Le più sporche creature di Allah

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Nonostante i musulmani in Svezia siano ormai circa il 5% della popolazione (tra credenti e apostati), i primi fedeli islamici giunti nel regno scandinavo, di cui si abbia notizia, sono i Tatari finlandesi, oggi minoranza nella minoranza. Quest’ultimi, arrivarono da Finlandia ed Estonia dal ‘700 fino ai primi anni ’40, in fuga dai sovietici impegnati nella Seconda Guerra Mondiale. Di religione islamica sunnita e parlanti il mishar tataro, la maggior parte di loro fuggì dalla terra natia (nei pressi di Nižnij Novgorod) negli anni ’20, durante una terribile carestia dal retrogusto di ingegneria genetica, ma molti altri erano già approdati presso il Granducato di Finlandia, durante la duplice dominazione russa, come mercanti o contadini, ma soprattutto per la costruzione delle fortezze insulari di Bomarsund (dove si trova il primo cimitero islamico in terra finnica) e Suomenlinna (dove io mi sono scottato la schiena e, sulla stessa spiaggia, gli Hevisaurus hanno girato il videoclip del loro brano più famoso: Räyh!). https://www.youtube.com/watch?v=vXhhlYdySqQ

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Gli Hevisaurus a Suomenlinna, sotto uno scottante sole finlandese

Maamme Suomi è infatti il primo Stato occidentale (ammesso che all’epoca lo fosse) ad aver riconosciuto una congregazione islamica sul suo territorio: Finlandiya Islam Cemaati (che in tataro sta per Congregazione Islamica Finlandese). Ma anche gli altri Stati (geograficamente) scandinavi non hanno mai disdegnato l’accoglienza, per quanto un po’ tutti pervasi da un senso di superiorità (spesso giustificato nei confronti di tutti, dai giapponesi ai camerunensi, passando per i tedeschi e gli uzbeki). In Norvegia il primo musulmano arrivò, probabilmente, verso la fine del XIII secolo, nella persona del sultano di Tunisi, invitato dal re Håkon IV figlio di Håkon. In Svezia la prima moschea fu costruita addirittura nel 1976, a Göteborg (città sede della Idrottsföreningen Kamraterna Göteborg, che, sotto la guida di tale Sven-Göran Eriksson, vinse, prima tra le connazionali, la Coppa UEFA).

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Lo stemma del I. K. Göteborg è sostanzialmente l’emblema araldico di Göteborg al contrario, a sua volta stemma del Regno di Svezia, originariamente blasone della dinastia dei Folkunga 

Questi non sono, tuttavia, i contatti più antichi tra scandinavi e Islam. Infatti, ben prima che i Tatari arrivassero in Finlandia, che Göteborg venisse fondata e addirittura qualche generazione in anticipo rispetto al sultano di Tunisi, alcuni abitanti del Nord Europa si spostarono verso Sud-Est. Sopravvissero come mercanti, mercenari e pirati, viaggiando soprattutto via fiume, fino a raggiungere Costantinopoli e Baghdad. Slavi e bizantini li chiamavano, rispettivamente, Varjagŭ e Várangos (in Italiano variaghi) dall’Antico Norreno væringi, a sua volta derivante da var (impegno, fede) e gengi (compagno), e stante a indicare uno straniero che aveva preso servizio presso un nuovo signore, giurandogli fedeltà. I Finni, invece, molto più semplicemente, li chiamavano Ruotsi (da ruon, che in Italiano significa remare), tuttora utilizzato per appellare la Svezia, e dal quale deriva il termine rus, succedaneo di variago. Ci sono differenze tra i due gruppi, pur sempre discendenti di tribù norrene che intrapresero spedizioni verso la regione compresa tra il Dniepr e il Volga. I Variaghi, quasi tutti provenienti dall’attuale Svezia, si mescolarono con le popolazioni slave, principalmente sposandone le donne, ma rimasero semi-nomadi. I Rus, invece, tendevano a essere più stanziali ed erano sia slavi che scandinavi, ma non nel senso multiculturale, quanto più a mo’ di gatto di Schrödinger, dato che non si sa molto delle loro vere origini. I variaghi raggiunsero Aldeigja, nei pressi del lago Ladoga, verso la metà dell’VIII secolo, ma vennero menzionati per la prima volta solo cent’anni dopo, in Pověsti vremęnĭnykh lět (Racconti degli anni passati), come usurpatori delle terre di slavi e finnici (pare in realtà fossero stati chiamati dagli stessi per mettere pace nei loro territori). Un secolo ancora più tardi, intrapresero la (non poi tanto) celeberrima Via del Volga, che metteva in comunicazione il Nord della Russia europea con il Medio Oriente, arrivando a più di 5000 km di distanza, fino a Baghdad, (all’epoca capitale economica e culturale del Califfato Abbasside, quindi del mondo islamico) e passando per il Gran Khanato di Khazaria.

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Principali rotte variaghe: in viola la Via variago-greca; in rosso la Via del volga; in arancione altre Vie minori

Nonostante l’ossessione per nuove ricchezze, la rotta cadde pressoché in disuso nel giro di circa tre secoli, soprattutto a causa della crisi che aveva ormai colpito il Califfato Abbasside dopo l’assalto da parte dell’Orda d’Oro.

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Miniatura raffigurante le armate di Hulagu, nipote di Gengis Khan, assedianti Baghdad

In concomitanza con la Via del Volga, tra l’863 ed il 1041, vi furono, da parte dei Rus, alcune spedizioni, volte a depredare città e villaggi degli attuali Iran, DagestanAzerbaijan. Infatti, oltre a vendere, principalmente, miele, cavalli, schiavi e gatti (tranquilli, pare non li mangiassero), i Rus presero l’usanza di compiere, dapprima, furti e rapimenti, dopodiché, dal 913, anche attraverso enormi flotte sul Mar Caspio, vere e proprie razzie e invasioni. La prima volta non si scorda mai? Be’, la loro prima volta fu veramente uno schifo (“strano!”, direte voi), poiché furono costretti a tornare in patria a causa di un’epidemia di dissenteria e durante il ritorno vennero intercettati dai Khazari e la maggior parte morì nello scontro. Qualcuno comunque riuscì a fuggire e… fu ucciso dalle tribù che vivevano lungo il Volga (tac! i Tatari). A causa di questo attacco, ma anche e soprattutto della tendenza dei Rus a non amare le tasse, nel 965, il principe di Kiev ordinò di attaccare e distruggere il loro nemico. No, non la diarrea, bensì il Khanato di Khazaria (l’unico impero a maggioranza ebraica, per altro).

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La situazione territoriale all’epoca degli scontri

Nel 987, giunti nell’odierna Russia meridionale come mercenari, i Rus si trovarono di fronte, per la prima volta, non tanto a popolazioni arabe o persiane, quanto a popolazioni islamiche. Un predicatore locale, infatti, pretendeva che si convertissero all’Islam, in caso contrario, pena la morte. I Rus rifiutarono, chi li aveva assoldati fu esiliato e tutto si risolse in un nulla di fatto. Nei decenni a seguire gli scontri proseguirono, ma senza mai protrarsi troppo nel tempo e nello spazio. Nel 1041 ci fu l’ultimo tentativo dei Variaghi/Rus, o meglio, proprio dei vichinghi svedesi, di raggiungere il Medio Oriente, riportato anche nella saga islandese Yngvars saga víðförla (Saga di Ingvar il Viaggiatore), che racconta di tale Yngvar il Viaggiatore, che, nel tentativo di riaprire la Via del Volga, si recò nel Serkland, ossia le terre dei Serk, i Saraceni, che lo uccisero.

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Una pietra runica riportante un paesaggio della Yngvars saga vi∂förla

Ma come venivano pagati i Norreni? Con monete d’argento. Nel Nord Europa, infatti, l’argento valeva molto più dell’oro e guarda caso le monete più diffuse nel mondo arabo erano le argentee dirham, ritrovate in discreta quantità in Scandinavia, in particolar modo sull’isola di Gotland, nella regione svedese del Götaland. I primi e più ricchi ritrovamenti di monete arabe avvenne in Russia, lungo il Volga, ma anche nei pressi di San Pietroburgo, a Petergof, dove sono state rinvenute monete con scritte in arabo, ma anche in lettere greche e rune, sia norrene che turciche, tutte risalenti ai primi anni dell’VIII secolo. Alcune monete, provenienti dall’odierno e musulmano Kazakhstan, sono state rinvenute presso Heimdalsjordet, un antico mercato vicino ad Oslo.

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Il tumulo di Gokstadhaugen, nei pressi di Heimdalsjordet, con un bambino a caso sulla cima che verrà preseguitato dagli spiriti dei vichinghi 

Ma non si tratta dell’unico ritrovamento, tra i tanti, merita sicuramente quello fatto a Birka, antico centro locato nell’attuale Svezia. Qui, l’archeologo Hjalmar Stolpe ha rinvenuto le spoglie di una donna, deceduta probabilmente nel IX secolo. Quest’ultima era stata seppellita con un oggetto piuttosto comune: un anello d’argento (come già detto, materiale comune, all’epoca, nel Nord, spesso nelle tombe) con incastonato un vetro rossastro (materiale praticamente sconosciuto ai vichinghi). Ma questo anello non è affatto comune: è difatti l’unico anello, rinvenuto in Scandinavia, a riportare un’iscrizione in cufico, un antico stile calligrafico arabo, in uso tra il 600 ed il 1100 (ma più che altro tra l’800 ed il 900), che recita illa Allah (ad/per Allah). Non è esattamente chiaro come la donna sia entrata in possesso del gioiello: si ritiene che esso sia stato acquistato per lei nell’odierno Iraq oppure, meno probabile, che la donna stessa provenisse da quelle terre o, ancora, che avesse viaggiato durante la sua vita. Il biofisico Sebastian Wärmländer, attraverso microscopio elettronico a scansione, ha confermato che l’anello è effettivamente antico e che non presenta segni di usura, a sostegno del fatto che non sia mai appartenuto ad altra persona all’infuori della donna con la quale è stato sepolto. 

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Il celebre anello… Ah no!

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Il celebre anello vichingo dedicato ad Allah (ﷲ, abbastanza visibile)

Gli arabi non considerarono importanti i nomi dei luoghi d’origine degli avventori, al contrario dei popoli d’Occidente, per questo, per secoli, è stato arduo provare un collegamento, ma recentemente, lo storico islandese Þórir Jónsson Hraundal ha raccolto e studiato i principali documenti in arabo inerenti i vichinghi, tutti redatti nell’area della Via del Volga, dove i Norreni si mantennero molto più tranquilli che ad Ovest, dimostrando un certo disturbo bipolare. Nel 1500 circa, il geografo arabo Amin Razi riportò clamorosamente di alcuni vichinghi convertitisi all’Islam, che non rinunciarono, però, all’amato maiale (cosa che per altro fecero anche molti rifiani fino all’avvento del nazionalismo berbero). La conversione risale probabilmente al periodo in cui arabi e vichinghi compivano razzie e conquiste ai danni della Penisola Iberica. Infatti, a Siviglia, è documentata la rinascimentale presenza di alcuni scandinavi, insediatisi e convertitisi, che rifornivano di formaggio la suddetta città e Cordoba. Nel documentario della BBC, History of the World: Into the Light, si parla anche di un’iniziale indecisione, da parte dei regnanti variaghi, in merito a quale religione monoteista abbracciare: il cristianesimo bizantino (che fu poi scelta di comodo), l’ebraismo dei khazari o l’Islam abbaside.

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Rosita halal

Ma torniamo all’epoca dei primi contatti tra mondo islamico e scandinavo. Verso la fine dell’800, il geografo persiano ibn Khordadhbeh scrisse di loro, descrivendoli come mercanti ben voluti da tutti gli imperi, utilizzatori sporadici di cammelli, pseudoslavi e sedicenti cristiani (in realtà, infatti, la cristianizzazione dei vichinghi avvenne almeno un secolo più tardi), così da poter semplicemente pagare la jizya. Un suo collega, ibn Rustah, aggiunse invece che erano puliti (dafuq?!), buoni e gli uomini indossavano gioielli d’oro. Qualche decennio più in là, gli arabi avevano perfino ambasciatori presenti sul territorio attorno al Volga. Uno di loro, tale ibn Fadlan, parlò della loro vera religione, descrivendola più come una venerazione del business, che un credo. Ahmed ibn Fahdlan è stato anche interpretato, nel 1999, da Antonio Banderas (che prima di innamorarsi di Rosita era un attore), nel film Il 13° guerriero, tratto dal romanzo di Michael Crichton, Mangiatori di Morte: il manoscritto di Ahmad ibn Fadlan sulle sue esperienze con i Vichinghi nel 922, che trae a sua volta ispirazione dal poema epico inglese Beowulf.

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Fotocopia di un manoscritto di ibn Fadlan


Disse dei vichinghi che erano spietati ed ubriaconi (parla di nabid, probabilmente birra), ma anche bellissimi:

“Non ho mai visto fisici più perfetti dei loro – sono come palme, sono magici e rossicci e non indossano tunica ne’ caftan”

Fu anche il primo a descrivere per iscritto la cerimonia funebre vichinga, che prevedeva l’incendio di una drakkar. I documenti redatti da ibn Fadlan dimostrano come arabi e vichinghi fossero estremamente interessati gli uni agli altri e viceversa. Forse soprattutto per il commercio, ma non è da sottovalutare (come e più del sottocosto della pubblicità) la diversità, lo scontro, pacifico e bellico a seconda dei casi, con la potenza culturale araba da una parte e la potenza e basta dei vichinghi dall’altra: da una parte chi si purifica sempre prima della preghiera e dopo il sesso; dall’altra, come scrisse il nostro ambasciatore preferito, coloro i quali

“non si purificano dopo aver defecato o urinato o non si lavano dopo il coito e non lavano le mani dopo aver mangiato”

Ed ancora:

le più sporche creature di Allah

 

Michele Radaelli

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