Capodanno: il giro del mondo in una notte

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Ad Auckland sono le 23:58: mi trovo nella prima città in cui il 2016 lascerà spazio al 2017. L’aria è elettrica: ragazzi che ballano, famiglie che sorridono, luci, colori. A breve partirà il countdown e l’adrenalina salirà inevitabilmente alle stelle quanto più ci si avvicinerà alla mezzanotte. In realtà, l’alba del nuovo anno è già sorta, ma nessuno vi ha assistito: nella Millennium Island, piccolo atollo disabitato del Pacifico, la mezzanotte è scoccata un’ora fa. La Sky Tower si staglia altissima nel cielo: da lì, questa sera, verranno lanciati i fuochi di artificio che daranno via al nuovo anno.

5…4…3…2…1… HAPPY NEW YEAR!

Un’esplosione magnifica di colori, di urla, di applausi, di suoni rende l’atmosfera surreale. C’è una lunga fila di persone che cammina battendo con dei cucchiai di legno su pentole e pignatte: il rumore è frastornante, ma niente in confronto al suono delle risate di coloro che si stanno godendo al massimo questo momento.

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In lontananza, rintocchi. Mi dispiace di essermi goduta solo per poco l’Omisoka, la vigilia di capodanno Giapponese, ma viaggiare da Auckland a Tokyo senza fermarsi a Bali, Gili e Lombok è un’impresa impossibile. Il Capodanno in Giappone è un capodanno di preghiera: sono al tempio di Zojoji, vicino alla Tokyo Tower. L’evento più emblematico è l’Hatsumode, cioè la prima visita dell’anno al tempio. Sono preparatissima per l’occasione: indosso un kimono e reggo nella mia mano destra una tazza di sake, mentre in quella sinistra un omamori, particolare amuleto che – dicono – realizzerà un mio desiderio.

In cielo ci sono ancora i residui dei 3000 palloncini lanciati allo scoccare della mezzanotte, ma nessuno pare farci più caso: siamo tutti in coda in attesa di entrare al tempio per pregare e fare in modo che lo Shogatsu (“mese giusto”) sia preludio di un anno ricco di felicità e serenità.

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Un’occhiata veloce all’orologio. E’ tardissimo! Forse che a Oriente il tempo scorra più velocemente? In Cina andrò tra circa una ventina di giorni. Opto per la Siberia. Non posso sottrarmi a una delle più folli esperienze che probabilmente farò nella mia vita: indosso muta, maschera, bombole di ossigeno e ci siamo.

Sono nel lago Bajkal, a 40 metri di profondità. La tradizione, qui, impone così: un’immersione per avviare al meglio il nuovo anno. Piantato l’albero di Natale sul fondo del lago, mi trovo parte di una danza allegra, spensierata, di certo un po’ goffa considerando dove ci troviamo; una danza propiziatoria, per fare in modo che il nuovo anno possa portare tanta felicità. Risalgo lentamente, stanca, infreddolita ma felice.

Ancora pochi istanti e arriveranno Ded Moroz e Sneguročka, i portatori di doni del folklore natalizio russo: in Russia, infatti, i regali si scambiano la sera di Capodanno, festa che si trascorre in famiglia.

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Russian people dressed as Santa Claus take a swim in an ice-hole of a pond in the Siberian city of Novosibirsk on December 30, 2012, on the eve of the New Year’s celebrations. (Photo credit Valery Titievsky/AFP/Getty Images)

Sto perdendo un sacco di tempo annotandomi e raccontando tutte queste informazioni. Ma sono così contenta di poter visitare gran parte del Mondo durante questa magica notte… Cambio tragitto, ho deciso: più breve, ma più intenso.

Città del Capo, ecco la mia nuova tappa.

Devo ammettere che Johannesburg sarebbe stata una valida alternativa, se non fosse stato per la sua pericolosa tradizione d’inizio anno. Nel quartiere di Hillbrow, si è soliti lanciare dai balconi dei palazzi elettrodomestici e mobili usati, indicando simbolicamente la liberazione del vecchio per fare spazio al nuovo… insomma, non il luogo ideale dove trovarsi la notte di San Silvestro!

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Quindi, dicevo, sono a Città del Capo. Fa decisamente caldo, ci saranno circa 30 gradi. Spettacoli circensi, performance di artisti di strada, canti e balli frenetici, rendono la notte festosa, caotica, colorata. Il Victoria and Alfred Waterfront è talmente bello da risultare quasi impossibile descriverlo: le luminarie a forma di stella e fiocchi di neve costeggiano il viale del vecchio porto, creando l’atmosfera natalizia nonostante l’alta temperatura.

E’ scoccata la mezzanotte. Altissime colonne di fuochi colorati si innalzano al cielo, in uno spettacolo pirotecnico di dimensioni enormi e di grande impatto. Chissà che emozione poterlo vedere dalla Wheel of Excellence, la ruota panoramica…ma 20 minuti di tour sono decisamente troppi per la mia scaletta, non posso attendere così a lungo. Ho ancora qualche minuto a disposizione. Cosa fare?

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Le mie gambe mi guidano al più grande parco acquatico del Sud Africa, il Two Oceans Acquarium. Pesci di ogni specie; tartarughe; pinguini; meduse; granchi; cavallucci marini: tutto si materializza di fronte a me. Uno scenario unico, di una bellezza sconvolgente. Quanto vorrei fosse già il 2 gennaio! Il Tweede Nuwe Jaar, cioè il Secondo Capodanno, è LA festa per eccellenza, ricordando l’unico giorno dell’anno in cui si era liberi dalla schiavitù. Niente di meno che una sorta di carnevale: una folla immensa mascherata e con i volti dipinti, ballando e cantando, sfilerà da Keizersgracht Street, passando per il municipio, e in Rose Street, in attesa che vengano decretati il migliore costume, il migliore cantante e il più aggraziato ballerino. 28000 menestrelli per le strade, portatori di musica e allegria.

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E ora? Ancora una tappa e poi arriverò a destinazione.

Mi cambio velocemente e indosso un vestito bianco, lungo: il bianco dicono allontani gli spiriti maligni. Si stima ci siano 2 milioni di persone, questa sera. Tutti vestiti di bianco, sulla lunga spiaggia di Copacabana, quasi come fossimo granelli di sabbia. Mancano dieci secondi a mezzanotte ma già vedo che molti hanno iniziato a saltellare. Non voglio rischiare di essere in ritardo, quindi inizio anche io: 7 salti per 7 onde rifrante sulla riva per i sette giorni che formeranno le settimane dell’anno che verrà. Lungo tutta la lingua di sabbia, moltissime sono le offerte per Yemanja, la dea dell’acqua regina del mare che ama i fiori: cesti enormi di rose rosse e gladioli bianchi. E’ mezzanotte, i Cariocas iniziano balli concitati e canti di gioia e festa. Lancio in acqua alcuni petali di rosa, sperando che non tornino indietro: sarebbe un segnale nefasto. I miei petali si mischiano a quelli di tutti gli altri, in un insieme di macchie che animano il mare calmo e scuro.

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Mi godo i 16 minuti di fuochi d’artificio, ma non un secondo di più: le Hawaii mi aspettano, per salutare definitivamente il 2016.

Che si tratti di Happy New Year新年おめでとうございます, Счастливого Нового Года, Ngikufisela uKhisimusi oMuhle noNyaka oMusha oNempumeleloBoas Festas e Feliz Ano Novo Hau’oli makahiki hou, poco cambia: BUON ANNO!

Beatrice Broglio

[Articolo originariamente pubblicato per Universi – Il Magazine di Unishare]

 

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