D’Amore si vive

Una delle mie più care amiche mi chiama Signorina Rottermaier perché, a suo dire, sono un tipo troppo preciso. Io sinceramente non condivido molto questa sua visione riguardo la mia persona. Il fatto di aver una passione innata che mi porta a schematizzare tutto ciò che mi capita sotto mano, non fa di me una perfezionista o una maniaca della precisione. Andiamo, chi tra voi non ha i propri schemi su come gestire il tempo o le pagine da studiare prima di un esame? Qualora la risposta sia nessuno, sappiate che mi consolerò con la mia mamma che dice di amarmi anche se le son venuta particolare!

Comunque, tornando seri, vi starete domandando come mai questo ennesimo excursus nella mia vita privata, ecco, un motivo c’è ed è anche parecchio interessante secondo me.

Un paio di settimane fa, parlando con dei miei amici riguardo varie questioni di attualità (qualora a qualcuno non fosse chiaro, io parlo di tutto con tutti), è saltato fuori il termine Gender queer. Apriti cielo. La mia faccia ha assunto un corollario di espressioni degno di Papu Gomez ( il capitano dell’Atalanta, è un tipo molto simpatico, vi consiglio di seguire il suo profilo instagram, fa decisamente ridere), che hanno palesato ai miei interlocutori la mia totale ignoranza in materia. I miei amici, anime pie, conoscendo la mia passione per gli “schemini” e le sintesi, mi hanno aperto il mondo su una realtà che non conoscevo minimamente e che se permettete, vorrei condividere con voi.

Iniziamo dalle cose semplici: la differenza tra orientamento sessuale e sesso di una persona.

L’orientamento sessuale di una persona è l’attrazione che un soggetto prova nei confronti di un altro. Quelle maggiormente conosciute sono: l’eterosessualità, ovvero l’attrazione per il sesso opposto al proprio; l’omosessualità, l’attrazione per il medesimo sesso; la bisessualità, che coincide  l’attrazione per gli appartenenti a entrambi i sessi.

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Secondo alcuni studiosi, rientra in questa categoria anche l’asessualità, ovvero la mancanza di attrazione fisica verso gli altri.

Fin qui risulta tutto chiaro? Benissimo, procediamo inserendo in questo quadro, anche i pansessuali il cui sentimento attrattivo non risulta esser legato ai caratteri sessuali primari o secondari.

Viene occasionalmente usata l’espressione preferenza sessuale come sinonimo di “orientamento sessuale”; tuttavia questi due termini hanno un significato distinto nell’ambito psicologico. Il termine “preferenza”, infatti, presume un certo grado di libera scelta del proprio orientamento sessuale, cosa che un individuo non necessariamente ha e che non ha trovato riscontro nella ricerca psicologica. Il termine “preferenza sessuale” è usato soprattutto da coloro che sostengono la fluidità intrinseca del desiderio sessuale (rispetto al vero e proprio orientamento) e che la sessualità contenga un qualche elemento di scelta, nonché da chi crede che non si possa parlare di un definito orientamento sessuale fino a una determinata età, in contrapposizione a coloro i quali pensano che la sessualità sia determinata da fattori genetici e/o evolutivi appartenenti, in ogni caso, alla primissima infanzia.

Ecco che subentra un altro un altro concetto importante ovvero quello di sesso di una persona. Prima del XX secolo, il sesso di una persona era associato esclusivamente all’apparenza dei genitali. In seguito, con la scoperta del DNA e dei cromosomi, ci si basò su questi per meglio determinare il sesso. Era femmina chi aveva genitali considerati femminili e due cromosomi XX, mentre era uomo chi possedeva genitali considerati maschili insieme a un cromosoma X e uno Y. Tuttavia alcuni individui hanno combinazioni di cromosomi, ormoni e genitali che non seguono le definizioni tradizionali di “uomo” e “donna”. Ricerche recenti suggeriscono che circa il 2% delle nascite presenta caratteristiche più o meno divergenti da quelle assolutamente maschili o femminili, ma la percentuale di casi che ricevono una chirurgia “correttiva” è stimata intorno a 0.1-0.2%.

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Il caso che permette di comprendere più facilmente come sia necessario distinguere fra “sesso” e “identità di genere” è quello in cui vengano rimossi i genitali esterni: quando questo avviene, o per un incidente o intenzionalmente, la libido e la capacità di esprimersi nell’attività sessuale cambiano, ma l’identità di genere può restare invariata.

Pensiamo al caso di David Reimer, riportato nel libro As Nature Made Him di John Colapinto, dove vengono mostrate la persistenza di un’identità di genere maschile e la tenace aderenza al ruolo di genere maschile, in una persona che ha perso il pene subito poco dopo la nascita, per via di una circoncisione sbagliata, nonostante, per “rimediare” al danno, il soggetto fosse stato riassegnato costruendo chirurgicamente i genitali femminili. Anche in casi di persone intersessuate (comunemente conosciuti come ermafroditi)  “corrette” alla nascita si riscontrano situazioni simili.

L’identità di genere travalica dunque quelli che sono i concetti di maschio e femmina. Il termine tuttavia può essere usato anche per riferirsi al genere che comunemente viene attribuito all’individuo, in base alle caratteristiche considerate tipiche del suo ruolo di genere (vestiti, stile dei capelli, modo di parlare e di esprimersi, atteggiamenti ecc.). Le “caratteristiche” che vengono associate a un genere piuttosto che a un altro, variano in base alla società, al periodo storico e al contesto culturale in cui vive una determinata persona. Mentre in alcune società vengono riconosciuti solo due identità sessuali, ovvero i maschi e le femmine (si parla in questo caso di categorizzazione rigida e polarizzata), in altre, esiste da tempo l’idea di un terzo sesso a cavallo tra i due precedentemente citati.

Viene definito cisgender o cisessuale colui che si trova a proprio agio con il proprio sesso biologico. E se non fosse così? Nasce qui l’annosa diatriba tra trans-gender e transessuale.

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Trans gender è quel soggetto che identificandosi con il sesso opposto al proprio, decide di non sottoporsi a trattamenti chirurgici (i suoi genitali rimangono tali a quelli che aveva alla nascita).

Transessuale è quel soggetto che identificandosi con il sesso opposto al proprio, decide di sottoporsi a trattamenti chirurgici dunque di modificare i propri organi genitali (ricordiamo che i cromosomi non si cambiano, quelli rimangono tali e quali). Questo soggetto dunque viene ad essere legalmente ( e non biologicamente), a tutti gli effetti, un membro dell’altro sesso.

Gli altri “generi” comunemente conosciuti, risultano essere delle possibili combinazioni tra i “riconosciuti” maschio/femmina:

  • Agender è quel soggetto che non si identifica con nessuno dei due sessi;
  • Bigender è quel soggetto che si identifica con entrambi i sessi;
  • Two spirit è un termine usato solo dai Nativi Americani e indica un soggetto che sente di avere due spiriti (si assume in questo caso una connotazione più metafisica e spirituale che fisica e corporea).

Gender queer detto anche genere non-binario è l’identità di genere che indica la persona che non si riconosce nel binarismo di genere uomo/donna. Questa persona può considerare la propria identità di genere come qualcosa di “altro” (una sorta di terzo genere), identificarsi con entrambi i generi, con nessuno dei due o con una combinazione di entrambi. In genere, le persone genderqueer rifiutano la nozione che nel mondo esistano solo due generi, determinati sulla base del sesso della persona (la combinazione di cromosomi, genitali e ormoni sessuali in base alla quale si viene classificati in “maschi” o “femmine”). Molte persone genderqueer si identificano anche come transgender, un termine onnicomprensivo che include un’ampia gamma di persone che intendono il proprio genere come diverso da quello loro assegnato alla nascita in base al sesso fisico. Le persone genderqueer possono transizionare fisicamente tramite operazioni chirurgiche, ormoni e altro, ma possono anche decidere di non alterare i loro corpi. Possono anche solo transizionare di genere, assumendo in società abbigliamento e atteggiamenti di un genere diverso da quello a loro assegnato.

Nell’odierna nomenclatura ricomprendiamo anche termini che si riferiscono principalmente al modo di vivere la propria sessualità come ad esempio femme o butch, che vengono comunemente usati nel mondo lesbo per indicare la “lesbica femminile” e quella “mascolina”. Pensiamo a “butch” un po’ come alla traduzione del nostro “maschiaccio”.

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Alla luce di quanto detto, tengo a precisare che questo articolo non nasce allo scopo di inculcare idee nuove o sovversive nelle teste di nessuno di quelli che mi leggono. Semplicemente, alla luce di quelli che sono gli ultimi avvenimenti (si pensi alla decisione di Trump di cancellare la pagina LGBTI dal sito della Casa Bianca o al pestaggio omofobo fuori da una discoteca alla periferia di Milano), ho ritenuto opportuno dar voce a quella parte di  amici che soffre, giorno dopo giorno, perché qualcuno si rifiuta anche solo di cercare di comprendere un loro stato d’animo o un loro sentimento. Il fatto che fino a trent’anni fa non si parlasse di certe cose non implica che non esistessero persone che quotidianamente affrontavano la loro battaglia.

Molti dei termini sopra elencati e delle idee che vi stanno dietro, ho fatto fatica io stessa a comprenderle e ammetto che a oggi non mi sento totalmente “ferrata” in materia, ma se il mio sforzo di capire qualcosa può render qualcuno felice, in quel caso son ben contenta di farlo.

Siamo al mondo per amare ed essere amati e se ogni tanto provassimo davvero a farlo, sarebbe fantastico!

A Marco e Gabe che con il loro esempio e la loro forza mi hanno insegnato tanto. Con l’augurio che queste poche righe possano aiutarli a condurre una vita più semplice e felice. Con affetto infinito.

Soraya Galfano

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