Intervista a un liberale mussulmano

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Sono nato in una famiglia comunista, ma non credo di esserlo mai stato. A Dicembre 2011 Luigi Zingales fu ospitato presso l’Università degli Studi di Bergamo, per la presentazione del suo secondo libro: Manifesto Capitalista (titolo originale Capitalism For The People, molto meglio). Quanto diceva mi prese molto, il liberismo mi sembrò molto più for the people di Vendola e Fassina. Al netto di tutte le considerazioni che si possono fare, anche negative, su di Gigi, per me quella mattinata è stata fondamentale. Da lì, infatti, la mia strada verso la Libertà si è indubbiamente allargata (e privatizzata), così come quella della tolleranza. Potrebbe sembrare strano, ma in una famiglia comunista ci può essere un forte sentimento antireligioso, che effettivamente è più che coerente con l’ideologia in questione. Per questo motivo, per un certo periodo della mia vita, non ho visto di buon occhio l’Islam, semplice religione, ma spesso anche regola di vita. Crescendo, però, ho imparato ad apprezzarlo, soprattutto per motivi personali, ma non siamo a PomeriggioCinque e quindi non ve li snocciolerò.

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Frequentando moderatamente gli ambienti liberali, mi sono però accorto quanto alla teoria della libertà di culto non segua più di tanto la pratica, in particolar modo quando si tratta di Islam. Vuoi per la tendenza, preponderante tra i liberali, all’essere filoisraeliani, vuoi per la tendenza islamica a non separare Stato e religione, sta di fatto che è abbastanza difficile trovare un musulmano liberale (la maggior parte di quelli che conosco sono per lo più di Sinistra) e se è ormai raro trovare europeisti dichiarati in Italia, mi è sembrato interessante (e bellissimo) trovare un liberale musulmano europeista. Si tratta di Mohamed Rmaily, italiano di origine marocchina e co-fondatore del movimento #italianisenzacittadinanza. Per tutti questi motivi gli ho posto alcune domande.

Sei musulmano e liberale, davvero si possono coniugare i due aspetti?

Certo che sì. Credo che la religione debba viaggiare su un binario diverso da quello che è la società. Molti musulmani vivono la religione come un fatto privato e intimo, ma fanno molto meno notizia rispetto al musulmano tradizionale raffigurato con la barba lunga o la donna velata succube del marito integralista.

Quale pensi che debba essere il ruolo della religione all’interno della politica?

Credo che la religione non debba assolutamente essere mischiata con la politica, altrimenti il rischio sono le teocrazie islamiste liberticide dei diritti. L’influenza della religione può avere l’unico aspetto positivo nella solidarietà vista come società aperta, inclusiva, multietnica e nel rispetto delle libertà individuali.

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Will Coley, tizio molto strano, musulmano, che ha corso nel 2016 per le primarie del Libertarian Party (USA) come possibile candidato Vice Presidente a sostegno di Darryl Perry

Che cosa significa essere europei?

Per me significa molto. Significa in primis riconoscersi in quei valori che non tramontano da Stoccolma a Berlino, da Parigi a Budapest. È innegabile che oggi l’Europa soffra di una forte crisi d’identità e di forti egoismi nazionalisti. Senza dimenticare il forte populismo anti europeista che soffia. Io credo che la mia generazione non riconosca che l’Europa oggi è una grande opportunità per tutti noi.

Ha senso parlare di Islam europeo?

Sì. Credo che noi musulmani europei dobbiamo riconoscere la supremazia di quello è che lo Stato di diritto sulla fede. L’Islam europeo dev’essere un valido alleato contro ogni estremismo. Un Islam a cui vengano riconosciuti i propri diritti di libertà di culto e che possa essere partecipe alla comunità. Insomma: diritti e doveri. Quando penso a un Islam europeo penso al sindaco di Londra, attivista per i diritti umani, che tra le prime cose fatte ha visitato la sinagoga di Londra e chiamato le comunità LGBT all’insediamento, o al sindaco di Rotterdam (Ahmed Aboutaleb, ndrche dopo la strage di Charlie Hebdo ha invitato i musulmani che non accettano la libertà di satira ad andarsene dall’Europa. Entrambi dichiarano di essere musulmani praticanti.

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Ahmed Aboutaleb e Sadiq Khan, sindaci europei e musulmani

Sei italiano, eppure questo status non ti è riconosciuto. Quali sono i limiti che hai incontrato? C’è una soluzione? (Gasparri ti ha aiutato davvero?)

Gasparri oltre a un tweet non si è mai fatto sentire e pur avendo il suo numero non avrei mai banalizzato la mia battaglia per un diritto civile usando la mia conoscenza con un politico. Mi è capitato in passato di aver trovato politici che mi offrivano una strada privilegiata ma ho sempre declinato, anche perché se il cambiamento ci sarà non sarà solo per me ma per circa 1.000.000 di ragazzi, di cui 800.000 alunni delle scuole italiane. Ora la soluzione sarebbe la legge approvata lo scorso anno alla Camera e che a oggi è ancora bloccata al Senato tra le mille promesse della relatrice e del partito di maggioranza. Con alcuni ragazzi abbiamo creato la pagina e il movimento #italianisenzacittadinanza, per creare pressione alla politica cieca davanti a dei cittadini che studiano, pagano le tasse contribuendo allo sviluppo economico e culturale dell’Italia venendo però privati del diritto di essere ciò che si è già: ovvero italiani. I limiti del mio status sono tanti, ti dico solo non poter andare a trovare mio fratello minore che studia a Londra e quindi aspetto che torni lui in Italia. Ma posso anche dirti l’impossibilità di poter partecipare a un concorso pubblico, al limitare la mia assenza dal suolo italiano per non rischiare di vedermi cancellato dall’anagrafe e incorrere in problematiche per il permesso di soggiorno, il non poter essere convocato dalle nazionali sportive giovanili per il passaporto straniero al viaggio d’istruzione al Liceo. Sono fasi che segnano la vita e che purtroppo non potranno mai essere colmate. Insomma, tante discriminazioni che sarebbe ora eliminare in un paese civile e moderno come l’Italia

FB: https://www.facebook.com/italianisenzacittadinanza/?fref=ts

Michele Radaelli

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