L’Italia non è che un’espressione geografica?

Giusto poche settimane addietro ha iniziato a circolare sui social una mappa raffigurante un’Europa in cui i movimenti indipendentisti hanno avuto la meglio. Pochi sarebbero gli Stati attuali a mantenere una conformazione anche solo vicina all’attuale, con Francia, Spagna, GermaniaItalia dimezzate, per non parlare di una Gran Bretagna totalmente spacchettata. Il 13 Marzo, inoltre, poche ore prima che un portavoce della premier britannica, Theresa May, dichiarasse rimandata di alcuni giorni l’attivazione dell’articolo 50, Nicola Sturgeon, primo ministro scozzese, ha annunciato un secondo referendum per l’indipendenza della Scozia. Insomma, come scrisse Roy Williamson, membro de The Corries, nell’inno Flowers of Scotland:

Those days are past now

And in the past

They must remain

But we can still rise now

And be the nation again!”

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Exit della Brexit

Ma, se con la Brexit, i tempi dell’indipendenza scozzese sono forse ormai maturi, e la Catalogna pare insistere senza voltarsi più verso la Spagna, in Italia l’indipendentismo pare essere scomparso, con una Lega nemmeno più autonomista, quantomeno nelle parole del suo Líder Máximo Matteo Salvini, e un indipendentismo altoatesino ormai relegato alle provocazioni di Die Freiheitlichen.

Ma è davvero così? No. Anzi, soprattutto in Lombardia, ma anche in Toscana, per esempio, qualcosa si sta muovendo, pur rimanendo, per ora, qualcosa di nicchia, a differenza che in Veneto. Per saperne di più ho intervistato Matteo Baroni, bassista degli Apocryphal, band black metal, e degli Skorbutiks, band death metal, nonché coordinatore di Avanti Lombardia, movimento politico abbastanza recente.

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Apocryphal e Skorbutiks

Perché essere indipendentista nel 2017?

Perché l’autogoverno è il futuro: sia in chiave di “gestione politica”, sia in chiave europea. Gli stati nazionali che conosciamo oggi, rubando una citazione del mio collega di partito Roversi, sono dei “Frankenstein dei popoli”: sono sempre stati inadeguati alle esigenze reali delle varie popolazioni europee, in virtù delle loro strutture che troppo spesso racchiudono in un’unica entità statale (e nel caso italiano con l’aggravante di essere ultra centralista) popoli profondamente diversi tra di loro dal punto di vista delle esigenze sociali, politiche, culturali, economiche e linguistiche, e quindi non governabili con un’unica entità statale. La crisi odierna non è solo di carattere economico, ma soprattutto di carattere politico, in virtù dell’incapacità delle odierne strutture statali di affrontare i problemi reali in modo concreto. La risposta a questa crisi politica è “riappropriarsi del governo”, ossia l’indipendenza: creare un piccolo stato nuovo, con una nuova costituzione e un nuovo sistema maggiormente a immagine e somiglianza di un popolo e le sue esigenze reali. Indipendenza come occasione di una “grande riforma” che permetta di tornare a guardare al futuro.
Tutto questo discorso sarebbe una soluzione a tanti problemi anche in chiave europea: un’Europa fatta di tanti piccoli stati eliminerebbe la preminenza di uno o pochi stati più grandi su tutta l’Unione, e favorirebbe la creazione di una vera e propria Federazione Europea.

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Alcuni tra i principali territori europei in cui operano movimenti indipendentisti

Come si concilia l’indipendentismo con la globalizzazione? 

In verità credo che sia semplicemente una questione di volontà politica: quando un popolo proclama l’indipendenza, in fase costituente decide a maggioranza, tramite referendum, se prendere parte a quei trattati o a quelle strutture sovranazionali (come l’Unione Europea) che favoriscono la globalizzazione, la concorrenza e la libera circolazione di persone, merci e servizi.
Indipendenza non è sinonimo chiusura, ma volere un proprio stato, un proprio governo e delle proprie regole “a misura di popolo”.
Anzi, oggi è dimostrato che i piccoli stati sono maggiormente aperti al mondo e alle varie sfide che il mondo stesso presenta proprio perché i paesi più piccoli sono sempre più governabili e snelli dei grandi “stati nazione”, e sanno affrontare problemi e sfide in modo molto più veloce ed efficiente. Naturalmente ci sono le eccezioni (come la Grecia), ma si sa, le eccezioni, molto isolate in questo contesto, confermano la regola.

Personalmente non credo che i Lombardi siano in maggioranza nemici della globalizzazione, anche in virtù della forte presenza di imprese sul nostro territorio che esportano da sempre in Europa e in tutto il mondo e che quindi necessitano di essere legate al mondo che ci circonda. Certamente, c’è una parte di leghisti (il cui senso indipendentista/autonomista reale e concreto è tutto da provare) che vorrebbero una Lombardia (o Padania? O Italia? Ultimamente non si capisce un granché…) che ritorna ai dazi, fuori dall’Europa, dalla Nato… molto in chiave LePenista insomma. Personalmente ritengo che sia un approccio fallito e fallimentare: fallito perché gli indipendentisti che abbracciano queste tesi, non hanno mai conquistato la maggior parte della popolazione e quindi non hanno mai ottenuto nulla di concreto, nemmeno in chiave autonomista. Fallimentare perché non corrisponderebbe ai nostri interessi, già citati poche righe sopra. Non credo che sia un caso che tutti gli indipendentisti europei (soprattutto i Catalani) che hanno ottenuto risultati nel tempo siano anche convinti europeisti.

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Secondo Wikipedia, la Lombardia, nel 2013, aveva il secondo PIL tra le regioni europee (nonché il trentaduesimo al mondo, tra EAU ed Egitto, nel 2014)

Qual è il vostro rapporto con i movimenti indipendentisti sparsi per l’Europa? E con la Lega Nord? 

Il nostro movimento esiste da poco, meno di due anni, e stiamo ancora cercando di radicarci sul territorio, quindi non stiamo ancora lavorando dal punto di vista europeo, ma sarà sicuramente uno dei nostri obbiettivi nel futuro.
Riguardo alla Lega Nord, siamo in buoni rapporti con qualche rappresentante (pochi) sul territorio, ancora nostalgico di quella lega “anni ’90” maggiormente liberale, europeista e inclusiva che, per qualche misterioso motivo a me incompreso, resiste ancora all’interno della Lega. Ma è ovvio che tra noi e la Lega Nord la distanza è siderale.

Noi siamo indipendentisti e autonomisti che vogliono costruire un nuovo paese più libero, più leggero e rispettoso di tutte le esigenze politiche, economiche e culturali del territorio. La Lega oggi è nazionalista, antieuropeista, autarchica e a tratti xenofoba, per non parlare delle alleanze europee con il Front National (Marine Le Pen disse che Rajoy doveva “fermare con la forza” il percorso democratico indipendentista catalano). Ci può essere, oggettivamente, un solo punto d’incontro tra noi e loro? Io credo proprio di no. Certo, ogni tanto rispolverano gli slogan autonomisti, ma è solo un modo per smussare gli angoli alla loro “proposta” e per dare forza alle loro guerre interne al partito, per non parlare dei referendum autonomisti Lombardi e Veneti, ridotti a misere bandierine leghiste per le prossime campagne elettorali (ammesso che si facciano). Non sono credibili.

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Matteo Salvini e Marine Le Pen

Che cos’è Avanti?
Avanti è un movimento indipendentista e autonomista Lombardo nato nel Giugno 2015, dall’evoluzione dell’associazione Collettivo Avanti. Il nostro obbiettivo è di inserirci sempre di più nel dibattito politico per porci come alternativa ai partiti italiani ormai cotti e pieni zeppi di banale retorica populista, ma totalmente di privi di idee e programmi concreti per il futuro. Vogliamo partecipare alle elezioni e portare forme sempre più ampie di autonomia in Lombardia, fino all’indipendenza vera e propria, seguendo idealmente il percorso intrapreso dagli indipendentisti Scozzesi e Catalani.

Il modello di Lombardia che cerchiamo di portare avanti è quello federale, sul modello svizzero: come già accennato sopra, un nuovo stato europeo più libero, più leggero e rispettoso di imprese, famiglie e individui (oggi visti solo come un bancomat per lo stato italiano) e di tutte le esigenze politiche, economiche e culturali del territorio, che esalti le differenze e le specialità invece di deprimerle come accade oggi. Uno stato in cui la sovranità viene esercitata dal basso, con l’ausilio della democrazia diretta moderna a supporto di quella rappresentativa, in cui le provincie diventano sovrane e decidono quali poteri conferire allo stato e quali ai comuni secondo il “principio di sussidiarietà” secondo il quale se un ente inferiore è capace di svolgere bene un compito, l’ente superiore non deve intervenire, ma può eventualmente sostenerne l’azione. Ovvero l’esatto contrario del modello italiano, palesemente inefficace e inefficiente e inevitabilmente costoso e ultra-burocratico, come tutti i modelli centralisti.

Seppur con molti limiti causati dalla pesante e illiberale legislazione italiana, già oggi sarebbe possibile lavorare in direzione di una Lombardia svizzera.

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Logo di Avanti


Quale pensi possa essere il futuro dell’indipendentismo in Italia?
In Italia purtroppo vi è sempre stata molta divisione tra i movimenti indipendentisti e i rappresentanti nelle istituzioni sono ancora pochi proprio per questo motivo, ma il fermento e l’attivismo attorno all’idea indipendentista e autonomista continua ad aumentare e si stanno facendo passi avanti anche come collaborazione tra movimenti. Per esempio, in Sardegna e in Sicilia i movimenti indipendentisti hanno siglato un patto per potersi mettere insieme per le prossime regionali, sotto un’unica sigla. Mentre in altre zone, come il Veneto (dove però il sentimento continua a crescere e porta sempre più persone a manifestare o a partecipare ad eventi a tema), la situazione resta ancora frammentata in più movimenti.

Per quanto riguarda la Lombardia invece, a causa di una serie di fortunate coincidenze, abbiamo intrapreso da un anno a questa parte un percorso di collaborazione e confronto tra i 3 principali movimenti autonomisti e indipendentisti (noi di Avanti Lombardia, Prolombardia Indipendenza e il Fronte di Liberazione Fiscale), che potrebbe portare a piacevoli sorprese per il futuro dell’indipendentismo e autonomismo Lombardo.

Michele Radaelli

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