Referendum: quali effetti sui mercati?

L’esito del referendum di domenica 4 dicembre, che si voglia o meno, avrà un impatto sui mercati; resta ancora da capire in che misura questo potrà avvenire e quali variabili verranno intaccate, soprattutto nel caso in cui dovesse prevaricare la scelta del “no”. Sia la Banca d’Italia che la Banca Centrale Europea, nei loro rapporti sulla stabilità finanziaria, hanno evidenziato in maniera molto chiara che il voto produrrà sicuramente effetti  sull’andamento economico e politico del paese.In queste situazione non possiamo neppure affidarci troppo a stime e previsioni, visto le recenti smentite che queste ultime hanno registrato a giugno nel caso del voto sulla Brexit e nella scelta del 45° Presidente degli Stati Uniti lo scorso 8 novembre.

Sicuramente il contesto che circonda l’avvicinamento alle urne può far trapelare qualche indicazione: lo spread btp-bund, negli ultimi giorni, ha raggiunto livelli molto elevati, che non si registravano ormai da maggio 2014. Questo dato è ancora più significativo se si considera che il differenziale Spagna–Germania non ha subito nessuna modifica sostanziale: fino a pochi giorni fa gli spread italiani e spagnoli si equivalevano, mentre ora gli investitori ritengono più rischioso indebitarsi con la controparte italiana proprio a causa di una possibile instabilità politica che potrebbe derivare dall’esito referendario. Per la prima volta dopo qualche tempo, seppur registrando una discreta copertura, l’ultima asta dei Ctz ha evidenziato un netto aumento dei rendimenti che sono tornati in territorio positivo.

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Alla luce di questi risultati, il Ministero del Tesoro ha deciso che per il 2016 non ci saranno più emissioni di titoli di stato, cancellando ufficialmente la già programmata asta del 13 dicembre e arginando così i possibili danni che il contesto politico incerto avrebbe potuto portare al debito italiano. Tuttavia, sarebbe giusto fare una riflessione su quello che potrebbe succedere ai Titoli di Stato che tanti risparmiatori hanno già in portafoglio, soprattutto per quelli a lunga scadenza. Sicuramente l’ombrello della Banca Centrale Europea voluto da Draghi potrà notevolmente ridurre l’incertezza elettorale, ma lo spread non è l’unica preoccupazione che i mercati del “belpaese” devono affrontare.

La decisione che gli italiani prenderanno domenica, influenzerà in maniera importante la modalità con la quale si definirà la posizione di Banca Monte Paschi di Siena, prossima ad un nuovo aumento di capitale, il secondo in pochi mesi. La banca toscana naviga ormai da parecchio tempo in cattive acque e un nuovo scossone sui mercati, ove i titoli bancari spesso sono quelli maggiormente coinvolti, sicuramente non gioverebbe al tentativo di risanamento che si sta tentando di perseguire. Per Unicredit, invece, l’aumento di capitale potrebbe essere scongiurato dal fatto di riuscire a chiudere la vendita di alcuni assets strategici, come la Pioneer Global Asset Management S.p.A, fiore all’occhiello del colosso bancario con masse amministrate che al 30 giugno di quest’anno ammontano ad oltre 220 miliardi. Bisogna però trovare dei compratori interessati; bisogna farlo presto e potrebbe non bastare.

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Non possiamo avanzare invece previsioni circa l’andamento dei titoli azionari; il mercato azionario ragiona “prima con la pancia e poi con la testa”… e chissà se lunedì mattino registrerà un certo malessere oppure avrà tranquillamente digerito quanto accaduto il giorno prima…

Luca Brambilla

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