La prima volta a San Siro

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Genivolta, Sabato 3 maggio 2003. E’ un normalissimo sabato mattina primaverile, caldo e soleggiato. Me ne sto seduto tranquillo sul divano a guardare i cartoni animati e a fare uno spuntino, quando arriva a casa mia mamma con una bellissima sorpresa.

“Ivan! Sono arrivata! Ho due biglietti per Milan-Como, oggi pomeriggio andiamo a San Siro con il Milan Club!”

“Stai scherzando?”

“No, sono seria, comincia a prepararti, altrimenti arriviamo in ritardo”

Nel finire la frase mi esibisce due biglietti per la partita di campionato. La mia reazione è un misto tra euforia, gioia, trepidazione e il non saper pronunciare una parola di senso compiuto per almeno dieci minuti. Sarebbe stata per me la prima volta che vedevo il Milan a San Siro e, nonostante la partita non fosse una finale di Champions League o un big match, sarebbe stato pur sempre elettrizzante vedere da vicino quegli idoli che fino ad allora avevo visto solo in televisione – tra l’altro con il terrificante commento di Piccinini.

Il campionato italiano era agli sgoccioli ed era quasi tutto già deciso, anche se il Milan applicava un discreto turn-over alla sua formazione-tipo in vista del derby-semifinale di Champions contro l’Inter per riuscire a raggiungere la finale di Manchester contro la Juventus (poi sappiamo tutti come è andata). 

La cosa che sembra assai strana è che nella mia famiglia la vera appassionata di calcio è mia mamma, con uno sprint particolare verso le partite, inusuale nella società moderna. Nel prepararmi decido quindi di indossare la maglietta di uno dei calciatori rossoneri che ho apprezzato più di tutti nella mia vita: Alessandro Nesta, definito da Carlo Pellegatti “Tempesta Perfetta”, un misto tra eleganza, tecnica e una forza fisica confluite in uno dei difensori più forti della storia del calcio.

Alessandro-Nesta-1.jpg

Nel primo pomeriggio la partenza con il pullman di tifosi rossoneri e un viaggio di circa un’oretta e mezza condito da cori, canti da stadio, aneddoti su giocatori del passato quali Gullit, Van Basten, Boban… il tutto animato da infinite sciarpe, bandiere, cappellini rossi e neri.  Arrivati allo stadio, dopo la consueta perquisizione da parte degli agenti delle forze dell’ordine e una rampa infinita per arrivare al secondo anello blu, settore 212, proprio vicino alla Curva Sud, riusciamo a prendere posto.

La prima immagine che vedo è un campo enorme e perfetto – molto diverso dai campi dove giocavo per il campionato Pulcini provinciali – con alcuni calciatori che si stavano già riscaldando per la partita. Un’atmosfera quasi magica, avente per sottofondo un coro unanime di tifosi in un unico canto: Milan, Milan, sempre con te. Potete ben immaginare come questo clima abbia comportato su un bambino di nove anni una reazione simile alla sindrome di Stendhal: sono rimasto effettivamente senza parole, attonito, con gli occhi spalancati a guardare nel vuoto al centro dello stadio.

La partita ha inizio. Il Milan prende subito il comando della gara e inizia a fare un lungo possesso palla gestendo in totale tranquillità il match. Al minuto cinquantanove c’è un calcio d’angolo dalla sinistra sotto la Sud: batte Brocchi, prolunga di testa Inzaghi e Nesta insacca sul secondo palo. San Siro in delirio per uno dei suoi giocatori più amati.

curva-milan.jpg

“Ha segnato per noi! Con il numero tredici, Alessandro..”

“Nesta!”

“Alessandro..”

“Nesta!”

“A-Les-San-Dro”

“Ne-Sta”

La partita si chiude con un due a zero e il viaggio di ritorno vola in mezzo ai cori dei tifosi. La prima volta che ho visto da così vicino i campioni rossoneri è stata qualcosa di magico. Da allora sono stato diverse altre volte a San Siro a seguire il Milan, ma ogni volta che entro in quello stadio mi ricordo quando per la prima volta ci ho messo piede.

San Siro non è solo uno stadio: è un tempio del calcio, un luogo mistico nel quale un vero tifoso percepisce ogni partita come un evento al di fuori della realtà, circondato da un’atmosfera che profuma di rossonero, che profuma di Milan. Per un bambino di nove anni entrare al La Scala del Calcio per la prima volta è un’emozione unica; un’emozione che dovrebbero provare tutti i bambini che giocano a calcio e che sognano di entrare in quello stadio non solo come tifosi, ma anche come calciatori.

E non ditemi che è solo un gioco.

Ivan Antozzi

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