Anastasia: la vera storia di un mito

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Vi sono giorni in cui, nei dorati corridoi del Palazzo d’Inverno, risuona ancora la voce di Olga Alexandrovna – sorella dello zar di tutte le Russia, Nicola II – che chiama a squarciagola la sua “Malenkaya”, la sua nipotina preferita, la granduchessa Anastasia.

Ci sono notti in cui Minnie, un tempo fiera e altera imperatrice di Russia, consorte del grande Alessandro, uomo capace di piegare un rublo con due sole dita, non riesce a dormire. Ci sono notti in cui tutta la sua compostezza sembra sgretolarsi di fronte alle fotografie di suo figlio e della sua famiglia. Cosa ne è stato delle sue nipotine? Cosa ne è stato di Aleksej, così a lungo cullato e protetto? Cosa ne è stato del suo Nicky, cosa ne è stato di suo figlio?

Ci sono storie che tutti dovrebbero conoscere, ma che nessuno ha il coraggio di raccontare perché si sa, dare un nome alle cose significa in qualche modo farle diventare vere e chi ha voglia di dire che Nicola è morto? Chi ha voglia di dire che nessuna delle granduchesse conoscerà mai l’amore di un marito? Chi ha voglia di dire che il sipario, sulla grande casata dei Romanov, si è definitivamente chiuso?

Olga e Minnie moriranno senza sapere cosa sia successo alla loro famiglia. Moriranno con il cuore colmo di malinconia e non per gli ori e per lo sfarzo, ricordo di tempi lontani, ma per quegli affetti che nulla ridarà mai loro.

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La Russia aveva bisogno di una rivoluzione, il popolo la esigeva da tempo, per le strade gelide di Mosca si vociferava da tempo che presto le aquile sarebbero cadute. Eppure c’è forse qualcosa in grado di calmare il vecchio e malandato cuore di una madre e di una nonna?

Nel 1997 uscì nelle sale di tutto il mondo il film Anastasia, che ottenne l’approvazione unanime della critica e degli spettatori. Tutti rimasero incantati da quella figura di donna forte e coraggiosa, intelligente e spregiudicata che ci terrà incollati per anni  allo schermo sognando il grande amore con il bel Dimitri.

Tutte le bambine del mondo si sono identificate in lei e nei suoi grandi occhi blu, tutte hanno cantato a squarciagola – commozione permettendo – sulle note di “Upon a December”. Ma mentre noi, bambine spensierate e comode, infagottate nei nostri pigiamoni di pile rosa, trascorrevamo le domeniche pomeriggio a imitare i passi di balli di altri tempi, di lei, di Anastasia, cosa rimaneva? Vorrei stringere in un abbraccio tutte le bambine che hanno sperato che la loro eroina fosse viva e felice da qualche parte del mondo, contornata dagli affetti più cari. Vorrei stringere queste bambine e dire loro che purtroppo a volte la vita è un po’ più brutta di come ci viene raccontata nelle favole e nei cartoni animati.

Anastasia era il cuore pulsante di una famiglia unita e amorevole. Era la quarta figlia  dello zar Nicola II e di sua moglie Alessandra.

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Di carattere allegro e impertinente, era senza ombra di dubbio la più vivace. Molto legata al padre, cui rassomigliava anche nei lineamenti del volto, era paffuta e di bassa statura, con gli occhi blu, gli occhi dei Romanov, e i capelli coloro biondo ramato come la madre. Una governante, Margaretta Eagar, la descrisse come la bambina più carismatica che avesse mai visto.

Anastasia era un vero giullare di corte. Una sera, durante una cena ufficiale, si infilò sotto al tavolo e prese a solleticare le gambe di un ambasciatore. Un pomeriggio d’inverno, invece, mentre giocava a palle di neve, ferì la sorella maggiore Tatiana, tirandole della neve “condita” con una pietra. Ma, a dispetto delle apparenze, era anche una ragazzina molto matura per la sua età e parecchio umile. Durante la prima guerra mondiale, mentre le sorelle maggiori Olga e Tatiana prestavano servizio con la madre come infermiere, lei si dilettò con la sorella Maria nella preparazione di numerosi medicinali.

Anastasia adorava i fiori, arrampicarsi sugli alberi (da cui scendeva solo sotto ordine paterno), i bagni in mare e la compagnia della sua Maska. Le due sorelle infatti, sebbene i caratteri diametralmente opposti, erano tra loro molto legate.

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Cosa rimase di questa bambina felice e spensierata, dopo la rivoluzione? Non ci è dato sapere molto. La zarina Alessandra, in quelli che furono gli ultimi giorni di prigionia, ordinò alle figlie di bruciare la corrispondenza e i diari per tutelare la loro privacy dalle continue incursioni di Jurosky. Siamo sicuri che non percepì tutto così chiaramente come la sorella Olga, ma sappiamo che il suo temperamento focoso si spense piano piano.

Tra le quattro sorelle, quella a tenere maggiormente testa alle guardie fu Maria. La bella Maska celava dietro i delicati e angelici tratti il carattere autoritario e forte del nonno Alessandro e un pomeriggio, quando una guardia entrò in camera loro senza preavviso, lei, stanca e snervata dai continui soprusi, si denudò chiedendo all’intruso se per caso avesse ancora qualcosa da guardare o se potesse far loro la cortesia di andarsene.

In quella terribile notte del luglio 1918, la notte che strappò al mondo il sorriso di tante anime innocenti, morì anche Anastasia, per lei non ci fu alcuna via di fuga. Per Anastasia non ci fu alcun lieto fine. Morì tra le braccia della sorella Maria, ma morì così come era cresciuta, come una ragazza coraggiosa, tentando di far da scudo, con il suo stesso corpo, a quella che oltre a essere sangue del suo stesso sangue era anche la sua migliore amica. Anastasia muore a soli 17 anni, sotto i fatali colpi di baionetta, mentre con una forza di cui non saprei dirvi l’origine, guardava in viso i suoi assassini e li perdonava per il male che stavano facendo.

Anastasia dal 2000 è santa e con lei lo è tutta la sua famiglia.

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Quello che ci rimane di lei non è un carillon o una canzone dal testo commovente: di lei ci rimangono i suoi disegni colorati, gli abitini bianchi, le note fresche del suo profumo preferito e i sorrisi che non fece mai mancare a nessuno. Anastasia non fu mai donna perché questa possibilità le venne brutalmente strappata, ma sono sicura che se la sua storia fosse stata diversa lei avrebbe continuato a sorridere e a far sorridere chi le stava intorno.

Da oggi, vi prego, quando penserete a lei, non associatela alla ragazza del cartone animato ma a quella bambina che già nei primi anni del ‘900 si faceva i selfie allo specchio e si travestiva da pirata. Anastasia merita di essere ricordata per la sua grande voglia di vivere. Pensate a lei ogni volta che fate una cosa sciocca o che vi impelagate nell’ennesima brutta figura; pensate a lei quando inciampate nei tacchi come fece lei in occasione di uno dei balli cui prese parte; pensate a lei quando stringete la mano della vostra migliore amica. Forse, in questi casi, una parte di lei continuerà davvero a vivere per sempre.

Ad Anastasia, alla mia piccola e splendida “shvibzik”, con la speranza che ovunque tu sia, oggi sia felice.

Soraya Galfano

Un commento

  1. paolo uccello

    cara amica,dimostri un carattere sensibile e romantico oltre che maturo,leggerti e stato piacevole ma triste,sono un vecchio uomo di 73 anni ma una goccia di pioggia e scesa sulla mia gota.io ho amato e amo questa famiglia imperiale,x il loro essere ,il loro stile ,educazione e cultura queste belle cose dopo la rivoluzione d ottombre sono state cancellate distrutte,rese amare .il bolscevimo e stato il grande satana finche e esistito sino al 1991,anni poi non lontani da noi.rivoluzione?come quella francese?il popolo purtroppo non ne ha trovato vantaggio come sempre ma le ha subite.non voglio dilungarmi sulle motivazioni……………fai caso pero ad un fatto tutti i re o imperatori secondi,nicolajev ii,francesco ii,umberto ii hanno visto la fine della propria casata.xche?tutti erano piu che imperatori o re fondamentalmente borghesi,religiosi e di animo nobile.con i loro ascendenti non sarebbe successo.la loro colpa essere troppo morbidi.un tenpo un czar entro nella sua reggia a cavallo seguito dai suoi cosacchi e trucido chi voleva deporlo,il paradiso sta all ombra delle spade se non hai le spade x difenderlo il paradiso sara perduto.onore e gloria alla grandissima e nobilissima stirpe dei romanow…….le aquile ritorneranno basta solo aspettarle.wiva il piccolo padre di tutte le russie.

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