Il fantastico mondo di Arturo

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Nel panorama politico del nostro paese, nei primi mesi di quest’anno, abbiamo già assistito a diversi eventi. Alcuni di questi sono stati dei veri e proprio “scossoni”, che in concreto si sono tradotti in stravolgimenti degli assetti organizzativi e programmatici o degli equilibri interni alle principali forze politiche. In particolare, il PD è stato protagonista, occupando, per intere giornate, le prime pagine dei giornali con la spasmodica e tragicomica (più tragica, che comica, in verità) vicenda della sua scissione interna, con diversi dei suoi membri (compresi alcuni “big” del partito, come Bersani e D’Alema, con Bersaniani e Dalemiani annessi) che hanno deciso, ancor prima del congresso, di lasciare il partito per fondare un nuovo ed ennesimo movimento di sinistra: D&P, Democratici e progressisti. Anche l’altro grande soggetto politico Sinistra Italiana, ha fatto registrare diversi scricchiolii e “distinguo” interni, pur non sfociando nella frammentazione che ha colpito il Partito democratico.

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In quella grossa parte dell’elettorato che si riconosce ancora nelle forze di sinistra, a seguito di questa serie di divisioni, il sentimento che più si è diffuso è stato quello del disorientamento, oltre a quello della rabbia e del disappunto per l’ennesimo “muro contro muro” in grado, potenzialmente, di far vincere gli avversari alle prossime elezioni. O, peggio ancora, di indurre a votare proprio per essi.

Si è cercato allora di sdrammatizzare, di leggere con ironia e con un sano umorismo l’ennesima puntata della ramificazione della sinistra in mille partitini diversi. E proprio facendo satira sulla saga delle scissioni varie dei partiti di sinistra, che, nel corso di una puntata di qualche settimana fa di Gazebo, programma pre-serale di Rai 3 incentrato sull’analisi dei fatti del giorno dal punto di vista dei social media, i due conduttori, Diego Bianchi (noto al grande pubblico come Zoro) e Marco D’Ambrosio (per tutti il genio Makkox, illustratore e creatore di spassose e coloratissime vignette) hanno lanciato assolutamente per scherzo e per farsi una gran bella risata la proposta di un nuovo soggetto politico: il Movimento Arturo. Un movimento che potesse riunire tutti gli elettori della sinistra dispersi qua e là a seguito delle infinite frammentazioni dei partiti e che faticano davvero a sentirsi ancora rappresentati da qualcuno. Un Movimento serissimamente disimpegnato, e votato allo svago collettivo. Più esplicitamente: votato al cazzeggio.

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Questa storia di Arturo sembrava destinata a durare poco: giusto il tempo di qualche puntata, al massimo una settimana, limitata alla trasmissione e ai suoi affezionati followers. E invece ha avuto un boom tale da diventare un vero e proprio fenomeno mediatico: a oggi, dopo solo pochi giorni, la pagina twitter di Arturo conta più di 36.000 follower. Un seguito di poco inferiore a quello di PD (206.000) e Movimento 5 stelle (469.000).

Su Facebook, a pochi giorni dall’apertura della pagina ufficiale, ci sono già quasi 2000 iscritti che, quotidianamente, giocano (compreso l’autore di questo articolo) a calendarizzare le attività di propaganda e di pubblicizzazione di Arturo nelle proprie città. A fare, insomma, i tesserati di partito in questo nuovo contesto virtuale. Giocano a fare i portavoce, i presidenti e segretari dei circoli; si scambiano suggerimenti su cosa fare nei circoli, su come organizzarli, anche su come arredarli (Makkox suggerisce di tenere sempre in fresco una bella confezione di Crodino per gli ospiti e di utilizzare solo una piccola tv a 15 pollici da accendersi solo mezzora alla settimana, così il circolo locale di Arturo risparmia e riesce ad andare avanti, nel diffondere il verbo di Arturo).

C’è chi ha già lanciato un’idea per un giornale del movimento, da chiamare l’Arturità (proprio come l’Unità di un tempo, della grande sinistra che fu). Addirittura, qualcuno ha già proposto di indire la data delle primarie, quella del congresso per l’elezione del segretario nazionale, nonché di inviare una propria delegazione al congresso del Partito Democratico!

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La cosa più divertente ma nel contempo maggiormente rappresentativa di Arturo quale fenomeno mediatico e sociale del momento è data dai cosiddetti “Circoli”, che sarebbero le sezioni locali di Arturo: non si tratta (almeno per ora, poi in futuro chissà!) di luoghi fisici, ma di numerose pagine Facebook e twitter degli spettatori di Gazebo sparsi in giro per il mondo che, entusiasticamente, hanno aderito ad Arturo raccogliendo, a loro volta, adesioni e iscrizioni di altre persone che seguono Gazebo – o che comunque vogliono partecipare ad Arturo e che risiedono in quella stessa città, regione o nello stesso Stato. A oggi, Arturo ha già aperto sezioni-social in tutti i continenti, anche in Brasile, Repubblica Centrafricana, California, Massachussetts, Sudafrica. E potremmo continuare ancora, citando molti altri paesi nel mondo, dove, grazie ai social, il movimento Arturo è riuscito ad arrivare.

Guardando a tutta questa storia di Arturo si può fare la seguente riflessione. E’ vero: non dobbiamo dimenticare che Arturo, almeno per ora, è una grande piattaforma di svago, cazzeggio e relax collettivo, votata serissimamente allo scherzo. Qualcuno ha pure provato a farne qualcosa di serio, una sorta di nuova organizzazione anti-casta per la rivolta popolare, ma è stato immediatamente isolato da tutti gli altri iscritti. Tuttavia, il fatto che questo “scherzo”, questa botta d’umorismo di Zoro e del genio Makkox abbia avuto tutto questo successo, questo risalto mediatico e un proselitismo sul web non solo internazionale, ma addirittura mondiale, è la dimostrazione di come, contrariamente a quel che pur legittimamente si potrebbe pensare, agli Italiani piace fare politica. Il fatto che così tanta gente si diverta a giocare al tesseramento, alle primarie, a proporsi come capoufficio stampa, come tesoriere, presidente di sezione, come addetto al tesseramento alla propaganda è la dimostrazione di come un’idea di politica intesa come attività che coinvolge tutti, che permette di stare insieme, di crescere insieme nella realizzazione di un progetto politico, aiutandosi l’uno con l’altro è un’idea che ancora piace. E molto.

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In un’epoca che pare segnata dal muro contro muro, dall’antipolitica, dalla voglia di distruggere tutto, di dividersi sempre più, quella di Arturo è allora una storia tanto scherzosa quanto bella. E anche se è tutto uno scherzo, rimane che Arturo costituisce una grande speranza per il futuro che abbiamo davanti: quella di poter mettersi a disposizione in una politica di nuovo del fare, e non del disfare. Una politica dove, all’insegna del rispetto e dell’ascolto reciproco, prevalga alla fine l’unità tra le varie componenti delle forze politiche di governo e maggiormente rappresentative. L’unità, e non la divisione. L’unione, e non una frammentazione che non giova a nessuno e fa tanto male alla politica e al paese.

Nicola Campione

 

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