No, non lo voglio

C’era una volta una bellissima donna. Alla bellezza associava un’intelligenza, una solarità e una cultura disarmante. Insomma, era davvero meravigliosa. Nonostante fosse così “perfetta”, non riusciva a trovare l’amore, suscitando preoccupazione generale in tutto il Paese. Il tempo passava e nonostante iniziasse ad incupirsi e a dubitare del fatto che esistesse il vero amore, continuava a cercarlo. Non voleva, infatti, trascorre una vita infelice con uno qualsiasi, iniziare “terapie di coppia” per provare a risolvere i problemi, divorziare dopo qualche anno e rimettersi alla ricerca di un nuovo uomo.

In Paese in molti le ripetevano di smetterla di fissarsi con tutti quei tecnicismi legati all’amore e di ragionare più in termini politici, di convenienza, perché c’era il rischio che sarebbe rimasta sola fino alla fine dei suoi giorni svilendo la sua bellezza. 

Italia era veramente in difficoltà. Aveva provato a conoscere meglio alcuni uomini negli anni precedenti, ma il suo cuore non si era acceso.

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Un giorno i genitori le presentarono un ragazzo, un fiorentino simpatico, uno che, come tutti i fiorentini, tende a “spararle grosse” per far ridere gli amici. Il fiorentino piaceva moltissimo ai genitori, un po’ meno a Lei. Certo, Lei non era innamorata di Lui, anzi, non sopportava la sua risata e quel vizio di ingigantire ogni cosa che dicesse; eppure vuoi le insistenze e la preoccupazione dei genitori e degli amici, vuoi il timore di non trovare niente di meglio, si decise ad accettare la proposta di matrimonio.

Il Paese era spaccato a metà. C’era chi, più romantico, non vedeva di buon occhio questa unione di convenienza, c’era chi, più pragmatico, sosteneva la scelta. C’era anche chi, da un lato, provava rabbia verso il fiorentino che era riuscito a portarla all’altare e provava in ogni modo a ostacolare questa unione e chi, dall’altro, pur di sostenere quest’unione non sapeva più cosa inventarsi.

Lei, Italia, era confusa e la notte non riusciva a dormire serenamente. Nella sua testa rimbombavano le strepitanti voci che gridavano “Basta un Sì”, “Basta un Sì, Italia, per essere felici”, “Se dici No, non cambia nulla”.

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Il giorno del matrimonio si presentò sull’altare più indecisa che mai. Tutto il Paese aveva gli occhi rivolti al matrimonio e anche gli amici dei Paesi limitrofi erano accorsi fuori dalla chiesa in attesa della risposta. Italia sapeva che se avesse detto avrebbe posto fine a quella continua ed estenuante ricerca e forse, forse, sarebbe stata anche felice nel medio lungo periodo. Però Lei non lo amava, sentiva che era una scelta forzata. “E se quella persona fosse sbagliata? E se mi obbligasse a sottostare al suo volere limitando la mia libertà?” In fondo, nel poco tempo che aveva avuto a disposizione per conoscerlo non l’aveva convinta, così come non l’aveva convinta la proposta di vita che le aveva presentato. Troppi dubbi, troppe incertezze, troppi “sistemeremo tutto con il tempo”.

Sapeva che se avesse detto No, tutto sarebbe rimasto come prima. Sapeva che sarebbe proseguita la ricerca del vero amore. Perché, però, proibirsi un vero amore in nome di un’ingiustificata paura di restare da sola? Italia scelse i “tecnicismi del cuore”, scelse di ascoltare i dubbi che l’assillavano e uscì silenziosamente tra gli sguardi increduli ma pieni di comprensione dell’intero Paese. Per la prima volta, dopo anni, il Paese si fermò. Gli invitati si guardarono negli occhi e capirono che in tutto quel tempo, nei consigli che avevano offerto ad Italia, avevano fatto prevalere il proprio interesse personale e non quello di Italia stessa e del Paese inteso nella sua complessità. Anche loro, silenziosamente, seguirono Italia. Uscendo chiusero la porta ad una lunga stagione di infruttuosi tentativi ed imboccarono, insieme, un nuovo percorso per il bene dell’Italia.

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E voi? Voi cosa scegliereste? Vorreste voi sposarvi solo per paura di non trovare niente di meglio? Vorreste voi sposarvi con la possibilità concreta di affrontare una separazione dopo poco tempo per incompatibilità con il partner? Vorreste voi buttare via tempo e denaro per compiere tale tentativo? In altre parole, vorreste voi una riforma della Costituzione piena di contraddizioni per paura di non avere altre possibilità di cambiamento? Vorreste voi una riforma fortemente inefficiente incapace di risolvere i problemi sistemici del paese e fautrice di divisione e tensioni sociali? No, io non lo vorrei. Io vorrei qualcosa di meglio. Non ambisco a una perfezione che garantirebbe solo il “Re filosofo” di Platone, ma ambisco a una riforma che raggiunga degli standard minimi di accettabilità. Se persino un sostenitore del come Massimo Cacciari sostiene che questa riforma faccia schifo, un paio di domande bisognerebbe farsele prima di votare a cuor leggero, non credete?

Giorgio Cardile

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