Fondo Atlante: cos’è e come funziona

Nella mitologia, Atlante è il nome del Titano condannato da Zeus a reggere da solo e sulle proprie spalle tutta la volta celeste; nell’economia moderna, invece, Atlante è un fondo di investimento atto a sostenere le banche italiane nelle operazioni di ricapitalizzazione e nella gestione dei crediti in sofferenza.

La costituzione di questo fondo è datata aprile 2016, promossa dalla sgr Quaestio Capital Management e con una dotazione iniziale di 4,250 miliardi di euro sottoscritti principalmente da banche, assicurazioni, fondazioni bancarie e in ultima istanza anche da Cassa Depositi e Prestiti. Quest’ultima sottoscrizione, tuttavia, è stata indagata e successivamente acconsentita direttamente da Bruxelles, poiché l’Unione Europea annovera tra i suoi compiti anche quello di vigilare affinché non vengano posti in essere aiuti di Stato. Il nulla osta, alla fine, è stato determinato dal fatto che Cassa Depositi e Prestiti, pur disponendo di capitale pubblico, risulta sostanzialmente essere un ente privato a tutti gli effetti.

Atlante_1.jpg

Come precedentemente accennato, la principale finalità del fondo Atlante è quella di assicurare che gli aumenti di capitale, richiesti alle banche dall’Autorità di Vigilanza, vadano a buon fine soprattutto considerando il fatto che, quando vengono poste in essere questo tipo di operazioni, le banche coinvolte si trovano in situazioni di mercato oggettivamente complicate. Le prime operazioni di questo genere sono state poste in essere pochi mesi dopo la nascita del fondo,  a maggio 2016, quando Banca Popolare di Vincenza ha emesso 15 miliardi di azioni che sono state interamente sottoscritte dal fondo. Le azioni sono state emesse al prezzo di 0,10 cent cadauna e la sottoscrizione da parte del fondo Atlante è stata di 1,5 miliardi di euro, portando il fondo stesso a possedere oltre il 99% del capitale azionario dell’istituto. A giugno 2016 il fondo ha acquistato oltre 9,8 miliardi di azioni emesse da Veneto Banca che ha posto in essere un’operazione analoga a quella di BPV, emettendo sul mercato 10 miliardi di azioni a 0,10 cent cadauna. Con questa operazione Atlante controlla oltre il 97% del capitale azionario della banca.

La seconda finalità per la quale il fondo Atlante è stato costituito è quella della gestione dei crediti deteriorati ed in sofferenza del settore bancario. I cosiddetti NPL (Non Performing Loans ovvero “prestiti non performanti”) sono crediti erogati dalle banche sotto forma di finanziamento (mutuo, finanziamento, prestito personale) che i debitori non riescono più a rimborsare in modo regolare o in toto. Sono dunque debiti la cui riscossione da parte dell’ente erogatore è molto incerta in termini di scadenza e di importo in linea capitale. Da regolamento del credito, queste posizioni tecnicamente chiamate incagli o sofferenze, devono essere totalmente coperte dalle aziende di credito eroganti e la gestione può essere diretta (a spese della Banca) o indiretta, cedendo il credito ad un prezzo decisamente inferiore a società terze. Il fondo Atlante, dunque, nasce con lo scopo di deconsolidare dai bilanci bancari questa categoria di crediti, rilevando però solo una piccola parte di questi ultimi in quanto la decisione è stata di investire il 30% del capitale del fondo in questa tipologia e il restante 70% nelle sopracitate operazioni di aumento di capitale.

fondo-atlante-2
Fonte: Sole 24 Ore

L’obiettivo che si è posto il fondo è quello di abbattere una parte dei 200 milioni di NPL che le banche italiane “hanno in pancia” e che intaccano in maniera negativa i loro bilanci; nel medio periodo l’intervento stimato dovrebbe approssimarsi a circa 80 miliardi di euro. Circa 4 miliardi potrebbero essere destinati alla così detta tranche junior (ovvero la parte più rischiosa di queste sofferenze) che a discapito della tranche senior è molto meno ambita sul mercato dalle società di recupero credito, proprio per l’intrinseca caratteristica di alto rischio di insolvenza.

Il fondo è stato creato e viene gestito da Quaesito Capital Management SGR che è una società di gestione del risparmio indipendente, specializzata in clientela istituzionale e con una gestione attiva di circa 10 miliardi di euro. Ne fanno parte 67 istituzioni italiane che si possono classificare in quattro gruppi che sottoscrivono i 4.250 milioni di euro di capitale:

  • banche per 3.000 mln;
  • fondazioni bancarie per 500 mln;
  • cassa depositi e prestiti per 500 mln;
  • assicurazioni, enti previdenziali ed altre istituzioni per i restanti 250 mln.

La quota di ogni singolo partecipante, comunque, non è in nessun caso superiore al 20% della dimensione del fondo stesso.

75271.jpg

L’obiettivo finanziario del fondo è quello di un rendimento atteso prossimo al 6% annuo con una duration di medio lungo termine; la durata del fondo è di 5 anni con la possibilità di estenderlo annualmente per un massimo di altri 3 anni.

Visto le buone adesioni raccolte dal fondo, ad Agosto 2016, è stato creato Atlante 2: a differenza del fratello maggiore, questo fondo investe unicamente in crediti deteriorati e strumenti collegati ai rinomati NPL (warrant in primis). Anche questo fondo è riservato ad investitori istituzionali e propone un rendimento in linea con Atlante (circa 6%). La raccolta iniziale è stata di circa 1,715 miliardi di euro ed è pervenuta da diverse istituzioni finanziarie italiane; si era preventivato di raccogliere altri 1,300 miliardi circa entro lo scorso settembre e di raggiungere una cifra tra i 3 e 3.5 miliardi entro il prossimo 31 luglio, data in cui potranno essere investite anche le eventuali risorse residue del primo fondo Atlante.

Atlante 2 dovrebbe iniziare a essere operativo acquisendo le sofferenze bancarie di Banca Monte dei Paschi di Siena che, a oggi, sta definendo il piano di ricapitalizzazione e salvataggio.

Luca Brambilla

schermata-2016-12-02-alle-12-18-27-pm

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *