Tutti commentano Sanremo

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La scorsa settimana io e il mio coinquilino, seduti in cucina, ci siamo ritrovati a discutere sul grande tema che verosimilmente occuperà ogni spazio mediatico di questa settimana: il Festival di Sanremo. La sua teoria era che a nessuno interessa più e che più nessuno lo guarda. Io, dalla mia, non sono mai stato un grande fan della kermesse ligure e in passato l’ho apertamente disprezzata. Ho sempre pensato che fosse un residuo antiquato di un’Italia antiquata e un pochino provinciale. L’anno scorso, complice un malessere, mi sono invece trovato in modo coatto a guardare praticamente ogni puntata, post-Sanremo incluso, e mi è piaciuto tantissimo.

Mi sono dunque chiesto, sono davvero l’unico ad averlo visto e ad averlo apprezzato? O in altre parole, è proprio vero che il Festival di Sanremo, assieme a tutto l’intrattenimento televisivo di un certo tipo, è sorpassato?

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Il primo Festival di cui disponiamo dei dati relativi agli ascolti è l’edizione del 1987. A condurlo fu il Pippo nazionale e portò a casa uno share complessivo del 68,71% (15.950.000 spettatori), un numero mostruoso che non verrà mai più eguagliato. Da questo momento in poi vediamo dunque il grafico degli ascolti in discesa, i quali rimangono comunque sopra il 50% di share fino al 2002 (54,2%, 11.479.000 spettatori). Dall’edizione del 2003, fatta eccezione per quella dell’anno 2005 condotta da Paolo Bonolis nella quale raccolse il 52,79%, gli ascolti scendono permanentemente sotto il 50%, con picchi davvero molto bassi negli anni 2004 (38,98%), 2008 (36,56%) e 2014 (39,26%).  E’ evidente dunque che nel corso degli anni l’appeal del Festival è costantemente calato, salvo alcune eccezioni. Questo perché il mondo della televisione dagli anni ‘80 e soprattutto ‘90 in poi è cambiato tantissimo. Il boom della tv generalista e l’ascesa dei canali di Berlusconi hanno progressivamente plasmato i gusti del pubblico, specie quello giovane, e hanno contribuito ad aumentare la scelta e a disperdere i telespettatori. Non sarà infatti forse un caso che proprio l’edizione condotta da Paolo Bonolis (2005), frontman simbolo della televisione trash, riuscì a sfondare il tetto del 50% di share.

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Detto questo, un dato molto interessante è quello relativo alla scorsa edizione, condotta per il secondo anno successivo da Carlo Conti, la quale ha raccolto il 49,58% di share, davvero a un soffio dal fatidico 50% (a 11 anni di distanza da un risultato migliore). Quest’ultimo dato, se letto assieme a quello dell’anno precedente (48,64%), ci direbbe che in qualche modo il Festival è riuscito a risollevarsi, a rinnovarsi e a essere più appetibile rispetto agli anni precedenti. Secondo Aldo Grasso però il vero punto di forza della manifestazione dello scorso anno è stato quello di non avere, paradossalmente, nessun punto di forza. Insomma, un Festival condotto all’insegna del politically correct e della coazione a ripetere, in cui “la forza tranquilla della rassegnazione” è il motore trainante dello spettacolo. Forse.

Ma forse la cosa più curiosa, segnalata dallo stesso Grasso, è il ruolo fondamentale che i social hanno iniziato a ricoprire, da qualche anno a questa parte, nel mondo dell’intrattenimento televisivo. Da quanti anni assistiamo infatti al mantra che oramai la televisione è morta e che il futuro è internet?

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Ma se diamo un’occhiata ai dati riguardanti il flusso di commenti e citazioni relativi al Festival capiamo in realtà un’altra cosa, davvero interessante. Il numero totale di tweet pubblicati sul Festival di Sanremo del 2016 è stato di 2,8 milioni (!) da 181.700 autori unici, in crescita del 13% rispetto l’anno precedente. Se prendiamo in considerazione il solo hashtag #Sanremo2016 scopriamo addirittura che a confronto del medesimo hashtag del 2015 il flusso è aumentato del 39% e in generale i tweet relativi al Festival sono stati visti 237 milioni di volte nel corso di 7 giorni. Un incremento davvero notevole che ci dice dunque che probabilmente non è affatto vero che, ad un certo punto, un medium tra televisione e internet dovrà soccombere in favore dell’altro. La vera novità, e il vero business, sta infatti proprio nell’interazione che i due media sono riusciti a intessere. Il paragone potrebbe farsi con il ping-pong, la gente mentre guarda la televisione la commenta sui social, altre persone leggono i commenti, accendono il televisore e a loro volta commentano sui social quello che stanno guardando. Un gigantesco rimpallo esponenziale.

E ancora, se prendiamo in considerazione che il 65% di coloro i quali hanno parlato del Festival su Twitter sono ragazzi sotto i 34 anni, vediamo anche che una manifestazione “vecchia” per antonomasia riscuote sempre più successo tra i giovani, attirati di certo dalla partecipazione dei loro idoli fuoriusciti da un qualche talent. E qui giungiamo alla conclusione. E’ certamente fuori discussione che il Festival di Sanremo non è più il gigante indiscusso del nazionalpopolare, e che non riuscirà probabilmente mai più a tornare ai lusinghieri fasti d’un tempo. Ma è anche altrettanto vero che negli ultimi anni, grazie soprattutto all’unione di internet e televisione, si è registrata un’interessante inversione di rotta che fa della Social Tv (la fruizione e la discussione della televisione attraverso dispositivi mobili) il vero fenomeno da registrare e tenere d’occhio.

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E, by the way, volete vedere che quest’anno con la presenza di Maria De Filippi, vera nuova regina del nazionalpopolare, con le sue torme di millenials e casalinghe non ci sia un ulteriore balzo in avanti? Stasera tutti in prima fila dunque, a cantare e commentare un po’ di Sanremo. 

Matteo Mascarin

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