The Love Witch

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Le arti  divinatorie ci indicano la via verso il futuro, ci aprono nuovi scenari e disegnano nuove eccitanti incertezze. L’evoluzione delle arti visive è un argomento interessante soprattutto pensando a come molto spesso ha immaginato il suo, e il nostro, futuro. Da quella fatidica missione Apollo sono seguiti circa 60 anni di vivide e scintillanti proiezioni futuristiche dove navicelle multi funzione, tute catarifrangenti e orecchie temperate hanno fatto da padrone. E’ buffo tuttavia realizzare che l’avvenire immaginato risponda più a una curiosa seduta spiritica dove, a venir riesumati sono stili ed estetiche retrò,  fotogrammi e palette d’antan baciati dal caldo sole di Acapulco, abbronzate visioni della New Hollywood. Esiste un nuovo capitolo di gustoso necrofilismo, una manipolazione temporale degna di un sofisticato numero di illusionismo, dove il presente viene bandito per tornare alla dimensione del sogno, del cinema imbastito da dettagli e citazioni.

Anna Biller è una illusionista indipendente che realizza magie per il grande schermo, nata e cresciuta a Los Angeles da genitori coinvolti nel campo delle arti visive. La sua tavolozza impasta con giusto equilibrio il color lacca con gli ambrati toni dell’ocra e della pria negra, illuminando poi il tutto con delicati accenti di cinabrese. Il suo lavoro tuttavia, anche se lo potrebbe sembrare, non è di origine pittorica, ma, come accennato in precedenza, presta il suo genio all’opera cinematografica, operazione in cui viene aiutata dall’esperienza del suo storico collaboratore M David Mullen, direttore della fotografia dall’occhio sofisticato ed attento.

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La produzione della Biller si concentra su una divertente e divertita operazione di satira stilistica dai toni femministi, parate colorate e irriverenti che citano, a ritmo mitragliante, i cult di genere degli anni sessanta e settanta. Nonostante la sua produzione sia attiva sin dalla metà degli anni 90′, è nel 2007 con il lungometraggio Viva che arriva la sua consacrazione ad autrice di largo consenso, percorso che culminerà poi nel 2016 con The Love Witch, pellicola che intreccia il thriller con l’horror pur nutrendo ambizioni e suggestioni alla Jacques Demy. Non parliamo ovviamente di musical quanto di un uso virtuoso della macchina scenica, della cura e del rispetto dato al singolo fotogramma, della forma al di sopra dell’azione.

Prendendo congedo dalla filosofia ci si ritrova tra le mani un garbato gioiello narrativo, la scoperta della natura omicida dell’amore per mano di Elaine, una fattucchiera giovane e sexy che, facendo ricorso alle pratiche magiche, seduce e ossessiona, accende e distrugge il suo maschio alfa. Il ruolo della protagonista vive grazie alle forme e alla bravura di Samantha Robinson, attrice che offre una performance genuina e senza sbavature, un vero braciere di vitalità e fascino, una pantera eternamente folle ed eternamente sexy. Buoni tutti i comprimari che non tradiscono alcuna goffaggine ma che anzi abbracciano con la giusta disinvoltura un plot tanto surreale e onirico dove tutto è metafora della bizzarra guerra dei sessi e dove la stregoneria è la stigmate centrale della misoginia virile.

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Dopo tortuose avventure, e numerosi festival, la pellicola viene editata in una lussuosa edizione Blu Ray dalla Oscilloscope Laboratories, importante casa promotrice di cinema indipendente che permette a tutti gli appassionati di poter godere di questo meticoloso lavoro di messa in scena. I cultori di certo cinema apprezzeranno senz’altro che The Love Witch sia stato tra gli ultimi titoli a essere diffuso e distribuito in 35 mm, scelta dovuta principalmente alla resa del colore e alla grana dell’immagine.

Lo scrittore Roberto Gervaso diceva che il futuro ci riserverà un altro passato e io mi compiaccio di questa tendenza presente.

Fabrizio Botto

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