Un terribile segreto

Premessa storica. Era il 2004-2005: mi avviavo verso la fine della scuola elementare, ero un bambino felice, mi piaceva giocare con le carte di Yu-gi-oh, guardare i cartoni animati e avevo appena lasciato una promettente carriera calcistica nel Crema Nuova per addentrarmi nel mondo delle arti marziali (Karate). La musica in casa mia non è mai mancata, non siamo una famiglia di musicisti ma ci piace ascoltarla e condividerla, spesso i momenti come il pranzo o la cena hanno in sottofondo playlist ispirate dal momento o la radio (RTL. Sigh). Una delle prime canzoni di cui ho memoria è My city of Ruins di Bruce Springsteen. Artisti come i Red Hot Chili Peppers, R.E.M o Fabrizio De Andrè sono abituato a sentirli “per casa” fin dall’età della fanciullezza (se non sapete più chi incolpare per questa mia fissa, ora lo sapete).

Chi mi conosce sa quanto posso essere pignolo e a volte esigente quando si tratta di gusti musicali; spesso rifuggo da quello che piace a tutti per sperimentare l’ascolto di gruppi sconosciuti che suonano generi improbabili e decantarli come la nuova frontiera della musica. E molto spesso ho ragione. Ma il confine tra atteggiamento e realtà è molto labile: vi sarebbe bastato essere in mia compagnia quest’estate e far partire Cheap Thrills per far crollare questa mia barriera di elitarismo e disprezzo del mainstream che mi sono creato negli anni. C’è da dire che molti hanno la loro fase “che schifo la radio, la musica da classifica ecc…” ma ormai, alla veneranda età di 22 anni ho abbracciato la filosofia “mi piace, lo ascolto”.

Non è stato semplice arrivare a questa conclusione, ne voglio approfittare per raccontarvi uno dei segreti fino ad oggi più inconfessabili per la mia formazione culturale e musicale.

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Mettetevi comodi, vi devo raccontare una storia

Ero al supermercato con mia mamma. Come ho già detto avrò avuto 10-11 anni, la mia cultura musicale era praticamente nulla e si basava sulle sigle dei cartoni animati e da quello che passava su MTV. Avevo già individuato da un po’ l’oggetto che stavo cercando e mi aggiravo attorno al reparto dischi con fare sospetto, valutando per bene se valesse la pena spendere quei soldi per un disco, un oggetto che fino ad allora, se escludiamo le raccolte dello zecchino d’oro, non potevo comprendere più di tanto perché non ne avevo comprato mai uno mio con i soldini della mancia che ogni tanto “cadevano dal cielo”. Volevo sentirmi grande e, banalmente, non dover aspettare che quella canzone passasse su Mtv per sentirla (cosa che accadeva comunque più volte al giorno). Quindi mi ritrovai davanti agli scaffali, presi il cd e lo infilai nel carrello della spesa.

Come dite? Non ho ancora detto di quale disco si trattava? Mi sembrava chiaro. Chi rappresenta degnamente quel periodo storico di inizio anni 2000 prima che la High School Musical mania monopolizzasse tutto e prima che il rap italiano conquistasse le classifiche di vendita?

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LEI

Il disco in questione era Greatest Hits: My Prerogative primo best of di Britney Spears. Folgorato (traumatizzato?) dal video di Toxic, dovevo avere quel disco. La cosa divertente è che non l’ho mai ascoltato per intero, mai una volta. Ascoltavo solo le canzoni che conoscevo, Toxic appunto e poche altre tra i grandi classici della cantante.

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L’oggetto incriminato

Dopo anni compresi il mio “errore” e cercai di far dimenticare al mondo che tale fatto fosse mai accaduto facendo sì che la mia sorellina, più incline a “certi ascolti”, prendesse possesso del manufatto. Me ne vergognavo, quando anni dopo su riviste come Rockstar o XL leggevo interviste a cantanti e giornalisti famosi che alla domanda “qual è stato il primo disco che hai comprato?” rispondevano “il White Album dei Beatles” “Black Sabbath” o “Dire Straits” io mi ripetevo “hai visto? E tu cosa hai fatto? Vergognati!” non capendo che era tutta colpa del contesto storico in cui ero cresciuto e ovviamente era tutta colpa della televisione, della globalizzazione e della crisi. Non era tutto negativo comunque, uno una vota rispose che il suo primo disco fu “Rio” dei Duran Duran e allora capii che a me non era andata così male.

Comunque la morale della favola è una sola: non vergognatevi mai dei vostri gusti musicali. Certo, non potete e non dovete ascoltare Britney Spears tutta la vita con tutta la bella musica che è stata registrata e continua a essere registrata là fuori. Ma ci sarà sempre qualcuno che ascolta musica peggiore della vostra. Tipo i Codplay.

Andrea Aiolfi

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