Fundraising: cos’è e come funziona

Fundraising è un’espressione di provenienza inglese che negli ultimi anni ha avuto un ruolo determinante per la sussistenza della stragrande maggioranza delle aziende non profit. Trattasi infatti dell’insieme di tutte quelle attività che permettono a un’organizzazione di reperire risorse economiche, strumentali, relazionali e umane propedeutiche al raggiungimento degli obiettivi prefissati, nonché alla persecuzione delle finalità espresse nel proprio statuto al fine di ottenere i risultati della mission.

Questa definizione, molto scolastica e poco pratica, dimentica tuttavia di considerare che il fundraising non è semplicemente un insieme di strategie da attuare, bensì la possibilità di instaurare relazione stabili e durature con i propri stakeholder; il donatore non è visto come colui che si limita a effettuare un apporto in denaro a beneficio dell’organizzazione, bensì un soggetto con il quale condividere un rapporto basato sul dialogo e sul coinvolgimento attivo della persona. Si può dunque affermare che lo scopo principale del fundraising sia la raccolta di fiducia prima che la raccolta di risorse vere e proprie, in un’ottica di chiarezza, trasparenza e coinvolgimento.

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Il primo esempio di fundraising lo troviamo nel 1235 in una lettera di un buddista che necessitava di fondi per la costruzione di un monastero, dimostrando che già allora il fundraising era considerato come qualcosa di più di una semplice richiesta di aiuto. La lettera iniziava in questo modo:

“We urgently need a monk’s hall right now. We will set up long platforms to reside on, where we will practice day and night without fail. We will acknowledge gifts by installing the donors’ names in the centre of the sacred image. The myriad syllables of the seed wisdom will honour the donors and everyone.”

Successivamente troviamo fonti che trattano l’argomento in Europa e negli Usa grazie a Henry Rosso che ha fondato nell’Indiana la prima scuola di fundraising (State University of Indiana).

Il concetto dovrebbe legarsi alla “cultura della carità” per poi svilupparsi in tempi più recenti collegandosi al fenomeno della responsabilità sociale che spinge i soggetti a effettuare investimenti in risorse atte al raggiungimento di benefici sociali collettivi.

Un recente studio sul settore non profit, rileva la presenza di circa 25 milioni di donatori, di cui 16 milioni stabili, i quali devolvono a favore delle aziende senza scopo di lucro in media 180 euro annui per un totale che supera i 3 miliardi di euro. Il mercato delle donazioni non è stabile, ma soggetto a continui cambiamenti fortemente legati a trend sociali, politici, culturali ed economici.  Risulta quindi molto importante per il board della aziende non profit individuare la categoria di donatori potenziali e determinare la modalità più idonea per raggiungerli.

La teoria indica molteplici modalità di fundraising. Le più comuni risultano essere:

  • il mailing, ovvero l’invio di più lettere promozionali (in formato cartaceo o in formato elettronico) ai più svariati destinatari;
  • il passaparola, metodologia sulla quale non si può fare più di tanto affidamento, poiché non monitorabile e non facilmente gestibile nell’era della comunicazione virtuale;
  • la pubblicità visiva, ovvero la promozione dell’associazione e dei suoi servizi tramite campagne pubblicitarie che cerchino di carpire l’attenzione dell’utenza tramite immagini “forti” o slogan accattivanti;
  • i nuovi media, dove la promozione dell’associazione avviene con l’ausilio della condivisione delle informazioni utilizzando piattaforme informatiche come Facebook, Twitter
  • eventi speciali, ovvero eventi organizzati dalle associazioni non profit stesse mediante i quali intendono farsi conoscere sul territorio.

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Negli ultimi dieci anni anche lo Stato Italiano si è sensibilizzato nei confronti delle associazioni non profit, dando la possibilità ai cittadini di:

  • devolvere il 5 per mille dei loro redditi a favore della associazioni non profit in generale o addirittura alla specifica associazione indicandone il codice fiscale nell’apposito spazio previsto sulla dichiarazione dei redditi;
  • detrarre ai fini fiscali le donazioni in denaro a favore di determinati tipi di associazioni (ad esempio le o.n.l.u.s.) come previsto dall’articolo 13 del d.g.l. 460/97 nella misura del 19% per le persone fisiche (con tetto massimo di 2065,83 euro) e del 2% del reddito dichiarato per le imprese.

Inoltre, con l’approvazione della legge n.80 del 14 maggio 2005 che ha convertito il decreto legge 35 del 14 marzo 2005, sono favorite tutte le donazioni, in natura e in denaro, da parte di persone fisiche e da parte di aziende alle associazioni del terzo settore. E’ quindi possibile dal 2005 dedurre dal proprio reddito imponibile fino al 10% dello stesso e fino a un valore massimo di 70.000 euro, qualora questo sia stato oggetto di donazione nei confronti di soggetti non profit.

Ai fini di un proficuo fundraising è importante per le anp relazionarsi con il contesto territoriale dove esse operano e dove è collocato il bacino d’utenza dell’azienda non profit stessa. Relazionarsi con il territorio significa farsi conoscere sul territorio dove si opera, ma soprattutto tessere una fitta tela di relazioni che coinvolgano il maggior numero possibile di individui/istituzioni. In una logica di ricerca fondi è importante avere delle relazioni forti che possono sfociare in una serie di donazioni, in un contributo o in una semplice collaborazione. La trama di relazioni che si costruisce sul territorio risulta essere il punto di partenza per il fundraising ed è importante per l’anp implementare e mantenere i rapporti instaurati nel contesto territoriale in modo da essere sempre presente e al tempo stesso sempre presa in considerazione.

Luca Brambilla

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