 milioni di euro, 40 milioni deriverebbero dall’abolizione dell’indennità per i Senatori;
  • dalla riduzione, invece, del numero dei Senatori, vista la cessazione della corresponsione della diaria mensile (3.500 euro pro capite), deriverebbe un risparmio di 9 milioni di euro annui; 
  • con la soppressione del CNEL, inoltre, ci sarebbe un risparmio di 9 milioni di euro, da aggiungersi ai 10 milioni di euro già indicati nella relazione tecnica al ddl di stabilità del 2015.

money-515058_960_720.jpg

In sostanza si registrerebbe un risparmio annuo di 68 milioni di euro, che diventa di 340 milioni a legislatura.

Vi sono, inoltre, ulteriori modifiche relative alle autonomie territoriali che potrebbero incidere sul contenimento dei costi: da un lato la scelta di ricondurre il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario sotto la potestà legislativa esclusiva dello Stato, dall’altro la soppressione delle Province. Tuttavia la Ragioneria Generale dello Stato ha affermato di non essere in grado di stimare in modo preciso a quanto possa ammontare il risparmio.

Giorgio Cardile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *