La vita ai tempi dell’università

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Nella vita di ognuno di noi ci sono due infanzie: la prima è quando bambino lo sei davvero; la seconda è quando ti affacci a quel mondo dei grandi che tanto hai sognato ma che d’improvviso fa anche tanta paura perché ti rendi conto che non è tutto semplice come pensavi. Teatro di questa seconda infanzia è sicuramente, per alcuni, l’università.

L’università è senza dubbio uno dei periodi più belli della vita di un uomo. È tra quelle mura, intrise di secolari saperi, che nascono e si consolidano alcuni dei rapporti che ci accompagneranno per il resto della vita. È tra i posti sempre occupati, le macchinette del caffè che non funzionano e l’ansia degli esami sempre dietro l’angolo, che incontriamo quelle che saranno “le nostre persone”. Quelle persone con cui, alla fine, condividi proprio tutto, dai postumi della sbronza del sabato sera ai pianti dei primi amori andati male, dagli appunti alle confidenze più intime. Sono loro che guardi negli occhi con la certezza di non esser giudicato ma solo compreso. Non importa quali strade percorrerete, ci sarà sempre qualcosa che vi legherà, perché con loro sei diventato grande, con loro hai smesso di pensare a “cosa fare da grande” e hai iniziato ad essere adulto sul serio.

Loro sono le persone a cui meno hai detto “ti voglio bene” ma a cui più l’hai dimostrato, sono le persone che ti hanno visto commettere gli errori peggiori e sono rimaste per aiutarti ad alzarti e hanno fatto di te una persona migliore. Sono le persone cui hai fatto leggere il tuo libro preferito dicendo loro che tra quelle righe avrebbero trovato qualcosa di te. Sono le persone che chiami quando hai uno di quei problemi che, se solo tua madre sapesse, morirebbe d’infarto. Sono le persone con cui ti cacci nei guai, con cui sovverti il tuo modo di pensare al mondo e ne costruisci uno nuovo, meno rigido, più aperto e realista.

coraggio

Sono le persone con cui più ti arrabbi, cui auguri le peggio cose, cui urli improperi che nemmeno gli ultras delle tifoserie più scatenate conoscono; sono gli stessi che se qualcuno te li tocca, Attila scansati che io ti levo dalla faccia della terra!

Sono gli amici dei selfie ignoranti, quelli cui mandi un video talmente stupido che quasi te ne vergogni, ma con loro chi se ne frega? Loro ti hanno visto nelle condizioni peggiori: quando li hai chiamati perché lui/lei ti aveva lasciata sono arrivati da te con il gelato e un paio di bottiglie di quel vino che tanto ti piace e alla fine eravate seduti sul pavimento ridendo di non si sa esattamente cosa.

Sono le prime persone cui parli di quella vecchia passione che avevi da bambina e loro ti stanno ad ascoltare, pendono dalle tue labbra con gli occhi sgranati e la fronte corrugata in quell’espressione che denota tutto l’impegno che ci stanno mettendo per capire quel che dici, per capirlo davvero, perché per loro ogni cosa di te è importante.

La prima volta che sei partito, che ti sei allontanato dalla casa in cui sei cresciuto, hai pensato che non avresti mai avuto amici come quelli che stavi lasciando e, per un certo verso, avevi anche ragione perché quelli che hai conosciuto come tuoi colleghi di università, con il tempo, sono diventati la famiglia che ti sei scelto, quella in cui trovi sempre rifugio, quel nido sicuro  cui vuoi sempre tornare e che alla fine, quando torni a casa, dai tuoi genitori e dai tuoi vecchi amici, un po’ ti mancano.

A vent’anni sei tutto e sei niente, sei un concentrato di energia in potenziale, hai il mondo nelle tue mani ma devi decidere quale vuoi che sia il tuo posto. A vent’anni vuoi tutto ma non sai cosa vuoi davvero e allora ti senti confuso e spaesato ed è proprio in questo sentimento di incertezza collettiva che trovi la tua forza, è nel “ non so nulla” che si trascina di sedia in sedia in biblioteca che assimili più cose, è nella paura che fa tremare le tue mani e quelle del tuo vicino di banco che trovi il coraggio per far tutto quello che fino ad un attimo prima temevi.

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Gli anni dell’università sono difficili e lo sono perché tra un esame e l’altro diventi adulto e la vita, all’improvviso, ti sembra un affare ben più serio di quel che credevi.

Gli anni dell’università sono i più belli e un giorno, quando tra le tue mani non passeranno più le pagine di libri pesanti come macigni ma le gote rosse di tuo figlio o un mucchio di carte dell’ufficio, in quel momento, tra un completo elegante e una sigaretta sempre accesa per stemperare la tensione, ecco, proprio in quel momento, penserai a quegli anni trascorsi tra i libri e ringrazierai il cielo del meraviglioso regalo che ti hanno lasciato quegli amici che, alla fine, ti hanno seguito davvero ovunque.

Soraya Galfano

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