Rigore e Misticismo

la Capitale a piè d’Alpe, patria della Patria

Di Cammisuli, Ruffino Cabanera

Taurasia, Iulia Augusta Taurinorum, Turin, Torino; nel corso dei millenni il suo aspetto è stato tanto mutevole quanto i nomi con la quale è stata conosciuta. Prima ancora di essere primogenita Capitale del Regno d’Italia, la città a lungo assediata fu turrita fortezza dei ducati longobardi e importante colonia militare romana sorta sulle rovine della mitica capitale dei Tauri.
I soli aspetti lasciati immutati dall’inesorabile incedere di Kronos sono l’austerità delle sue forme e il mistero della propria anima, esatto, abbiamo detto anima. Una città la cui essenza è sospesa in un limbo bidimensionale ed è tanto forte da essere percepita soltanto dagli occhi più sensibili e attenti: città per pochi e che a pochi si rivolge.

Descritta da Nietzsche come dignitosa e severa, pare una fanciulla troppo modesta per dar sfoggio delle sue virtù, cedendo inevitabilmente la scena alla chiassosa signorina della porta accanto.
Le piazze di ampio respiro, incorniciate da portici senza fine e incastonate nella rigorosa urbanistica romana, hanno visto nascere nei propri palazzi intellettuali, artisti, militari, geni di ogni genere, ognuno dei quali ha lasciato un’impronta indelebile nelle vie lastricate di storia del capoluogo sabaudo.

Le sue antiche radici affondano nelle mistiche foreste celtiche in cui l’altrettanta antica popolazione dei Tauri ha fieramente tenuto testa prima ai romani, poi ad Annibale, costituendo le fondamenta di un importante castrum romano per volontà del Primo Imperatore.
La sua importanza strategica venne riconfermata durante l’impero, causando alla città non pochi problemi, e la sua peculiare posizione la rese oggetto di brame e gelosie quando la scure dei barbari ostrogoti calò impietosa sulla penisola. L’era delle razzie ebbe fine soltanto
quando i duchi longobardi prima e i vescovi – conti poi, avviarono la fortificazione della città portandola ad essere uno dei centri più importanti del nord – ovest.
Purtroppo, tempi difficili si scorgevano dalle Alpi e il declino del sistema feudale nell’Italia centro – settentrionale spinse il ducato verso la via dell’incuria e della decadenza tanto che Torino si affacciò all’età dell’Illuminismo come un semplice villaggio, apparentemente incapace di tenere il passo del resto d’Europa.
Grazie ad un’aristocrazia lungimirante e illuminata, Torino recuperò magistralmente le decadi di latitanza dal panorama politico e culturale della penisola. Uscita rafforzata dal travagliato secolo dei Lumi e sopravvissuta all’invasione napoleonica, non solo divenne attore principale del miracolo italico chiamato Risorgimento, ma ne fu per giunta forza trainante ed ispiratrice. Mai eresse barricate ma ispirò tutta l’Italia oppressa a farne.

“Torino non era una copia in piccolo di Parigi anche perché, a differenza di questa non fu città di sommosse, di barricate. E’ una città che produce eccentrici, solitari, genialoidi e talora tipi geniali, outsiders, scrittori e pittori” 

Vittorio Missari

Per decenni città operaia, non ha mai perduto il suo antico fascino – sebbene deturpato dagli anni della guerra – che è tornato a risplendere solo nelle ultime decadi del ventesimo secolo; nonostante questa rinascita socio – culturale, Torino ha saputo mantenere intatto l’inamovibile senso del pudore che da sempre la caratterizza. Sembra quasi provi imbarazzo a mostrar il suo divertimento, come per paura di offendere qualcuno; non a caso, essa è la città dei circoli nascosti negli antichi palazzi e delle feste private alle quali potervi accedere solo mediante l’invito diretto del proprietario di casa.

Ma approfondiamo la questione circoli.
L’alfiere di questa colonna portante della cultura cittadina non può essere altro che il Circolo dei Lettori, tappa fondamentale per ogni uomo di cultura che ami definirsi tale,
e che, sebbene appaia circondato da un’aura elitaria, chiunque – cittadino e no – può accedervi e prendere parte alle attività proposte. O come non poter citare il Circolo degli Artisti situato nello stesso palazzo di quello dei Lettori ma fondato nel 1847 per la promozione delle belle arti e di cui il Presidente onorario a vita è il Marchese Massimo Taparelli d’Azeglio.
Meno accessibili sono invece altri circoli, primo tra tutti l’esclusivissima Società del Whist sita a Palazzo Solaro del Borgo nel salotto di Torino ovvero piazza San Carlo; questo – di cui fondatore è il Conte Camillo Benso di Cavour – raccoglie nei suoi eleganti salotti quel che resta dell’aristocrazia piemontese
, la quale, come in passato e da sempre, ama riunirsi in privato, al sicuro tra le mura del suo club nel quale, proprio per evitare un eccessivo contatto con il mondo esterno, si possono trovare una foresteria, sale da pranzo, camere da letto – di cui una suite – e finanche un sarto.
La mania quasi ossessiva della città per i club si traduce anche nell’ipertrofia dei Rotary Club il cui numero supera quello di molte città europee (Londra ne conta “solo” quattro).

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Per quanto la cultura possa sembrare inchiodata esclusivamente a questi ambienti, l’establishment torinese ha saggiamente pompato linfa vitale nel tessuto della città arricchendone i musei (il Museo Egizio è il secondo al mondo per numero di reperti – superato solo da quello de Il Cairo), proponendo cicli di mostre (si noti ad esempio quella dedicata agli Impressionisti e in particolare a Monet alla Galleria d’Arte Moderna che è stata l’esposizione più visitata nel 2016 in Italia) e favorendo brillanti iniziative che hanno colorato la città negli ultimi dieci anni, attraendo investimenti internazionali. Eventi creativi e che si rivolgono a un pubblico ampio e variegato come ad esempio CioccolaTo, il Jazz Festival e molti altri tristemente cancellati dalla nuova giunta di parvenu che ha preso il trentennale posto del centro – sinistra al comune. Altri eventi, anche se non esattamente ortodossi, come il Kappa Future Festival o l’Holi Fusion, hanno in egual misura contribuito alla rivitalizzazione cittadina e, in maggior misura, al suo tanto atteso svecchiamento.

Certo, nulla a che vedere con le sue rumorose vicine, ma un indiscutibile passo avanti, anzi due, rispetto all’asettica aria operaia della quale è stata triste prigioniera negli anni dell’industrializzazione dei quartieri di Mirafiori e Barriera di Milano.

Torino non è solo la città della FIAT, dei polverosi palazzi e degli stagnanti salotti ma anche di uomini, donne, artisti di strada, giocolieri e musicisti che ne affollano le vie; dal vibrante e vociante mercato di Porta Palazzo – che si allarga allegro in Piazza della Repubblica lambendo finanche i confini del Quadrilatero Romano – fino alle pendici del Primo Parlamento in piazza Carignano; non solo pietra, marmo e cemento, ma anche e soprattutto umanità.

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Facciata principale del Palazzo dei Principi di Carignano, Antonella De Nicola Ph.

Nella città dimora però anche un secondo lato, decisamente spirituale, che si perde nei meandri di un esoterismo antico. Un gemello sinistro e sfuggente che a volte si confonde con il Dottor Jekyll che tutti conoscono. Ciò è dovuto alla sua storia ammantata di leggenda e alla straordinaria locazione; infatti essa è allo stesso tempo vertice dei due triangoli della magia: quello bianco (Lione – Ginevra – Torino) e quello nero (Londra – Praga – Torino).

Questo esoterismo attraversa, avvolge e infine ghermisce le vie senza tempo dell’antica capitale, lo si vede – a star bene attenti – negli occhi della gente, nelle piazze e nelle stesse vie che ospitano gli scostanti circoli sopracitati, anche loro non del tutto estranei a tali interessi.
La più famosa di tutte è piazza Statuto la quale ospita il celebre monumento agli operai periti durante la costruzione del traforo del Frejus, sopra cui incombe superbo un angelo, nero e bellissimo, che reca in mano una luce – forse la fiamma della conoscenza portata dall’Angelo scacciato Lucifero – (Lucifero: lucis – fero; “colui che porta la luce”). Nel pensare “comune” piazza Statuto altro non è che la “Porta dell’Inferno”, più volte citata nelle profezie di ogni epoca ma tenuta provvidenzialmente chiusa dalla santità del Santuario della Gran Madre di Dio, speculare al presunto Lucifero ma eretto a 3 km da esso
, in piazza Vittorio Veneto (la più grande piazza d’Europa senza monumento).

“Tu es Petrus et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam et portae inferi non praevalebunt adversus eam”

Matteo (16, 18)

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Piazza Vittorio Veneto vista dall’entrata della Gran Madre di Dio, Antonella De Nicola Ph.

Uno spartiacque, che segue tutta la lunghezza di via Garibaldi e via Po, intercorre tra i due antipodi vedendo il suo centro in piazza Castello e il Duomo di San Giovanni Battista – patrono di Torino – nel quale non a caso è custodita la Sacra Sindone; quest’asse segna l’invisibile confine tra le forze del bene acquartierate a nord della città e l’entità maligne annidiate a sud.

Com’era naturale aspettarsi, nel corso degli anni sono sorte numerose attività legate a questa branchia dello scibile, ripudiata dalla scienza ma accolta timidamente dalla letteratura; di quelle, molte sono morte nel giro di pochi anni o mesi ma le sopravvissute raccolgono ora intorno a loro un variegato e insospettabile serraglio di adepti ai lavori il cui numero – a seconda delle fonti – oscillerebbe tra le 6.000 e le 30.000 unità. Torino, tra l’altro, conta un alto numero – certo, non equiparabile con quello capitolino, ma pur sempre ragguardevole – di esorcisti che si sono avvicendati nel corso della propria storia e può vantare un’aria di magico mistero che colpì addirittura Nietzsche e De Chirico.

“Torino è la città più profonda, più enigmatica, più inquietante, non d’Italia ma del mondo”

Giorgio De Chirico

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Veduta aerea di Torino dal Monte dei Cappuccini, Antonella De Nicola Ph.

Non è facile entrare in contatto con questi gruppi e men che meno ottenerne la fiducia, essendo questi per definizione diffidenti (come d’altronde ogni torinese che si rispetti), ma una volta ottenuta, essi potranno aprirti le porte di una città dentro la città fatta sì di incensi, candele e patetici altarini ma anche di antiche congreghe, saperi arcaici e completi scuri. Una seconda Taurasia, insofferente e immobile ai cambiamenti del mondo e al passare delle Ere.

Poiché la ricchezza è lombarda ma la nobiltà d’animo, il mistero e la sobrietà rimangono sabaude ed esse non si possono comprare né quotare a Piazza Affari.

“Non potevo immaginarmi una città bella come Torino, nulla vi manca; l’occhio non è mai ferito, ma sempre colpito e affascinato. Più procede il mio viaggio, più scopro altre città, meno di ritrovare un’altra Torino”

Alphonse Marie Louise de Prat de Lamartine

Finito di redigere l’11 gennaio del 2017 presso Palazzo Granieri della Roccia, Torino.R

*fotografia di copertina, Michele Tedesco Ph.

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