ETF: Exchange Traded Fund

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Negli ultimi anni è aumentato l’interesse per l’investimento in ETF da parte dei piccoli risparmiatori, dei gestori e dei grandi gruppi finanziari. Questo dato è dimostrato dalla crescente mole di masse gestite e dal numero di scambi giornalieri che vengono effettuati in questa tipologia di strumenti finanziari sui mercati borsistici internazionali. Questi prodotti trovano applicazione sia in un’ottica di trading di breve periodo, addirittura nel trading intraday, sia nella costruzione di portafogli di medio-lungo periodo nonché nelle gestioni patrimoniali.

ETF è l’acronimo di Exchange Traded Funds e si riferisce a una specifica categoria di fondi comuni di investimento che hanno la caratteristica di essere negoziati in Borsa come se fossero dei titoli azionari, quindi con un prezzo di apertura, uno di chiusura e un andamento giornaliero che determina il prezzo sulla base della domanda e dell’offerta.
Questi titoli si definiscono come indicizzati, ovvero replicano l’andamento di un benchmark e si adeguano automaticamente ad esso permettendo così di avere accesso a un portafoglio usato come riferimento (composto da prodotti specifici quali azioni, materie prime, valute, in relazione alla tipologia di ETF) con un costo decisamente contenuto.

Essi fanno parte della macrocategoria degli ETP (Exchange Traded Product) che raggruppa tutti gli indici quotati che replicano l’andamento di un indice sottostante. Ad esempio l’ETF che replica il DAX di Francoforte si pone come obiettivo quello di fornire agli investitori un rendimento eguale a quello dell’indice stesso al netto dei vari costi; in questo modo, un incremento annuo del 5% di questo indice, equivarrà a un aumento paritetico del valore dell’ETF.

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Al fine di raggiungere questo obiettivo, il gestore deve creare un portafoglio modello che sostanzialmente replichi gli elementi che costituiscono l’indice stesso: ciò è possibile acquistando direttamente sul mercato i titoli facenti parte dell’indice sottostante o altri prodotti finanziari come i contratti derivati. Si può dunque creare un portafoglio diversificato, cha abbraccia molte tipologie di prodotti e che attinge da molteplici mercati che, presi singolarmente, sarebbero difficilmente raggiungibili per gli investitori privati o comunque molto costosi in termini di commissioni; sarà dunque possibile posizionarsi in tempo reale su un indice di mercato, su una valuta o su una specifica materia prima, effettuando un’unica operazione che verrà valorizzata al prezzo di mercato al momento dell’acquisto.

La negoziazione avviene con le regole della Borsa e quindi è continua, a differenza dei fondi comuni che hanno una quotazione giornaliera stabilita generalmente alla chiusura della giornata di Borsa (il così detto NAVNet Asset Value). Acquistando un ETF, dunque, abbiamo la possibilità di acquistare direttamente sul mercato, come se acquistassimo una singola azione, ma evitiamo di esporre l’investimento al rischio di partecipazione al capitale azionario della società e di investire in un portafoglio di titoli che rappresenta un indice di mercato.

Il vantaggio principale è dunque l’estrema diversificazione che si riesce ad ottenere a scapito dell’acquisto di un singolo titolo; il paniere di azioni che si possono raggiungere in questo modo può arrivare a contenere oltre 100 diversi titoli, dando la possibilità di diminuire il rischio escludendo dall’acquisto i titoli considerati maggiormente rischiosi. I bassi costi di gestione sono il principale punto di forza degli ETF: la replica passiva di un benchmark permette di contenere i costi della gestione e tutto questo va a vantaggio di chi acquista. I costi sono puntualmente indicati nel TER (Total Expense Ratio) che per un ETF, mediamente, risulta essere circa lo 0,40% annuo. Un fondo comune armonizzato in Italia, mediamente, chiede una commissione di circa l’1.8%.

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In un’ottica di investimento di medio-lungo periodo questa differenza sulle commissioni, ovviamente, inficia in maniera importante la resa finale dell’investimento. A titolo esemplificativo per la valutazione della sola incidenza delle commissioni, si ipotizzi un investimento di 50.000 euro per 10 anni con un rendimento atteso del 5% annuo; acquistando un ETF, a scadenza, si avrà un montante di 75.000 euro mentre con un fondo comune il montante sarà di 66.000 euro.

La quotazione continua sul mercato borsistico permette a questi strumenti di essere abbastanza liquidi, ovvero facilmente negoziabili sul mercato e facilmente controllabili avendo un prezzo puntuale; inoltre l’investitore potrà sempre confrontare il patrimonio del fondo (determinato dal NAV) rispetto al prezzo denaro/lettera.

Luca Brambilla

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